La “guerra diplomatica” tra Russia, Stati Uniti e Unione Europea

Pubblicato il 24 aprile 2021 alle 6:32 in Europa Polonia Russia

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Nel mese di aprile sono state numerose le dichiarazioni di “persona non grata”, alle volte rilasciate da Paesi europei, altre dalla Russia e altre ancora dagli Stati Uniti. Il caso più recente di quella che sembrerebbe una “guerra diplomatica” è stato registrato, venerdì 23 aprile, quando il Ministero degli Esteri della Federazione Russa ha dichiarato “persona non grata” cinque diplomatici polacchi ai quali è stato ordinato di lasciare il Paese entro il 15 maggio. 

A finire nel mirino della guerra diplomatica russa, questa volta, è stata Varsavia, come si legge nel comunicato ministeriale di Mosca. “In risposta alle azioni provocatorie della Polonia e all’espulsione di diplomatici russi, il Ministero ha annunciato l’espulsione di cinque funzionari polacchi”.

È importante ricordare che, il 15 aprile, la Polonia aveva dichiarato “persona non grata” tre diplomatici russi per sostenere le recenti misure che gli Stati Uniti avevano imposto contro Mosca. Il Ministero degli Esteri della Polonia ha consegnato una nota agli ambasciatori russi in cui si spiegava che l’espulsione era legata alla “violazione del loro status diplomatico” che avrebbe danneggiato Varsavia.

Inoltre, lo stesso 15 aprile, la Polonia ha dichiarato di aver intrapreso volutamente un percorso per “tagliare i ponti” con la Russia e azzerare le relazioni bilaterali tra i due Paesi. A tal riguardo, nel suddetto comunicato degli Esteri, è stato sottolineato che, negli ultimi anni, le autorità polacche si sono impegnate per “congelare” i contatti con la Russia e con tutto ciò legato al Paese.

Nell’ultimo periodo, le relazioni tra la Russia e i Paesi Occidentali si sono notevolmente deteriorate. Oltre alla Polonia, anche la Slovacchia, la Repubblica Ceca, la Bulgaria, l’Ucraina, e, infine, gli Stati Uniti hanno annunciato l’espulsione dei diplomatici russi. Mosca ha sempre risposto adottando misure speculari a quelle degli altri Paesi.  

Per quanto riguarda la Slovacchia, il primo ministro del Paese, Eduard Heger, aveva annunciato, giovedì 22 aprile, l’espulsione di tre diplomatici russi da Bratislava. Durante una conferenza stampa, il nuovo premier aveva spiegato che la decisione era legata “all’attuale situazione geopolitica”, non fornendo ulteriori chiarimenti. In risposta, la portavoce del Ministero degli Esteri della Federazione Russa, Maria Zacharova, ha riferito che “Mosca è rimasta atterrita dalle azioni ostili di Bratislava”, e ha aggiunto che era chiaro che, attraverso tale mossa, intendeva mandare un segnale di solidarietà a Praga.

In relazione alla Russia e la Repubblica Ceca, è opportuno sottolineare che, a partire dal 17 aprile, i rapporti tra i due Paesi si sono acuiti. Nello specifico, il 17 aprile, il primo ministro ceco, Andrej Babis, ha accusato l’intelligence russa di essere stata l’artefice dell’esplosione del deposito militare di Vrbetice, nel Sud-Est di Praga, accaduto il 16 ottobre 2014. Come conseguenza, la Repubblica Ceca ha deciso di espellere 18 diplomatici russi dal Paese. La risposta della Russia non ha tardato ad arrivare. Il giorno dopo, domenica 18 aprile, il Paese ha dichiarato 20 funzionari dell’Ambasciata della Repubblica Ceca di Mosca “persona non grata” ed è stato ordinato loro di lasciare il Paese entro 48 ore. Il culmine è stato raggiunto il 22 aprile, quando Praga ha deciso di espellere 63 dipendenti dell’Ambasciata russa nella nazione. Il ministro degli Esteri ceco, Jakub Kulhanek, ha altresì specificato che la mossa si inserisce all’interno dell’iniziativa del Paese di ridurre il numero di dipendenti dell’Ambasciata della Federazione Russa.

