Australia: “un conflitto con la Cina per Taiwan non è da sottovalutare”

Pubblicato il 26 aprile 2021 alle 11:03 in Australia Cina Taiwan

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Il ministro della Difesa dell’Australia, Peter Dutton, ha affermato, il 25 aprile, che la possibilità di un conflitto con la Cina a causa di Taiwan non è da sottovalutare e che, comunque, Canberra si impegnerà per proteggere la pace nella regione insieme ai suoi alleati. Il giorno dopo, la Cina ha chiesto a Canberra di rispettare il principio “una sola Cina”, che riconosce il solo governo di Pechino e non quello di Taipei, ribadendo che la riunificazione tra l’isola e la Cina continentale è necessaria.

Durante un’intervista con la Australian Broadcasting corporation (ABC), alla domanda sull’accresciuta eventualità di un conflitto derivante dalla questione taiwanese, Dutton ha affermato di ritenere che tale scenario non dovrebbe essere sottovalutato. Il ministro ha poi aggiunto che l’ambizione della Cina di riprendere l’isola sia sempre più palese e che la popolazione dovrebbe essere realistica su certe attività. Dutton ha affermato che, nella regione, sia in corso la militarizzazione di varie basi e che vi sia fermento nello Stretto di Taiwan.

Di fronte a tale scenario, il ministro australiano ha affermato che le forze di difesa australiane sono pronte ad affrontare qualsiasi minaccia nella regione contro i propri alleati e che Canberra si impegnerà per preservare la pace. Dutton ha affermato: “Vogliamo assicurarci di essere buoni vicini regionali che collaborano con i propri partner e alleati e nessuno vuole vedere conflitti né tra Cina e Taiwan, né altrove”.

Il 26 aprile, il portavoce del Ministero affari Esteri della Cina, Wang Wenbin, ha affermato che Taiwan è parte imprescindibile del territorio cinese e che la problematica a riguardo rientra negli affari interni della Cina e riguarda i suoi interessi centrali, rispetto ai quali non è concesso ad alcuna forza straniera di interferire. Wang ha quindi ribadito che le tensioni nello Stretto di Taiwan sono state provocate dal rifiuto da parte delle autorità del Partito Progressista Democratico (PPD), attualmente alla guida dell’isola, di riconoscere il Consenso del 1992, ovvero un’intesa raggiunta tra i rappresentanti delle istituzioni di Taipei e il governo di Pechino che avrebbe creato una base per le relazioni tra le due sponde dello Stretto di Taiwan. Le parti avevano convenuto sull’esistenza di “una sola Cina, con più interpretazioni” ma, dal loro insediamento, le forze del PPD avrebbero rifiutato tale esito determinando il fallimento di tale iniziativa. Oltre a questo, Wang ha ribadito che le autorità del PPD avrebbero anche stretto legami con forze esterne e lanciato continuamente provocazioni “indipendentiste”.

Wang ha ribadito che la Cina debba essere riunificata e che lo sarà inevitabilmente, specificando che Pechino  farà il massimo perché ciò avvenga in maniera pacifica ma non lascerà mai aperta la possibilità  a qualsiasi forma di indipendenza  e separatismo di Taiwan. A tal proposito, Wang ha affermato di sperare che l’Australia si attenga al principio “una sola Cina” e sia più prudente con i fatti e le parole, senza inviare segnali erronei alle forze indipendentiste dell’isola.

La Cina la considera una sua provincia e quindi parte integrante del territorio nazionale, in base al principio “una sola Cina”. A Taipei, però, è presente un esecutivo autonomo e l’isola si auto-definisce la Repubblica di Cina (ROC), sostenendo di essere un’entità statale separata dalla Repubblica Popolare Cinese. Dal 2016, tale esecutivo è guidato dalla presidente Tsai Ing-wen, a capo del Partito Progressista Democratico (PPD), la quale ha sempre rifiutato di riconoscere il principio “una sola Cina” ed è stata rieletta con un’ampia maggioranza alle ultime elezioni sull’isola l’11 gennaio 2020. Tsai si è altresì impegnata ad intensificare i rapporti dell’isola con Washington, suo maggior fornitore di armi da difesa. Il governo di Pechino, da parte sua, ha più volte affermato di voler risolvere la questione di Taiwan, che rappresenta la sua maggiore problematica dal punto di vista territoriale e diplomatico, e non ha escluso la possibilità di farlo utilizzando la forza.

In tale contesto, anche le relazioni tra l’Australia e la Cina hanno assistito ad un progressivo deterioramento, dovute a tensioni commerciali e politiche iniziate nel 2020.  Tale situazione, ha portato Canberra a decidere di revocare la partecipazione dello Stato australiano di Victoria al progetto delle Nuove Vie della Seta, promosso da Pechino a partire dal 2013, in quanto non in linea con la politica estera australiana, il 21 aprile scorso.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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