Russia ordina il ritiro delle truppe dall’Ucraina dell’Est

Pubblicato il 23 aprile 2021 alle 9:22 in Russia Ucraina

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La Russia ha annunciato, giovedì 22 aprile, il ritiro delle truppe lungo la linea di contatto a confine con l’Ucraina Orientale. In tal modo, sembrerebbe aver interrotto il processo di dispiegamento di 100.000 soldati che aveva allarmato l’Occidente.

La notizia è stata accolta con favore dall’Unione Europea e dagli Stati Uniti, che avevano più volte chiesto alla Russia di evitare l’escalation e schierare truppe. Secondo quanto riferito dalla portavoce dell’Ucraina, Yuliia Mendel, Mosca, a partire dagli ultimi giorni di marzo, aveva collocato oltre 40.000 militari lungo il confine con l’Ucraina dell’Est e altrettanti in Crimea. A questi si era aggiunto l’ulteriore dispiegamento di 50.000 soldati nelle due aree. Il capo di Stato ucraino, Volodymyr Zelensky, si è detto soddisfatto della mossa del presidente russo, Vladimir Putin, affermando di “accogliere con favore ogni tentativo volto ad evitare l’escalation del conflitto nel Donbass”.

Quanto agli USA, il portavoce della Casa Bianca, Ned Price, ha riferito che Washington era consapevole del fatto che la Russia avrebbe agito in tal modo ma attendeva di assistere concretamente al ritiro delle truppe. Dal canto suo, l’Alleanza Atlantica, dopo aver preso atto della decisione di Mosca, ha ribadito l’importanza di intraprendere eventuali misure volte a ridurre definitivamente la crisi nel Donbass, aggiungendo che continuerà a monitorare le manovre dell’Esercito russo. Il quartier generale dell’Alleanza Atlantica ha sottolineato il sostegno a Kiev e ha invitato Mosca ad adempiere agli obblighi internazionali.

Dall’altra parte, il ministro della Difesa della Federazione Russa, Sergey Shoigu, ha dichiarato di aver ordinato ai militari coinvolti nelle esercitazioni di fare ritorno alla base entro il primo maggio, dato che era terminata la loro operazione di “ispezione della situazione lungo la linea di contatto”. Shoigu ha riferito che “il controllo rapido ha dimostrato la capacità delle truppe di garantire un’ottima difesa al Paese”. Nello specifico, il ministro russo ha spiegato che durante le esercitazioni è stato possibile elaborare piani d’azione per la difesa anti-anfibia della costa e testare gli ultimi e modelli di armi sviluppati dal Paese, tra cui i droni Pioneer, i sistemi missilistici costieri Bal e Bastion e le motovedette Raptor .

Poco dopo sono state rilasciate dichiarazioni anche dal portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, il quale ha affermato che non era a conoscenza della decisione di Mosca. Durante una conferenza stampa, gli è stato domandato se Putin avesse qualcosa da comunicare a Zelensky.

Il 22 aprile, la Russia ha iniziato esercitazioni su larga scala delle sue forze armate in Crimea. Secondo quanto reso noto dalla stampa russa, il Paese avrebbe dispiegato lungo la linea di contatto un totale di 1.200 unità di armi e attrezzature militari del Distretto militare Meridionale, della Flotta del Mar Nero e del Caspio. In aggiunta, oltre ad essere coinvolte nelle manovre erano anche 40 navi da guerra e 20 navi d’appoggio.  

Il giorno precedente, il 21 aprile, Mosca aveva schierato decine di carri armati a 20 km dal confine con l’Ucraina. L’arsenale fino a poco tempo fa si trovava a 100 km dalla linea di contatto. Inoltre, erano state avvistate lunghe fila di mezzi corrazzati dirigersi verso la regione di Krasnoperekopsk, situata nella penisola crimeana. Un filmato, registrato la mattina preso e diffuso da Aviapro, aveva confermato il dispiegamento.  È importante ricordare che, l’8 aprile, la Russia ha annunciato che la flotta del Mar Caspio sarebbe stata trasferita dalla base navale di Machačkala a quella del Mar Nero.

A partire dall’ultima settimana di marzo, la Federazione ha iniziato a trasferire il proprio arsenale militare e le proprie truppe lungo il confine dell’Ucraina dell’Est. In risposta, Kiev ha denunciato una potenziale provocazione russa nella regione di conflitto. Per il Cremlino, tale gesto è legittimo perché finalizzato a proteggere le linee di frontiera russe. Dall’altra parte, l’intelligence ucraina, l’SBU, sostiene che le truppe moscovite avrebbero l’obiettivo prendere il controllo sulle autoproclamate Repubbliche Lugansk e Donetsk, servendosi del pretesto di proteggere i residenti russi nella zona.

In precedenza, il primo aprile, il Cremlino aveva chiarito che l’incremento di truppe russe sulla linea di contatto era stata una mossa di difesa, per garantire la “sicurezza del Paese”, affermando che la Russia non intendeva prendere parte al conflitto armato in Ucraina. Questo perché Mosca non ha intenzione di “infiammare la guerra civile” e portare a un’escalation della crisi, aveva aggiunto Peskov.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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