Putin firma un decreto sulle contromisure alle azioni ostili di altri Stati

Pubblicato il 26 aprile 2021 alle 8:40 in Russia

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Il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, ha firmato un decreto sulle contromisure alle azioni ostili degli Stati stranieri. Il documento è stato pubblicato, il 23 aprile, sul sito web del Cremlino.

Stando al testo, le missioni diplomatiche, le istituzioni consolari e gli uffici delle istituzioni governative di Paesi stranieri che agiscono in “modo ostile” contro Mosca, i cittadini russi o le persone giuridiche dovranno affrontare restrizioni, o anche un divieto totale, se necessario, in termini di assunzione di cittadini russi. A tal proposito, il Governo della Federazione ha il compito di definire il numero di individui che possono essere impiegati da missioni estere. Inoltre, i contratti di lavoro con gli individui in eccesso del numero stabilito dall’esecutivo che sono stati firmati prima dell’entrata in vigore del decreto devono essere terminati. Tuttavia, le restrizioni non sono applicabili ai cittadini di “Stati ostili” che arrivano da tali nazioni come dipendenti di missioni diplomatiche, istituzioni consolari e uffici di istituzioni governative dei corrispondenti Stati stranieri ostili.

Parallelamente, il Governo russo ha il compito di redigere un elenco di “Paesi stranieri ostili” soggetti a queste misure e di garantire il controllo sul rispetto dei diritti dei lavoratori dei cittadini russi in caso di risoluzione dei loro contratti ai sensi del decreto. Secondo il documento, tale misura è orientata a “proteggere gli interessi e la sicurezza della Russia ai sensi delle leggi federali n.281-FZ sulle misure economiche speciali e sulle misure di esecuzione del 30 dicembre 2006 e n.127-FZ sulle contromisure alle azioni ostili degli Stati Uniti e degli altri Stati esteri del 4 giugno 2018”.

Il decreto è entrato in vigore il giorno della sua pubblicazione ufficiale, ovvero il 23 aprile, e sarà valido fino a quando le contromisure non saranno annullate.

Tale mossa va inquadrata in un contesto di crescenti “crisi diplomatiche” tra la Federazione Russa, gli Stati Uniti e l’Unione europea, le quali hanno portato all’espulsione di numerosi diplomatici dai rispettivi Paesi. L’inizio delle tensioni risale allo scorso 5 febbraio, quando il Ministero degli Affari Esteri di Mosca ha dichiarato “persona non grata” tre diplomatici provenienti da Germania, Polonia e Svezia. L’accusa mossa dalla Russia è di aver partecipato a proteste non autorizzate in supporto dell’oppositore russo Alexei Navalny, il 23 gennaio precedente, sia nella capitale sia a San Pietroburgo. In seguito, il 10 febbraio scorso, i tre Paesi europei hanno contraccambiato allontanando funzionari di Mosca.

Tra i casi più eclatanti, lo scorso 31 marzo, due funzionari russi sono stati espulsi dall’Italia in relazione alla vicenda della vendita di informazioni militari riservate, operata da parte di un ufficiale della Marina italiano. Più di recente, il 15 aprile, gli Stati Uniti hanno espulso 10 diplomatici russi da Washington come parte di un pacchetto di sanzioni imposte contro Mosca per presunte accuse di cyber-hacking. In risposta, il 21 aprile, il Ministero degli Affari Esteri della Federazione Russa ha dichiarato “persona non grata” 10 diplomatici statunitensi, ordinando loro di lasciare il Paese entro il 22 maggio.

Infine, il 19 aprile, la Repubblica Ceca ha annunciato l’espulsione di 18 diplomatici russi dalla nazione in relazione alle accuse di coinvolgimento nell’esplosione di Vrbetice, avvenuta del 2014. Reciprocamente, il 19 aprile, Mosca ha dichiarato 20 funzionari dell’Ambasciata ceca nella Federazione “persona non grata”. Le tensioni si sono poi acuite il 22 aprile, dopo che il Governo della Repubblica Ceca ha deciso di espellere 63 dipendenti dell’Ambasciata russa a Praga, giustificando la mossa come un tentativo di ridurre il numero di dipendenti dell’Ambasciata della Federazione Russa nel Paese, per corrispondere al numero di diplomatici cechi a Mosca.

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Mariela Langone

di Redazione

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