Russia: la Banca Centrale aumenta il tasso di riferimento al 5%

Pubblicato il 26 aprile 2021 alle 9:12 in Russia

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Per la seconda volta consecutiva, il 23 aprile, la Banca Centrale della Federazione Russa ha aumentato il tasso di riferimento di 0,50 punti base, dal 4,5% al 5% annuale. Il tasso di crescita dei prezzi al consumo e le aspettative inflazionistiche dei cittadini e delle imprese restano elevati, nonostante la ripresa della domanda stia diventando più stabile e in diversi settori stia superando l’espansione della produzione. Pertanto, la Banca valuterà la possibilità di incrementare ulteriormente il tasso di riferimento nelle prossime riunioni. In media, nel 2021, l’indicatore sarà compreso nell’intervallo del 4,8%-5,4%.

Stando a quanto riferito dall’autorità di regolamentazione di Mosca, l’aumento del tasso di riferimento stimolerà l’attrattiva dei depositi, proteggerà il potere d’acquisto dei risparmiatori e garantirà una crescita del credito equilibrata. Di fatto, il tasso di interesse massimo medio sui depositi di rubli nelle 10 maggiori banche della Federazione Russa, che attirano il maggior volume di depositi, è salito al 4,63% nei primi dieci giorni di aprile 2021.

Il tasso di riferimento, o tasso chiave, è l’interesse con cui le Banche Centrali emettono prestiti alle banche commerciali. In particolare, si tratta del tasso massimo con il quale accetta i depositi dalle banche. Il Consiglio di Amministrazione dell’autorità di regolamentazione di Mosca fissa il tasso di riferimento nel corso di riunioni regolari, e tutti gli altri tassi delle operazioni della Banca sono legati ad esso. Il suo cambiamento dipende dalla situazione economica del Paese, ed è principalmente vincolato al target inflazionario del 4%. Tale variazione, a sua volta, incide sulle fluttuazioni dei prezzi, sul tasso di cambio del rublo e su tutti i rendimenti bancari.

In tale quadro, più il tasso è basso, più i prestiti della Banca Centrale sono abbordabili per le banche commerciali. Ciò, pertanto, rende i prestiti più accessibili, anche per le imprese. Ne consegue che tali dinamiche possono contribuire alla crescita economica del Paese, in quanto le aziende hanno accesso a denaro a basso costo e possono prenderlo in prestito per espandere la propria produzione.

Allo stesso tempo, però, i tassi di prestito bassi tendono ad essere associati a tassi di deposito bassi. Di conseguenza, questi ultimi risulterebbero meno attraenti per i cittadini. Inoltre, la riduzione dei tassi sui prestiti può portare a un aumento del carico di debito della popolazione. Analogamente, il rublo a buon mercato non è redditizio per le imprese che acquistano materie prime o componenti per valuta estera, in quanto si ritroverebbero a fronteggiare costi maggiori. Il deprezzamento del rublo, poi, causa prezzi più elevati per le merci importate e fa salire il rischio di inflazione.

È rilevante monitorare il tasso di riferimento di un Paese in quanto questo incide sulla domanda attraverso i tassi di interesse nell’economia e, in ultima analisi, tramite l’inflazione. Se il tasso chiave è alto, aumenta l’interesse sui prestiti, e la popolazione tende a rimandare il consumo, facendo contrarre la domanda. Ciò riduce l’inflazione ma rallenta la crescita economica. In termini di inflazione, la Federazione Russa persegue una politica monetaria molto rigorosa. La priorità di Mosca è di assicurare la stabilità dei prezzi e, di conseguenza, un’inflazione bassa sostenibile. Per questo motivo, la Banca di Russia cerca sempre di mantenere il livello quanto più vicino all’obiettivo del 4%. Tale politica viene chiamata “targeting di inflazione”.

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Mariela Langone

di Redazione

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