Libia: confermata l’apertura dei nuovi consolati italiani

Pubblicato il 26 aprile 2021 alle 8:35 in Italia Libia

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Al termine della sua visita in Italia, la ministra degli Esteri del governo di unità nazionale libico, Najla al-Mangoush, ha confermato la ripresa dei voli tra Italia e Libia e l’apertura di un consolato a Bengasi, a cui se ne aggiungerà un altro onorario a Sebha, volto a facilitare le procedure per i visti. Nel frattempo, in Libia, l’incontro del governo previsto per lunedì 26 aprile è stato rinviato.

Nel corso di un discorso televisivo, al-Mangoush, la quale rappresenta la prima donna libica a guidare il Ministero degli Esteri, ha affermato che, nel corso della sua visita a Roma, svoltasi dal 22 aprile, è stata concordata, con le controparti italiane, la riapertura dello spazio aereo, con la conseguente ripresa dei voli dall’Italia verso il Paese Nord-africano, operati dalla compagnia Alitalia. Come anticipato dal ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, Roma si è poi impegnata ad aprire un proprio consolato sia a Bengasi sia a Sebha, nella regione meridionale del Fezzan. Parallelamente, al-Mangoush ha dichiarato che la sua visita in Italia ha avuto come obiettivo la riattivazione dell’Accordo di amicizia siglato nel 2008. A tal proposito, la ministra ha riferito che le discussioni con le diverse personalità italiane incontrate sono state produttive, soprattutto per quanto riguarda il potenziamento dei servizi destinati alla popolazione libica e l’inizio dei lavori per la strada costiera che collegherà Musaid a Ras Agedir. I colloqui italo-libici, è stato poi specificato, hanno riguardato iniziative di cooperazione anche in materia di immigrazione illegale, controllo delle frontiere meridionali e sostegno e addestramento della Guardia Costiera libica.

Sono state molteplici le personalità e i ministri italiani incontrati da al-Mangoush nel corso della sua visita a Roma, che l’ha vista impegnata anche in un incontro in Parlamento. Tra questi la ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese, con la quale sono stati affrontati dossier di mutuo interesse, come quello relativo all’immigrazione e alla lotta alle organizzazioni criminali. Da parte italiana è stata ribadita la necessità di potenziare le relazioni tra Italia e Libia. Roma, in particolare, ha confermato che adotterà una strategia “ampia e articolata” nelle relazioni con il nuovo governo di unità nazionale libico, il quale ha il compito di guidare la Libia in una fase di transizione, fino alle elezioni del 24 dicembre 2021. Tale periodo, è stato sottolineato, sarà cruciale per garantire stabilità in Libia. Roma, infine, si è detta disposta a collaborare con il Paese Nord-africano in materia di sicurezza e di contrasto alla minaccia terroristica.

La fase di transizione in Libia ha avuto ufficialmente inizio con le elezioni del 5 febbraio scorso, svoltesi, sotto l’egida dell’Onu, all’interno del Forum di Dialogo Politico. Queste hanno portato alla nomina di nuove autorità esecutive, Abdul Hamid Dbeibah alla guida del nuovo esecutivo e Mohamed al-Menfi a capo del Consiglio presidenziale. Parallelamente, è stato formato un nuovo governo “di tutti i libici” che ha formalmente posto fine alla separazione tra il governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), riconosciuto a livello internazionale, e il governo parallelo con sede a Tobruk.

Per lunedì 26 aprile era previsto un incontro di gabinetto a Bengasi, nell’Est libico, il terzo dalla formazione del nuovo esecutivo e il primo nella regione orientale, a cui avrebbero dovuto partecipare ministri del governo, ministri di stato e vice primi ministri. Fonti locali hanno riferito al quotidiano al-Arabiya che questi sono stati accompagnati anche da decine di guardie volte a garantire la sicurezza della delegazione. Tuttavia, il meeting è stato rinviato per ragioni non chiarite dai canali ufficiali. Fonti di al-Jazeera hanno rivelato che, in realtà, ad aver ostacolato l’organizzazione della seduta sono stati uomini armati e civili fedeli al generale dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), Khalifa Haftar, i quali hanno impedito a una delegazione governativa di entrare a Bengasi dopo l’atterraggio del loro aereo presso l’aeroporto di Benina. Mentre alcuni hanno affermato che l’episodio è stato conseguenza della situazione di precaria sicurezza nella città orientale, di fatto ancora controllata da Haftar e dai gruppi a lui affiliati, altri hanno messo in luce come il rinvio dell’incontro governativo celi delle divergenze interne al nuovo esecutivo non ancora del tutto risanate, ed evidenzia come la Libia sia ancora lontana dal raggiungere quel pieno consenso auspicato.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione