USA-Turchia: Biden riconosce il “genocidio” in Armenia

Pubblicato il 24 aprile 2021 alle 10:18 in Turchia USA e Canada

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Nel corso della prima conversazione telefonica tra il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, e il suo omologo statunitense, Joe Biden, il 23 aprile, il capo della Casa Bianca ha confermato la propria intenzione di riconoscere il genocidio armeno perpetrato durante la Prima Guerra Mondiale. L’annuncio ufficiale è poi giunto sabato 24 aprile, in concomitanza con il 106esimo anniversario dall’inizio del massacro della popolazione armena.

“Ogni anno, in questo giorno, ricordiamo le vite di tutti coloro che sono morti nel genocidio armeno dell’era ottomana e ci impegniamo a impedire che una tale atrocità si ripeta”, si legge nella dichiarazione rilasciata dal presidente degli USA, il quale ha poi aggiunto: “Il popolo americano rende onore a tutti quegli armeni che sono morti nel genocidio iniziato 106 anni fa.”

Il riferimento va, nello specifico, alle deportazioni e alle uccisioni perpetrate dall’Impero ottomano, tra il 1915 e il 1916, che causarono la morte di 1.5 milioni di armeni. Sebbene anche altri 29 Paesi abbiano compiuto mosse simili, Biden rappresenta il primo presidente degli USA a ufficializzare il genocidio, definendolo in tal modo. Voci sulla possibile mossa statunitense erano già trapelate in precedenza, tramite fonti dell’amministrazione statunitense, successivamente confermate con la conversazione del 23 aprile tra Biden ed Erdogan.

La Casa Bianca ha poi affermato che, nel corso della telefonata, Biden ha espresso al suo interlocutore il desiderio di instaurare “relazioni bilaterali costruttive”, ampliando le aree di cooperazione e gestendo con efficacia i disaccordi. Parallelamente, dalla presidenza turca è stato riferito che i due presidenti si sono detti concordi sulla natura “strategica” delle loro relazioni bilaterali e sulla necessità di collaborare e rafforzare i legami di cooperazione in questioni di mutuo interesse. A tal proposito, i due leader hanno altresì stabilito di tenere colloqui bilaterali ai margini del summit della NATO a Bruxelles, nel mese di giugno prossimo. Il meeting sarà occasione per discutere di diverse questioni a livello sia bilaterale sia regionale.

La telefonata è giunta a un giorno di distanza dal possibile annuncio di Washington del “genocidio degli armeni”. Ankara, seppur consapevole del fatto che molti armeni che vivevano nei territori dell’Impero Ottomano siano stati uccisi nel corso della Prima Guerra Mondiale, contesta le cifre a riguardo e nega che si sia trattato di uccisioni sistematiche e, di conseguenza, di un genocidio. A tal proposito, Erdogan ha più volte ribadito la sua determinazione a difendersi da “invenzioni” e da diffamazioni lanciate da chi, per motivi prevalentemente politici, ha posizioni contrastanti con quelle della Turchia. In tale quadro si inseriscono le parole del 20 aprile del ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, il quale ha dichiarato che il riconoscimento del “genocidio” da parte del presidente Biden danneggerebbe le relazioni tra Turchia e Stati Uniti.

In realtà, le relazioni tra Washington e Ankara sono state messe a dura prova anche da altre questioni. Tra queste, l’acquisto da parte della Turchia dei sistemi missilistici di difesa russi S-400, sulla base di un accordo del valore di 2.5 miliardi di dollari, risalente al 29 dicembre 2017. A tal proposito, gli USA avevano minacciato di cancellare il processo di vendita dei caccia americani dando un ultimatum ad Ankara: “O gli S-400 o gli F-35”. Questo perché se Ankara avesse avuto a disposizione sia gli S-400 sia i caccia statunitensi, i radar delle unità di contraerea russe avrebbero imparato a calcolare e tracciare gli aerei degli USA. A ragione di ciò, il 14 dicembre 2020, gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni contro la Presidenza turca delle Industrie per la Difesa, nello specifico il suo presidente e tre dipendenti.

Altre tematiche oggetto di frizioni riguardano il ruolo dei due Paesi in Siria e questioni sui diritti umani. A tal proposito, è stato sottolineato come, sebbene Erdogan avesse stabilito buoni rapporti con l’ex presidente statunitense, Donald Trump, con l’insediamento di Biden alla Casa Bianca, Washington ha iniziato ad essere più esplicita sul comportamento del suo alleato NATO in materia di diritti umani. Ankara, da parte sua, lamenta anche il fatto che gli Stati Uniti non sono riusciti a soddisfare le richieste di estradizione di Fethullah Gulen, un religioso turco che vive negli USA e che Erdogan accusa di aver orchestrato il fallito colpo di Stato del 15 luglio 2016.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo e inglese

di Redazione

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