L’esercito afghano rischia il collasso con il ritiro degli Stati Uniti

Pubblicato il 24 aprile 2021 alle 7:05 in Afghanistan USA e Canada

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Il generale statunitense, Kenneth McKenzie, a capo delle forze armate di Washington in Medio Oriente, ha sottolineato il rischio di collasso dell’esercito di Kabul, dopo che gli Stati Uniti e la NATO avranno lasciato l’Afghanistan.

Il 22 aprile, durante un’udienza del Comitato per le Forze armate del Senato degli USA, il generale ha dichiarato di essere preoccupato dal fatto che l’esercito afghano potrebbe non essere in grado di “tenere duro” dopo che le truppe straniere si saranno ritirate. Tali osservazioni arrivano a seguito dell’annuncio del 14 aprile da parte del presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, su un azzeramento della presenza americana nel Paese, entro l’11 settembre. Lo stesso giorno, anche la NATO ha annunciato il ritiro delle truppe, in coordinamento con gli USA. “Sono preoccupato per la capacità delle forze armate afghane di resistere dopo la nostra partenza, la capacità dell’aeronautica afghana di volare, in particolare”, ha affermato McKenzie, capo del comando centrale degli Stati Uniti. Il generale ha aggiunto che le forze armate afghane si sono abituate al sostegno statunitense e della NATO. 

Inoltre, rivolgendosi al Pentagono, lo stesso giorno, McKenzie ha riferito che Biden si è consultato con lui e altri alti gradi militari prima di annunciare il ritiro. “Il presidente ha fatto di tutto per assicurarsi che tutte le opinioni fossero sul tavolo”, ha dichiarato, sottolineando che non ci sono decisioni prive di rischi in tale ambito. Il generale ha però evidenziato anche il fatto che gli Stati Uniti hanno “svezzato” l’esercito afghano dalle forme più dirette di supporto negli ultimi anni. Per esempio, i soldati americani e della coalizione hanno smesso di supportare gli afghani sul campo, ma l’assistenza arriva tramite copertura aerea ed operazioni di intelligence. “Avremo l’opportunità di vedere come se la caveranno gli afgani”, ha dichiarato McKenzie. Interrogato sulla necessità che il Pentagono spenda 4 miliardi di dollari all’anno per sostenere le forze di sicurezza afghane, McKenzie ha affermato: “Se non forniamo loro un supporto, sicuramente crolleranno”. “E penso che non sia nel nostro migliore interesse”, ha aggiunto. 

Intanto, la stampa afghana riferisce che le violenze sul campo continuano ad aumentare. Secondo i dati raccolti dal quotidiano Tolo News, 44 civili e 81 membri delle forze di sicurezza afghane sono stati uccisi in diversi incidenti di sicurezza e attacchi talebani in tutto l’Afghanistan dall’inizio del mese sacro del Ramadan, il 13 aprile. Altre statistiche riferiscono gli agenti della sicurezza deceduti sarebbero 79 e i civili 33, durante lo stesso periodo. Tuttavia, il Ministero della Difesa ha riferito che anche i talebani hanno subito perdite “massicce” in questi 10 giorni. Secondo le agenzie di sicurezza afghane, l’aumento degli attacchi dei talebani era atteso e non è altro che quella che i militanti, gli scorsi anni, hanno definito “offensiva di primavera”. Tuttavia, al momento sono in corso una serie di iniziative diplomatiche e questo avrebbe spinto i talebani a non annunciare ufficialmente l’offensiva, che però questi starebbero comunque portando avanti. 

L’Afghanistan ha vissuto decenni di conflitti e violenze, prima con l’invasione sovietica, poi con le lotte interne e la presa del potere dei talebani e successivamente con una sanguinosa guerra civile e l’aumento della minaccia terroristica. Nel 2001, dopo gli attentati dell’11 settembre, gli Stati Uniti hanno invaso il Paese, accusato di essere la base logistica dalla quale al-Qaeda aveva pianificato gli attacchi contro gli USA e il luogo dove si era a lungo nascosto il leader dell’organizzazione, Osama bin Laden, sotto la protezione dei talebani. Dopo quasi due decenni di conflitto, un’importante svolta diplomatica era arrivata con l’accordo di pace tra gli Stati Uniti e i talebani, firmato il 29 febbraio 2020. Tuttavia, l’intesa non ha messo fine alle violenze, che sono aumentate durante e dopo le negoziazioni. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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