Gerusalemme: Israele apre la “Porta di Damasco”, ma continuano i raid da Gaza

Pubblicato il 26 aprile 2021 alle 9:51 in Israele Palestina

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Dopo circa 13 giorni di violente manifestazioni, le forze di polizia israeliana hanno riaperto l’area circostante alla Porta di Damasco, a Gerusalemme, uno dei principali accessi alla spianata della moschea situata nella Città Vecchia. Tuttavia, l’esercito di Israele ha riferito, all’alba di lunedì 26 aprile, di aver monitorato il lancio di tre razzi provenienti dalla Striscia di Gaza, diretti verso gli insediamenti adiacenti. Parallelamente, il governo israeliano ha deciso di impedire completamente le attività dei pescatori nella Striscia di Gaza.

Un clima di tensione ha caratterizzato Gerusalemme Est dal 12 aprile, giorno in cui gruppi di palestinesi hanno iniziato a protestare rifiutando il divieto, imposto da Israele, di radunarsi nelle aree dove si è soliti incontrarsi durante il mese sacro di Ramadan, attualmente in corso, come la moschea di Aqsa. Sin dal posizionamento delle barricate da parte della polizia israeliana, il 13 aprile, ogni notte i giovani palestinesi sono scesi per le strade della città. Le manifestazioni, estesesi anche alla periferia di Gerusalemme e in altre aree della Cisgiordania, hanno successivamente avuto un risvolto violento, alla luce degli scontri tra la popolazione palestinese e le forze di sicurezza israeliane, che hanno visto altresì la partecipazione di un’organizzazione israeliana di estrema destra, nota con il nome di Lehava, i cui partecipanti hanno marciato inneggiando lo slogan “morte agli arabi”. I giovani palestinesi sono stati visti lanciare pietre contro gli agenti di polizia, in tenuta antisommossa, i quali, a loro volta, hanno impiegato cannoni ad acqua per disperdere la folla. Secondo la Mezzaluna Rossa palestinese, sono state più di 110 le persone rimaste ferite, alcune delle quali trasferite in ospedale per ricevere cure mediche, mentre decine di palestinesi sono stati arrestati.

Tuttavia, testimoni locali hanno riferito che, nella sera del 25 aprile, la polizia israeliana ha rimosso le barricate alla Porta di Damasco, liberando la zona e aprendo la piazza ai residenti palestinesi della città, provando a porre fine alle violenze, definite le peggiori degli ultimi anni nella Città Santa, e consentendo la ripresa dei festeggiamenti. Per i giovani palestinesi e per il movimento Fatah si è trattato di una “vittoria”, ma è necessario che la comunità internazionale si impegni a frenare Israele dal compiere azioni ostili a danno del popolo palestinese. Ad aver ordinato l’apertura dell’area è stato il commissario di polizia israeliano, Kobi Shabtai, il quale ha riferito che la decisione è stata il frutto di consultazioni con leader locali e guide religiose, durante le quali è stato notato come i negozianti locali abbiano bisogno di continuare a lavorare, ma non in un contesto violento. Anche l’Egitto e la Giordania hanno tenuto colloqui con delegati palestinesi e israeliani, per cercare di porre fine alle tensioni, temendone sviluppi pericolosi per l’intera regione. Ad ogni modo, le forze israeliane, è stato precisato, continueranno ad essere dispiegate nella Città Santa, per impedire una nuova eventuale escalation.

Ad ogni modo, nelle prime ore di lunedì 26 aprile, le forze israeliane hanno riferito che il sistema di difesa antimissile Cupola di ferro ha intercettato due missili, provenienti dalla Striscia di Gaza, lanciati verso la città israeliana di Sderot. Un terzo, invece, sarebbe atterrato all’interno dei territori della Striscia stessa. Al momento, nessun gruppo ha rivendicato l’accaduto, ma, negli ultimi giorni, sono stati diversi i razzi monitorati da Israele provenienti dalla Striscia di Gaza. Le forze israeliane, dal canto loro, hanno risposto colpendo postazioni che si presume siano legate ad Hamas. Tale sviluppo è giunto dopo che, sempre nella mattina del 26 aprile, Israele ha deciso di chiudere totalmente l’area di pesca nella Striscia con effetto immediato e fino a nuova comunicazione. In precedenza, le autorità israeliane avevano semplicemente ridotto l’area in cui era possibile praticare attività di pesca da 15 a 9 miglia. Ora, il perdurante lancio di missili dalla regione ha spinto Israele a bloccare totalmente le operazioni.

Ad oggi, i palestinesi continuano a reclamare la liberazione di Gerusalemme Est, della Cisgiordania e della Striscia di Gaza, territori occupati da Israele nella guerra del 1967. Il loro desiderio è istituire uno Stato indipendente, con capitale Gerusalemme Est. Israele, da parte sua, riconosce l’intera città come capitale ufficiale del Paese, un riconoscimento confermato dall’appoggio statunitense durante l’amministrazione dell’ex presidente, Donald Trump. Nel 1993, con gli Accordi di Oslo, è stata stabilita una soluzione a due Stati, secondo cui potrebbero essere creati due Paesi in grado di coesistere uno di fianco all’altro, ovvero Israele da una parte e la Palestina dall’altra, con un’unica capitale, Gerusalemme, divisa tra i due. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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