Inoltre, per quanto concerne la Bulgaria, il 22 marzo, due diplomatici russi sono stati espulsi con l’accusa di spionaggio. Anche in tal caso, Mosca ha adottato misure speculari, annunciando, a sua volta, l’espulsione di due funzionari bulgari dal Paese.

Le relazioni tra Russia e Ucraina, invece, nell’ultimo periodo, sono andate incontro ad un significativo deterioramento. A livello diplomatico, questo si è tradotto nell’accusa di un console ucraino a San Pietroburgo di spionaggio, avvenuta il 17 aprile. Kiev, qualche giorno dopo, il 20 aprile, ha contestato tale mossa, dichiarando “persona non grata” un diplomatico russo in Ucraina. Inoltre, se si prendono in considerazione i rapporti tra Mosca e Kiev, non si possono non menzionare gli ultimi sviluppi che, nella pratica, hanno quasi causato un’escalation nell’area del Donbass.

A partire dall’ultima settimana di marzo, la Federazione ha iniziato a trasferire il proprio arsenale militare e le proprie truppe lungo il confine dell’Ucraina dell’Est. In risposta, Kiev ha denunciato una potenziale provocazione russa nella regione di conflitto. Per il Cremlino, tale gesto è legittimo perché finalizzato a proteggere le linee di frontiera russe. Dall’altra parte, l’intelligence ucraina, l’SBU, sostiene che le truppe moscovite avrebbero l’obiettivo prendere il controllo sulle autoproclamate Repubbliche Lugansk e Donetsk, servendosi del pretesto di proteggere i residenti russi nella zona. Nonostante ciò, il 22 aprile, la Russia ha sorpreso la comunità internazionale e ha annunciato il ritiro delle truppe lungo la linea di contatto con l’Ucraina dell’Est.

Le relazioni tra Russia e Stati Uniti, fondamentali per la sicurezza e la stabilità globale, stanno attraversando un periodo piuttosto complesso, soprattutto nel mese di aprile. Nel dettaglio, il 16 aprile, il Paese aveva risposto alle sanzioni USA, imposte il 15 aprile, definendo “persona non grata” 10 diplomatici statunitensi. La Russia non si era limitata solo a questo, ma aveva altresì suggerito all’ambasciatore degli Stati Uniti a Mosca, John Sullivan, di rientrare a Washington per “consultazioni serie”, dopo aver inserito dieci alti funzionari della presente e delle passate amministrazioni presidenziali nella lista nera delle persone che non possono entrare in Russia. Più tardi, il 20 aprile, Sullivan, è stato convocato a Washington per consultazioni. Il giorno seguente, il 21 aprile, il Ministero degli Affari Esteri della Federazione Russa ha dichiarato “persona non grata” 10 diplomatici statunitensi, ordinando loro di lasciare il Paese entro il 22 maggio.

Infine, nel contesto di espulsioni diplomatiche, è altresì rilevante sottolineare che, il 15 aprile, gli USA, oltre a inserire nella lista nera 32 società russe, hanno anche espulso 10 diplomatici russi e hanno imposto una serie di limitazioni per il mercato del debito sovrano di Mosca. Riguardo a quest’ultimo punto, l’ordine esecutivo firmato da Biden ha autorizzato il governo degli Stati Uniti a sanzionare qualsiasi settore dell’economia russa, con la possibilità di limitare la capacità di Mosca di emettere titoli di debito sovrano. Inoltre, la misura ha vietato agli istituti finanziari statunitensi di prendere parte al mercato primario delle obbligazioni sovrane russe denominate in rubli, a partire dal 14 giugno. 

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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