Donbass: Washington invierà un mediatore per la crisi tra Mosca e Kiev

Pubblicato il 26 aprile 2021 alle 12:06 in Russia USA e Canada Ucraina

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Il capo dell’amministrazione presidenziale dell’Ucraina, Andriy Yermak, ha dichiarato, il 26 aprile, che gli Stati Uniti prevedono di nominare un proprio inviato speciale per mediare nel processo di risoluzione della crisi nel Donbass.

Stando a quanto riferito da Yermak, la designazione del funzionario statunitense avverrà piuttosto rapidamente perché i contatti tra i due Paesi sono frequenti. È rilevante sottolineare che, in precedenza, il 23 aprile, Kiev aveva invitato anche il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, a svolgere la funzione di mediatore nei colloqui tra Kiev e Mosca. La richiesta era stata avanzata perché Israele è in buoni rapporti sia con il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, sia con il suo omologo ucraino, Volodymyr Zelensky. La proposta è stata accolta positivamente dai vertici israeliani, che hanno affermato che avrebbero cercato di fare di tutto per favorire la risoluzione del conflitto tra le parti.

Yermak, lo stesso 26 aprile, ha rivelato che l’asse Kiev-Washington ha altresì intavolato negoziati per intensificare la cooperazione nel campo militare e della difesa. Gli Stati Uniti hanno ribadito il loro sostegno all’ingresso dell’Ucraina nell’Alleanza Atlantica e, durante le trattative, i due Paesi avrebbero anche affrontato la questione relativa al piano d’azione previsto dalla NATO.

Quanto alla cooperazione militare, è opportuno ricordare che a Washington, il 21 aprile, il disegno di legge incentrato sul “partenariato con l’Ucraina nella sfera della sicurezza” è stato approvato all’unanimità dalla Commissione per le relazioni estere degli Stati Uniti. Il documento sancirà l’incremento dei finanziamenti USA per sostenere Kiev e, secondo quanto rivelato dai media russi, l’importo di aiuti militari stanziati ammonterebbe a circa 300 milioni di dollari. L’ambasciatrice ucraina a Washington, Oksana Markarova, ha sottolineato l’importanza del suddetto documento. A suo avviso, il disegno di legge è stato proposto nel momento opportuno, soprattutto se si considera il recente rischio di escalation nel Donbass a causa del “comportamento aggressivo della Russia nei confronti dell’Ucraina”. Tuttavia, il suddetto disegno di legge non è ancora entrato ufficialmente in vigore perché dovrà essere prima approvato dal Senato, dalla Camera dei rappresentanti USA e, infine, dal presidente del Paese, Joe Biden. È rilevante sottolineare che, il 14 aprile, il capo del Ministero della Difesa degli Stati Uniti, Lloyd Austin, ha annunciato che il Paese avrebbe continuato a fornire assistenza all’Ucraina nel campo militare attraverso la fornitura di armi e di personale esperto per addestrare i militari ucraini.

Tale disegno di legge non è il primo che gli Stati Uniti hanno elaborato per sostenere economicamente l’Ucraina e per tutelarne l’integrità territoriale e la sicurezza. A tal riguardo, è opportuno ricordare che, il 2 aprile, Austin aveva sottolineato che gli USA, a partire dal 2014, avevano destinato oltre 2 miliardi di dollari per supportare Kiev. A questi, si era aggiunto anche un fondo da 125 milioni di dollari per supportare lo sviluppo del potenziale delle forze armate ucraine.

Nell’ultimo periodo, le relazioni bilaterali russo-ucraine si sono aggravate notevolmente a causa della crisi nel Donbass. Nel dettaglio, a partire dall’ultima settimana di marzo, la Federazione ha iniziato a trasferire il proprio arsenale militare e le proprie truppe lungo il confine dell’Ucraina dell’Est. In risposta, Kiev ha denunciato una potenziale provocazione russa nella regione di conflitto. Per il Cremlino, tale gesto è legittimo perché finalizzato a proteggere le linee di frontiera russe. Dall’altra parte, l’intelligence ucraina, l’SBU, sostiene che le truppe moscovite avrebbero l’obiettivo prendere il controllo sulle autoproclamate Repubbliche Lugansk e Donetsk, servendosi del pretesto di proteggere i residenti russi nella zona. Nonostante ciò, il 22 aprile, la Russia ha sorpreso la comunità internazionale e ha annunciato il ritiro delle truppe lungo la linea di contatto con l’Ucraina dell’Est.

La crisi nel Donbass è iniziata sette anni fa, il 23 febbraio 2014. All’epoca, nell’Est dell’Ucraina iniziarono azioni di protesta contro la sostituzione dell’allora presidente ucraino, Viktor Janukovič, di stampo filo-russo, con il nuovo governo filo-occidentale che si era insediato a Kiev. I manifestanti, che ritenevano il nuovo governo “illegittimo”, chiesero la federalizzazione del Paese e l’indipendenza delle aree di Donetsk e Lugansk. L’ondata di proteste si tradusse, il 6 aprile 2014, nell’occupazione dei palazzi dei Consigli regionali dei suddetti territori. Il giorno dopo, il 7 aprile, le autorità locali russofone indipendentiste proclamarono la nascita delle Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk. Più tardi, l’11 maggio 2014, il referendum per l’indipendenza delle due aree confermò la volontà dei separatisti. Mosca, che il 16 marzo dello stesso anno aveva “illegalmente” annesso la Crimea al suo territorio, sostenne le due nuove Repubbliche. L’Ucraina non accettò la perdita delle due aree e tentò, a partire da giugno 2014, di riprenderne il controllo.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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