Egitto: iniziano le operazioni nel giacimento di Raven

Pubblicato il 27 aprile 2021 alle 15:03 in Africa Egitto

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La società britannica British Petroleum ha annunciato, il 26 aprile, l’avvio delle operazioni presso il giacimento di gas egiziano di Raven, il quale si prevede raggiungerà una capacità di produzione massima pari a 900 milioni di piedi cubi al giorno.

In tal modo, la compagnia britannica ha dato inizio alla terza fase di un progetto più ampio, il cosiddetto West Nile Delta gas project, il quale include cinque giacimenti di gas, situati al largo delle coste della città egiziana di Alessandria e nei blocchi offshore nella regione del Mediterraneo Occidentale. L’intero progetto, del valore di 9 miliardi di dollari, vede la partecipazione di British Petroleum per l’82.75% delle quote, mentre la tedesca Wintershall Dia possiede il restante 17.25%. In totale, il progetto comprende 25 pozzi, che producono gas nell’impianto onshore tramite tre collegamenti sottomarini a lunga distanza. Gli impianti onshore hanno una capacità totale di trattamento del gas di circa 1,4 miliardi di piedi cubi al giorno, tutti forniti alla rete nazionale egiziana.

Prima di Raven, sono stati i giacimenti di Taurus/Libra e Giza/Fayoum a iniziare le attività di produzione, rispettivamente nel marzo 2017 e nel mese di febbraio 2019, già collegati alla rete nazionale di gas. Poi, il 26 aprile 2021, è stato il turno di Raven. Al momento, tale giacimento è in grado di produrre 600 milioni di piedi cubi di gas al giorno, ma, nella fase di picco, potrà raggiungere quota 900 milioni, oltre a produrre 30.000 barili di condensato. Non da ultimo, con l’avvio di Raven, sarà la capacità produttiva delle strutture onshore dell’intero progetto ad aumentare, toccando 1.4 milioni di piedi cubi al giorno.

Nel commentare l’inizio delle operazioni, l’amministratore delegato della British Petroleum, Bernard Looney, ha affermato che il completamento di un’altra fase del progetto, nonostante le diverse sfide, sta a indicare l’impegno a lungo termine della compagnia britannica nei confronti dell’Egitto e le “relazioni eccellenti” con i propri partner e con il governo del Cairo. Il West Nile Delta project, a detta di Looney, contribuirà a soddisfare la crescente domanda di energia del Paese Nord-africano, attraverso forniture di gas a prezzi competitivi, ricavate dalle risorse dell’Egitto stesso. Anche l’amministratore delegato della controparte tedesca, Mario Mehren, ha sottolineato il valore strategico del progetto per la sicurezza egiziana in materia di energia.

Da tempo l’Egitto sogna di diventare un polo regionale per il commercio e l’esportazione di gas naturale verso l’Europa. Al contempo, la sua “indipendenza” a livello di gas sostiene le riserve monetarie estere, su cui Il Cairo si basa per l’importazione della maggior parte dei propri fabbisogni. In tale quadro, risale al 23 marzo scorso la dichiarazione del governo del Cairo con cui era stato riferito che le esportazioni di gas naturale liquefatto del Paese erano aumentate di 1.6 miliardi di metri cubi nell’ultimo trimestre del 2020. In precedenza, il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, aveva dichiarato che l’aumento della produzione di gas naturale da tutti i giacimenti avrebbe fornito al governo circa 3,6 miliardi di dollari all’anno.

Ad oggi, il Paese Nord-africano è in grado di rispondere alla crescente domanda interna di energia, rispondendo soprattutto alle esigenze delle centrali elettriche alimentate a gas naturale, che sono responsabili della produzione di circa il 75% dell’elettricità totale prodotta in Egitto. Tuttavia, sono diversi gli impianti egiziani che hanno visto diminuire le proprie attività negli ultimi anni, a causa del calo della produzione locale e della conversione del Paese a importatore di gas, ma il giacimento di Zohr e le scoperte della British Petroleum nel Delta del Nilo hanno sostenuto i piani volti a ottenere un surplus di durante il 2020.

L’Egitto è situato in una posizione strategica ed è dotato di un’infrastruttura energetica composta altresì da due stazioni di liquefazione di gas, poste a Idku e Damietta, da cui esporta gas verso i mercati globali. Inoltre, negli ultimi anni, è stata scoperta una serie di giacimenti di gas, risultata essere fondamentale per integrare il gas importato dai giacimenti di Cipro e Israele. Il più grande è il giacimento di Zohr, scoperto nel Mediterraneo nell’agosto 2015. Le sue riserve, alla fine del 2019, erano stimate a 30 trilioni di piedi cubi e la sua produzione ammontava a 2.7 miliardi di piedi cubi al giorno. Grazie a tale giacimento, l’Egitto è tornato alla ribalta nel mercato delle esportazioni.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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