Russia-Ucraina: Putin invita Zelensky a Mosca

Pubblicato il 23 aprile 2021 alle 10:44 in Russia Ucraina

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Il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, ha risposto positivamente alla proposta d’incontro avanzata dal leader dell’Ucraina, Volodymyr Zelensky, affermando che “se Kiev è intenzionata a ripristinare le relazioni bilaterali, Mosca accoglierà tale richiesta”. La notizia è stata resa nota il 22 aprile, dall’agenzia di stampa russa RIA.

Nonostante ciò, Putin ha dichiarato che qualora Zelensky volesse discutere della situazione nel Donbass, il vertice russo-ucraino non sarebbe il format adeguato. “Prima di tutto dovrebbe incontrare i leader delle autoproclamate Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk” ha spiegato, aggiungendo che i colloqui con i Paesi terzi, ovvero la Russia, dovrebbero tenersi solo in un secondo momento. Dall’altra parte, se il focus dell’incontro Mosca-Kiev dovesse essere il ripristino delle relazioni bilaterali tra i due Paesi, allora la Russia sarà pronta a ricevere il leader ucraino a Mosca.

Il capo di Stato russo ha commentato le recenti mosse politiche della leadership di Kiev, sottolineando che sono stati numerosi i tentativi di deteriorare le relazioni tra i due Paesi. A tal riguardo, Putin ha fatto riferimento all’atteggiamento di Zelensky nei confronti dell’integrità della Chiesa ortodossa russa e della lingua russa.

La risposta di Zelensky non è ancora stata rilasciata dai media del Paese, come riferisce il quotidiano RBC Ucraina. Tuttavia, la portavoce di Kiev, Yulia Mendel, ha affermato di aspettarsi “una reazione di Zelensky in merito alle ultime dichiarazioni di Putin”.

È importante ricordare che, il 20 aprile, Zelensky aveva invitato Putin ad incontrarsi nel Donbass, lungo la linea di contatto, dove “si sta consumando la guerra”. Inoltre, in precedenza, Kiev aveva dichiarato di essere estremamente preoccupata per l’incremento di truppe russe in Crimea e lungo i confini dell’Ucraina Orientale, affermando di voler evitare lo scoppio di una guerra perché porterebbe alla perdita di innumerevoli vite umane. Tuttavia, tenendo in considerazione la rapida escalation del conflitto, Zelensky aveva ribadito che avrebbe continuato a difendere il Donbass, territorio che rivendica.

Qualche giorno dopo, il 22 aprile, la Russia ha sorpreso la comunità internazionale e ha annunciato il ritiro delle truppe lungo la linea di contatto con l’Ucraina dell’Est.

La situazione nel Donbass è tornata ad essere critica dal 26 marzo 2021, quando quattro militari delle forze armate ucraine sono stati uccisi nei pressi di Skumy, un piccolo paese situato nella regione. Kiev ha accusato le milizie di Donetsk che, però, hanno negato il proprio coinvolgimento nella vicenda. Il giorno dopo, il 27 marzo,  le forze armate dell’Ucraina hanno bombardato l’autoproclamata Repubblica Popolare di Lugansk (LRD). Successivamente, il 3 aprile, l’attacco di un drone ucraino nella DPR ha causato la morte di due civili, nello specifico di un bambino e di una donna. Secondo quanto riportato dai media locali, l’obiettivo delle forze armate ucraine sarebbe stata la zona residenziale nel villaggio di Aleksandrovsky, situato nel Donbass. Gli attacchi sono continuati e, il 12 aprile, l’esercito ucraino ha bombardato il villaggio urbano di Oleksandrivka, situato nel Nord-ovest dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk (DPR). In tale data i separatisti non hanno registrato nessuna vittima mentre l’Esercito di Kiev ha dichiarato di aver perso un soldato.

A seguito di quanto accaduto il 12 aprile, il presidente dell’Ucraina ha invitato l’omologo statunitense, Joe Biden, ad intensificare il sostegno militare e a favorire il rapido ingresso di Kiev nell’Alleanza Atlantica. L’Unione Europea, la NATO ed altre istituzioni internazionali stanno monitorando da vicino il peggioramento della situazione nell’Ucraina dell’Est, con particolare attenzione ai movimenti delle truppe russe lungo la linea di contatto. L’UE ha chiesto alle autorità russe di astenersi da qualsiasi azione che possa portare all’aggravamento delle tensioni.

La crisi nel Donbass è iniziata sette anni fa, il 23 febbraio 2014. All’epoca, nell’Est dell’Ucraina iniziarono azioni di protesta contro la sostituzione dell’allora presidente ucraino, Viktor Janukovič, di stampo filo-russo, con il nuovo governo filo-occidentale che si era insediato a Kiev. I manifestanti, che ritenevano il nuovo governo “illegittimo”, chiesero la federalizzazione del Paese e l’indipendenza delle aree di Donetsk e Lugansk. L’ondata di proteste si tradusse, il 6 aprile 2014, nell’occupazione dei palazzi dei Consigli regionali dei suddetti territori. Il giorno dopo, il 7 aprile, le autorità locali russofone indipendentiste proclamarono la nascita delle Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk. Più tardi, l’11 maggio 2014, il referendum per l’indipendenza delle due aree confermò la volontà dei separatisti. Mosca, che il 16 marzo dello stesso anno aveva “illegalmente” annesso la Crimea al suo territorio, sostenne le due nuove Repubbliche. L’Ucraina non accettò la perdita delle due aree e tentò, a partire da giugno 2014, di riprenderne il controllo.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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