Burkina Faso: tre europei uccisi in un’imboscata

Pubblicato il 27 aprile 2021 alle 16:52 in Burkina Faso Europa

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Due cittadini spagnoli e un cittadino irlandese che erano stati rapiti da un gruppi di uomini armati nel Burkina Faso orientale sono deceduti, secondo quanto riferito il 27 aprile da fonti interne ai servizi di sicurezza locali. 

Il rapimento è avvenuto il 26 aprile, a seguito di un’imboscata tesa ad una pattuglia anti-bracconaggio effettuata da un gruppo di uomini armati a bordo di due pick-up e di una decina di motociclette. Le fonti locali, citate dal quotidiano France24, hanno riferito che gli aggressori sono fuggiti dopo aver sequestrato veicoli e armi, dopo l’attacco. I cittadini europei deceduti erano in viaggio con i ranger da circa una settimana. Due di loro erano giornalisti e uno era un addestratore. La pattuglia stava conducendo la sua prima missione nel Parco Nazionale di Arly, dopo aver terminato un programma di addestramento contro il bracconaggio di sei mesi.

A proposito dell’accaduto, il ministro degli Esteri spagnolo, Arancha Gonzalez Laya, ha dichiarato che i due corpi trovati in Burkina Faso sembrano essere quelli di una coppia di giornalisti spagnoli, che si trovavano nel Paese africano per girare un documentario. Tuttavia, le autorità di Madrid sono ancora in attesa di una conferma definitiva. “La situazione è confusa”, ha dichiarato Laya in una conferenza stampa, tenutasi lo stesso 27 aprile, aggiungendo di essere in costante contatto con le autorità del Burkina Faso, che hanno fornito le informazioni sui corpi degli stranieri deceduti tramite l’ambasciata spagnola in Mali.

Inoltre, due soldati feriti nell’attacco e trasportati in un ospedale militare di Ouagadougou hanno raccontato alla stampa di essere stati assaliti da un gruppo di militanti jihadisti. Entrambi hanno insistito sulla necessità di mantenere l’anonimato perché non erano autorizzati a parlare con la stampa. Secondo il loro racconto, gli aggressori superavano in numero la loro pattuglia, formata da 15 persone. I due testimoni hanno aggiunto che, quando sono finiti nell’imboscata dei militanti, hanno cercato di proteggere i cittadini europei che erano con loro. Tuttavia, a seguito di uno scontro a fuoco, si sono resi conto che i tre erano scomparsi. “Eravamo scoraggiati. È come se uscissi di casa con 10 persone, andassi a lavorare e poi tornassi a casa con otto persone. Cosa dici alle famiglie di quelle due persone?”, ha dichiarato uno dei due. 

Durante il 2020 sono stati registrati 1170 attacchi riconducibili ai gruppi islamisti, tra Burkina Faso, Mali e Niger. Il dato rappresenta un aumento del 44% rispetto all’anno precedente e sancisce una crescita ininterrotta della violenza dal 2015 nella regione desertica africana del Sahel. Di conseguenza, anche le vittime accertate a causa di azioni ad opera di gruppi estremisti islamici africani sono aumentate notevolmente rispetto al 2019, arrivando ad un totale di 4.122 decessi, corrispondenti a circa il 57% in più rispetto all’anno precedente.

Per lungo tempo risparmiato dai gruppi armati attivi nel Sahel, il Burkina Faso, uno dei Paesi più poveri del mondo, è divenuto bersaglio dei movimenti jihadisti in seguito alla caduta dell’ex presidente Blaise Compaore, nell’ottobre 2014. I militanti, alcuni legati ad al-Qaeda, altri allo Stato Islamico, hanno cominciato a infiltrarsi nel Paese dalle regioni del Nord, al confine con il Mali e con il Niger. Da lì, si sono poi spostati in altre direzioni, soprattutto nell’Est del Paese. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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