Myanmar: ne discutono i leader del Sud-Est asiatico

Pubblicato il 24 aprile 2021 alle 11:32 in Asia Myanmar

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I leader dell’Associazione delle Nazioni del Sud-Est asiatico (ASEAN) sono giunti nella capitale dell’Indonesia, Jakarta, sabato 24 aprile, per un meeting volto a discutere della situazione in Myanmar. Tra i partecipanti vi è anche Min Aung Hlaing, il capo della giunta birmana, responsabile del colpo di stato del primo febbraio.

Era stato il presidente indonesiano, Joko Widodo, il 19 marzo, a chiedere un incontro “immediato” tra i leader ASEAN, a più di un mese dall’inizio della crisi a cui assiste il Myanmar dal primo febbraio scorso. Widodo, in particolare, aveva richiesto l’avvio di un processo di dialogo e riconciliazione, con l’obiettivo di porre fine alle violenze e rispristinare democrazia, pace e stabilità. Oggi, sabato 24 aprile, i rappresentanti di Brunei, Cambogia, Laos, Malesia, Filippine, Singapore, Thailandia e Vietnam, e l’Alto generale Min Aung Hlaing sono stati chiamati a discutere della crisi nel Paese asiatico, accanto ad altre questioni come la pandemia di Covid-19, la ripresa economica e le relazioni estere tra gli Stati membri dell’Associazione.

L’obiettivo è stato persuadere l’Alto generale a forgiare un percorso per porre fine alle perduranti violenze e alle azioni contro i civili. Come evidenziato da più parti, è insolito per un leader di un governo militare in Myanmar partecipare a un vertice dell’ASEAN. In precedenza, il Paese veniva rappresentato da un ufficiale di grado inferiore o da un civile. Al contempo, non sono mancate critiche da parte di chi crede che la presenza dell’Alto generale al meeting del 24 aprile abbia rappresentato un riconoscimento della sua autorità. Tuttavia, i leader ASEAN hanno chiarito che non si sarebbero rivolti a Min Aung Hlaing come capo di Stato del Myanmar.

Al termine del meeting, l’Associazione, oltre a confermare l’invio di aiuti umanitari, ha dichiarato che spedirà una missione di osservatori in Myanmar, la quale verrà guidata da un proprio “inviato speciale”. L’obiettivo sarà favorire il dialogo tra la giunta militare, i legislatori estromessi e i gruppi etnici armati che hanno formato un governo di unità nazionale (NUG) di opposizione. Parallelamente, l’ASEAN ha chiesto la cessazione immediata delle violenze nel Paese asiatico, ed ha esortato le parti coinvolte a impegnarsi in un dialogo costruttivo, così da giungere a una soluzione che vada nell’interesse della popolazione.

Come affermato dal ministro degli Esteri indonesiano, Retno Marsudi, nel corso di una conferenza stampa alla vigilia dei colloqui, si è trattato del primo incontro in presenza dallo scoppio della pandemia di Coronavirus, il che sottolinea la preoccupazione dei leader di ASEAN per la situazione in Myanmar e la loro determinazione a sostenere il Paese ad uscire dalla crisi. “Questo è ciò che il Myanmar deve evitare: disintegrazione geografica, politica, sociale e nazionale tra gruppi etnici in guerra”, ha poi dichiarato il ministro degli Esteri filippino, Teddy Locsin, aggiungendo: “Il Myanmar deve ritrovare la pace da solo”.

Nel frattempo, circa 4.400 agenti di polizia sono stati dispiegati in 51 postazioni nella capitale indonesiana, mentre le vie d’accesso al luogo dell’incontro, il segretariato ASEAN, sono state momentaneamente chiuse al traffico. Ciò è avvenuto mentre decine di manifestanti, allontanati dalle forze dell’ordine, si erano radunati nelle vicinanze del segretariato, mostrando cartelli con su scritto: “Democrazia per il Myanmar” e “Siamo contro il colpo di stato militare”.

L’ASEAN adotta una politica di consenso decisionale e di non interferenza negli affari interni dei Paesi membri. Sebbene ciò renda difficile affrontare questioni controverse, l’Associazione è considerata dalle Nazioni Unite, dalla Cina e dagli Stati Uniti tra i pochi attori che si trovano nella posizione giusta per trattare direttamente con la giunta birmana. 

La situazione di caos in Myanmar ha avuto inizio il primo febbraio scorso, data in cui l’Esercito ha preso il potere e ha dichiarato lo stato d’emergenza per un anno, a conclusione del quale ha promesso di indire elezioni. La leader Aung San Suu Kyi e altre figure di spicco del governo civile, tra i quali il presidente Win Myint, sono stati arrestati. I poteri legislativi, esecutivi e giudiziari sono stati trasferiti al comandante in capo delle forze armate, il generale Min Aung Hlaing, mentre il generale Myint Swe è stato nominato presidente ad interim. L’Esercito ha giustificato le proprie azioni denunciando frodi elettorali che avrebbero caratterizzato le elezioni nel Paese lo scorso 8 novembre, i cui esiti avevano decretato vincitore con l’83% dei voti la Lega Nazionale per la Democrazia (NDL), il partito fino a quel momento al governo, con a capo la presidente uscente Aung San Suu Kyi. 

Dall’insediamento dei militari alla guida del Paese, il Myanmar ha assistito a frequenti proteste, volte a richiedere il ripristino della democrazia, ma queste sono sfociate in violenza, alla luce di un crescente utilizzo della forza, da parte dell’esercito, per reprimere le forme di dissenso. A tal proposito, fonti locali hanno riportato che, dal 6 febbraio, sono state uccise 738 persone, mentre il numero dei detenuti ha raggiunto quota 3.300. Parallelamente, il relatore speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani in Myanmar, Tom Andrews, ha dichiarato che la giunta militare al potere ha causato lo sfollamento di circa 250.000 persone. “Il mondo deve agire immediatamente per fermare questa catastrofe umanitaria”, sono state le parole di Andrews.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo e inglese

di Redazione

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