Il caso del leader del Polisario scuote le relazioni tra Spagna e Marocco

Pubblicato il 26 aprile 2021 alle 13:34 in Marocco Sahara Occidentale Spagna

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Il Ministero degli Affari Esteri del Marocco ha convocato l’ambasciatore spagnolo a Rabat per ottenere “chiarimenti” sulla decisione di Madrid di ospitare il leader del Fronte Polisario, Brahim Ghali, per fornirgli cure mediche. L’uomo si trova in Spagna per essere assistito dopo aver sviluppato sintomi, di cui non si conosce bene la portata, dati dalla positività al COVID-19. Il Ministero marocchino ha rilasciato una dichiarazione, domenica 25 aprile, “deplorando l’atteggiamento della Spagna” nell’accogliere Ghali, che, ha ricordato Rabat, sarebbe perseguibile per crimini di guerra e violazione dei diritti umani. “La decisione spagnola di ospitare Ghali è contraria allo spirito di partenariato e di buon vicinato e riguarda una questione fondamentale per il popolo marocchino e le sue forze vitali”, si legge nella nota del Ministero. Il comunicato aggiunge che il comportamento di Madrid provoca “grandi incomprensioni” e solleva domande legittime, inclusa la questione secondo cui il governo spagnolo avrebbe concesso a Ghali l’ingresso nel Paese tramite un passaporto falso. Il Ministero, infine, è apparso particolarmente deluso dal fatto che la Spagna non si sia preoccupata di notificare al Marocco la sua decisione e, con tono provocatorio, ha ricordato le accuse penali che pesano nei confronti di Ghali, chiedendo: “Perché la giustizia spagnola non ha ancora reagito alle numerose denunce presentate dalle vittime?”. Brahim Ghali è attualmente oggetto di numerose denunce presentate alla giustizia spagnola da ex membri del Fronte Polisario per violazione dei diritti umani e crimini di terrorismo, stupro, sequestro di persone, torture, sparizioni forzate.

L’Organizzazione internazionale per i diritti umani e la difesa della libertà pubblica (IOHRDPF) ha chiesto l’arresto immediato di Ghali in Spagna. Gli avvocati delle presune vittime delle violazioni attribuite a Ghali hanno presentato, giovedì 22 aprile, una denuncia ai tribunali spagnoli per l’attivazione di un mandato d’arresto europeo nei suoi confronti. Il leader del Polisario ha lasciato Tindouf, in Algeria, la scorsa settimana, per essere ricoverato presso un ospedale a Logrono, 300 chilometri a Nord di Madrid. La presidenza della Repubblica Araba Saharawi ha confermato in un comunicato, il 24 aprile, il ricovero di Ghali, spiegando che avrebbe contratto il coronavirus. Il suo stato di salute, ha specificato la nota, “non è preoccupante” e l’uomo si starebbe riprendendo. Secondo alcuni media marocchini, invece, le sue condizioni sarebbero gravi.

Un tempo considerato uno degli uomini più ricercati della Spagna, Ghali sarebbe entrato nel Paese sotto falsa identità, con lo pseudonimo di “Mohamed Ben Battouche”, dopo una serie di trattative di alto livello che hanno riguardato l’intervento del presidente algerino, Abdelmajid Tebboune, e del premier spagnolo, Pedro Sanchez. Quest’ultimo, in particolare, garantendo che il leader del Polisario non sarebbe stato interessato dalla giustizia spagnola, lo avrebbe fatto atterrare a bordo di un aereo presidenziale dell’Algeria, accompagnato da un’équipe medica specializzata e munito di passaporto diplomatico algerino. Il Ministero degli Esteri spagnolo ha dichiarato che la permanenza in ospedale di Ghali è avvenuta sotto la premessa di “ragioni strettamente umanitarie”. 

I crimini di cui è accusato il capo del Fronte Polisario si sarebbero verificati tra il 1976 al 1989 ai danni di civili spagnoli e saharawi. Vari testimoni sono comparsi davanti al tribunale nazionale di Madrid, nel marzo 2014, per fornire la loro versione sulle presunte torture avvenute nella prigione di Errachid. Qualche anno dopo, prima nel 2008 e poi nel 2016, il giudice Pablo Ruiz ha convocato Ghali in tribunale per affrontare le accuse a suo carico, ma l’uomo si è mai presentato. 

La disputa sul Sahara Occidentale ha avuto inizio nel 1975 quando, in seguito al ritiro del dominio spagnolo, il Marocco ha annesso una parte di tale area, situata sulla costa Nord-occidentale dell’Africa. In risposta, nel 1976, il Fronte Polisario, costituitosi come movimento il 10 maggio 1973, ha annunciato la nascita della Repubblica Democratica Araba dei Sahrawi (SADR), instaurando un governo in esilio in Algeria ed intraprendendo una guerriglia per l’indipendenza durata fino al 6 settembre 1991, anno in cui venne dichiarato un cessate il fuoco, promosso dalla Missione delle Nazioni Unite per il referendum nel Sahara Occidentale (MINURSO).

Ad oggi, il governo di Rabat rivendica la propria sovranità sul Sahara Occidentale, mentre il Fronte Polisario continua a battersi affinché venga indetto un referendum per l’autodeterminazione del proprio territorio, dove risiede circa mezzo milione di individui. Da un lato, il Fronte controlla una striscia desertica del Sahara Occidentale a Est delle mura di difesa del Marocco. Si stima che i militanti siano circa 10.000, concentrati non nel Sahara Occidentale, ma a Tindouf, città dove il Fronte organizza campi profughi per la popolazione sahrawi. Il Marocco, dall’altro lato, controlla circa l’80% del territorio, che comprende depositi di fosfato e zone per la pesca.

Nonostante l’adesione del Marocco al cessate il fuoco, i tentativi del fronte separatista di effettuare operazioni militari contro le postazioni dell’esercito marocchino hanno portato Rabat a rivendicare il diritto di autodifesa, al fine di garantire la integrità territoriale e sicurezza nazionale. Dopo circa 30 anni dalla proclamazione del cessate il fuoco, le tensioni si sono riaccese il 13 novembre 2020, quando le autorità marocchine hanno deciso di intervenire nella zona cuscinetto di Guerguerat, un piccolo villaggio nell’estremo Sud-Ovest del Sahara occidentale, per rispondere alle “pericolose e inaccettabili provocazioni” del Fronte Polisario. In realtà, già il 21 ottobre, stando a quanto riportato da fonti marocchine, gruppi armati fedeli al Fronte Polisario, pari a circa 70 combattenti, avevano chiuso il valico di frontiera tra Marocco e Mauritania e si erano infiltrati nell’area di Guerguerat, ostacolando la circolazione di persone e merci, oltre a limitare il lavoro degli osservatori militari della Missione dell’Onu.

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Chiara Gentili

di Redazione

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