Possibile attacco contro una petroliera iraniana, 3 morti

Pubblicato il 25 aprile 2021 alle 8:44 in Iran Siria

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Un presunto attacco, perpetrato per mezzo di droni, ha causato un vasto incendio su una petroliera iraniana ormeggiata al largo delle coste siriane. Secondo l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (SOHR), l’incendio ha provocato 3 vittime, di cui due membri dell’equipaggio.

L’episodio si è verificato il 24 aprile, nei pressi della città costiera di Baniyas, la quale ospita altresì una raffineria di petrolio. Al momento, l’attentato non è stato rivendicato, ma, stando a quanto riferito dal Ministero del Petrolio siriano, l’imbarcazione, e, nello specifico, uno dei suoi serbatoi, potrebbe essere stata colpita da un drone proveniente dalle acque territoriali libanesi. È stato il direttore del SOHR, Rami Abdel Rahman, ad affermare che sono state 3 le persone decedute a seguito dell’incendio, nonostante le squadre dei vigili del fuoco siano riuscite a controllarlo ed estinguerlo. Come affermato da Rahman, quello del 24 aprile è stato il primo attacco contro una nave cisterna, mentre il terminal di Baniyas è stato già oggetto di attentati in passato, l’ultimo risalente all’inizio del 2020.

Al momento, non sono stati ancora diffusi particolari dettagli sulla nave cisterna colpita, né si sa con esattezza da dove questa provenisse. Come riportato dall’emittente televisiva al-Alam, l’imbarcazione era giunta di recente presso il terminal petrolifero siriano insieme ad altre due petroliere di Teheran con a bordo rifornimenti diretti alla popolazione siriana. Inoltre, è stata la medesima fonte a specificare che potrebbero essere stati due i missili che hanno colpito la nave cisterna. Tale ipotesi è stata riportata anche da altri media iraniani, i quali hanno aggiunto che la petroliera colpita batteva bandiera di Panama, ma trasportava greggio iraniano.

La città costiera di Baniyas è sede di una raffineria che, insieme a quella di Homs, copre gran parte del fabbisogno siriano di diesel, combustibile per riscaldamento, benzina e altri prodotti petroliferi. Questi sono divenuti sempre più essenziali nell’ultimo anno, dopo che il governo di Damasco ha dovuto tagliare le forniture di alcuni prodotti petroliferi, alla luce della loro carenza, provocando un aumento dei prezzi di oltre il 50%. Mentre prima dello scoppio del conflitto civile, la Siria era in grado di produrre fino a 400.000 barili di greggio al giorno, i dati del 2020 hanno mostrato un forte calo, giungendo a quota 89.000. Di questi, circa 80.000 provengono da aree curde, al di fuori del controllo del governo damasceno. Alla luce di ciò, la Siria, negli ultimi anni, è divenuta sempre più dipendente dalle spedizioni di petrolio iraniano, ma le sanzioni imposte dagli USA e da altri Paesi occidentali, sia contro Teheran sia contro il governo siriano, hanno contribuito ad ostacolarne l’arrivo.

L’episodio del 24 aprile è giunto in un momento in cui Iran e Israele continuano ad accusarsi a vicenda per attacchi che hanno preso di mira anche installazioni vitali di entrambe le parti. Dall’inizio del conflitto in Siria, il 15 marzo 2011, Israele ha effettuato centinaia di raid e bombardamenti, principalmente contro i siti dell’esercito siriano e obiettivi legati a Teheran ed Hezbollah, ritenuti essere una minaccia alla propria sicurezza.

In tale quadro si colloca l’episodio del 6 aprile, quando un’imbarcazione militare battente bandiera iraniana, soprannominata Saviz, è stata attaccata da mine mentre si trovava nel Mar Rosso, al largo delle coste dello Yemen. Diverse fonti hanno puntato il dito contro Israele, il quale avrebbe confermato a Washington la propria responsabilità. A detta di fonti statunitensi, l’operazione israeliana avrebbe rappresentato una forma di vendetta per i precedenti attacchi contro navi di Israele da parte di Teheran.

Tra gli episodi più recenti vi è poi quello del 13 aprile, data in cui una nave mercantile di proprietà di una compagnia israeliana è stata colpita da un missile, mentre navigava nel Golfo di Oman, al largo di Fujeirah, governatorato degli Emirati Arabi Uniti (UAE). Stando a quanto riportato da fonti libanesi e israeliane, la nave, soprannominata Hyperion e battente bandiera delle Bahamas, apparteneva a una compagnia di Israele, la PCC, e, stava trasportando automobili. L’attacco non è stato rivendicato. Ad ogni modo, l’episodio si è verificato a seguito dell’incidente presso la centrale nucleare iraniana di Natanz, dell’11 aprile, per cui l’Iran, dopo aver puntato il dito contro Israele, ha promesso vendetta. Motivo per cui, Teheran è stata inclusa tra i possibili autori dell’attentato.

Circa attacchi contro navi cisterne iraniane, si ricorda quello dell’11 ottobre 2019, quando una petroliera, dal nome “Sinopa”, di proprietà della National Iranian Oil Company (NIOC), è stata oggetto di un’esplosione, mentre si trovava a 60 miglia a largo della città portuale saudita di Jeddah. Si era trattato della terza petroliera di provenienza iraniana ad essere bloccata nel giro di sei mesi in tale area del Mar Rosso.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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