Iraq: l’incendio nell’ospedale Covid alimenta la rabbia della popolazione

Pubblicato il 26 aprile 2021 alle 11:03 in Iraq Medio Oriente

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L’incendio presso un ospedale Covid di Baghdad, oltre a provocare almeno 82 morti e 110 feriti, ha alimentato la rabbia della popolazione irachena, la quale ha messo in luce la perdurante corruzione e la negligenza che caratterizza il governo iracheno.

L’episodio, definito da più parti una “tragedia”, ha avuto luogo nella notte tra il 24 e il 25 aprile, presso l’ospedale Ibn al-Khatib della capitale irachena, destinato a pazienti affetti da Coronavirus. Sino ad ora, le autorità hanno escluso la matrice dolosa dell’incendio, il quale si pensa sia stato provocato da un guasto in un deposito di bombole di ossigeno all’interno di un reparto di terapia intensiva. Si tratta, però, di semplici ipotesi ancora da accertare. Una fonte della Protezione civile ha spiegato che erano 120 i posti letto all’interno della struttura, ma al momento dell’incendio vi erano altresì diversi familiari dei pazienti. Le fiamme, a detta della medesima fonte, potrebbero essersi propagate a causa della mancanza di un sistema di protezione antincendio e dai materiali facilmente infiammabili con cui sono stati costruiti i controsoffitti. Inoltre, la maggior parte delle vittime ha perso la vita quando i soccorritori hanno staccato i ventilatori per mettere i pazienti al sicuro. Altri sono deceduti perché soffocati dal fumo, mentre sono stati 90 gli individui salvati.

Nella stessa giornata del 25 aprile, decine di familiari delle vittime e giovani iracheni hanno mostrato la propria indignazione protestando davanti all’ospedale dato alle fiamme e in altre zone di Baghdad, mettendo in luce le condizioni precarie dei servizi pubblici e chiedendo le dimissioni del ministro della Salute, Hassan al-Tamimi.

Da parte sua, il primo ministro iracheno, Mustafa al-Kadhimi, ha risposto sospendendo il ministro al-Tamimi dalle sue funzioni, il quale verrà interrogato nel corso delle indagini su quello che è stato definito un “crimine”. In particolare, sarà una commissione, presieduta dal ministro dell’Interno Othman al-Ghanimi, a condurre un’inchiesta per comprendere quanto accaduto e identificare i responsabili da portare davanti alla giustizia. Si prevede che verranno ascoltate anche il governatore di Baghdad, Mohammed Jaber, e altre autorità del settore sanitario e funzionari responsabili della manutenzione. Stando a quanto riportato dal premier, i risultati delle indagini saranno presentati al governo entro cinque giorni. Nel frattempo, il direttore dell’ospedale e altri dipendenti sono stati arrestati, e, secondo quanto stabilito dal Consiglio giudiziario supremo, verranno trattenuti fino al completamento delle indagini. Parallelamente, per lunedì 26 aprile, il Parlamento ha convocato una sessione straordinaria.

È stato il presidente iracheno, Barham Salih, tra i primi ad affermare che l’incendio presso l’ospedale Ibn al-Khatib è indice della “distruzione” delle istituzioni statali, a sua volta provocata da corruzione e cattiva gestione, che caratterizzano il Paese da anni. Il sistema sanitario iracheno è in uno stato di deterioramento a causa di decenni di sanzioni internazionali, guerre e abbandono da parte delle autorità, il che desta preoccupazione soprattutto in un momento in cui l’Iraq deve continuare a far fronte alla pandemia di Covid-19.

Inoltre, come riportato dal quotidiano al-Arab, l’episodio ha alimentato ulteriormente la rabbia della popolazione irachena, sempre più consapevole della corruzione dilagante tra le articolazioni statali, associata alla negligenza della classe politica al potere e all’incuria di strutture fatiscenti. Tale scenario, riporta il quotidiano, rappresenta un altro tipo di “terrorismo” che minaccia la vita della popolazione irachena. Quanto accaduto all’ospedale Ibn al-Khatib ha poi riportato alla mente l’incendio dell’ospedale di Yarmouk, verificatosi il 10 agosto 2016, che causò la morte di 13 neonati, oltre all’incidente del 21 marzo 2019 nel fiume Tigri, dove un traghetto affondò provocando circa 100 morti. Per la popolazione irachena, poi, non vi è differenza tra incidenti di tal tipo e le esplosioni che continuano a verificarsi presso depositi di armi o come conseguenza di attentati terroristici. Tutto, racconta al-Arab, è visto come la conseguenza diretta della debolezza dell’apparato statale e del disprezzo delle autorità verso la vita e il destino del popolo iracheno.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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