Pakistan: i talebani rivendicano l’attacco a Quetta, Islamabad parla di “mano straniera”

Pubblicato il 23 aprile 2021 alle 9:28 in India Pakistan

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L’organizzazione dei talebani pakistani, nota come Tehreek-e-Taliban Pakistan (TTP), il 22 aprile, ha rivendicato la responsabilità dell’attacco contro un hotel della città pakistana di Quetta, capoluogo della provincia Sud-occidentale del Balochistan, che ospitava l’ambasciatore cinese nel Paese, Nong Rong, e che ha provocato 5 morti e 12 feriti, il 21 aprile. Per il Pakistan, una “mano straniera” potrebbe celarsi dietro ai fatti.

I talebani pakistani hanno affermato che l’obiettivo dell’attacco sono stati i funzionari della sicurezza del Pakistan. Il portavoce dell’organizzazione ha rilasciato una dichiarazione in cui ha affermato: “L’attentatore suicida ha colpito i funzionari di sicurezza esattamente come era stato pianificato”. L’esplosione del 21 aprile è avvenuta nel parcheggio dell’hotel Serena di Quetta ed è stata innescata dall’esplosione di un carico di esplosivo collocato su un’automobile, da parte di un attentatore suicida.

Quest’ultimo dettaglio è emerso in un secondo momento ed è stato confermato anche dal ministro dell’Interno del Pakistan, Sheikh Rashid Ahmed, il quale aveva parlato di “una mano straniera” nell’indicare chi fosse responsabile dell’accaduto. Il ministro pakistano Ahmed ha affermato che le agenzie di sicurezza del Pakistan combatteranno “gli sforzi profusi da Paesi confinanti per riorganizzare il TTP”. Il primo ministro pakistano, Imran Khan, ha dichiarato che il Paese non permetterà a “questo mostro” di riemergere, aggiungendo che le autorità si trovano in uno stato di massima allerta e controllano sia le minacce interne, sia quelle esterne.

Islamabad ha più volte accusato l’India di utilizzare gruppi di ribelli, anche in Afghanistan, per intraprendere una guerra per procura celata contro il Pakistan.  Lo scorso, 24 novembre, le autorità pakistane avevano consegnato al segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, un dossier in cui l’India era stata formalmente accusata di alimentare il terrorismo in Pakistan. Il governo pakistano aveva sostenuto di essere in possesso di prove che confermerebbero il legame e il sostegno dell’India alle organizzazioni terroristiche pakistane quali il TTP e i separatisti di etnia baloch. L’India, da parte sua, ha sempre negato tali insinuazioni e, al contrario, ha accusato Islamabad di sostenere e armare i militanti presenti nella porzione di Kashmir che ricade sotto l’autorità di Nuova Delhi.

Il nodo centrale delle tensioni tra India e Pakistan riguarda in realtà il Kashmir, una regione asiatica a maggioranza musulmana, situata tra l’India, il Pakistan e la Cina che, al momento, ne amministrano aree distinte e dove Nuova Delhi e Islamabad rivendicano la propria sovranità l’una sulle parti dell’altra. Dallo scorso  25 febbraio, le tensioni tra le parti a tal proposito si erano però ridimensionate, quando, i rispettivi eserciti avevano concordato di attenersi rigidamente ad un accordo di cessate il fuoco lungo il confine de facto tra i due Paesi nella regione del Kashmir, detto Linea di controllo (LoC), risalente al 2003.

Il 22 aprile, a livello internazionale, la Cina e l’Onu hanno condannato l’attacco a Quetta. Il portavoce del Ministero Affari Esteri della Cina, Wang Wenbin, ha descritto la vicenda come “un attacco terroristico” e ha poi affermato che l’ambasciatore Nong e la sua delegazione non fossero all’hotel quando si sono verificati i fatti. Anche il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha condannato quanto accaduto il 21 aprile, ribadendo il supporto dell’Onu al Pakistan nella lotta all’estremismo violento e al terrorismo.

Il TTP ha condotto attacchi letali in vari centri urbani del Paese per molto tempo, agendo dalle proprie basi collocate al confine con l’Afghanistan. In tali aree, il TTP ha anche ospitato vari gruppi jihadisti, compreso al-Qaeda. Nel 2014, Islamabad aveva però intrapreso un’offensiva militare contro il gruppo, distruggendone il comando e la struttura di controllo, e riducendo così la violenza nel Paese.

Nella provincia pakistana del Balochistan, però, sono ancora attivi vari gruppi armati quali i separatisti di etnia baloch che, da anni, starebbero portando avanti insurrezioni nell’area, organizzazioni di estremisti islamici e i talebani. La provincia è la più povera del Paese, nonostante disponga di ricche risorse naturali e gli abitanti hanno spesso lamentato di non ricevere una parte della ricchezza derivante dal gas e dai minerali. Per essa passa il Corridoio economico Cina-Pakistan (CPEC), che sarà realizzato da Pechino e Islamabad nell’ambito del grande progetto infrastrutturale e di finanziamenti delle Nuove Vie della Seta e nel quale il governo cinese intende investire circa 62 miliardi di dollari. Gli abitanti del Balochistan avrebbero criticato il progetto in quanto avrebbe portato loro pochi benefici, visto che la maggior parte dei nuovi lavori creati sarebbe andata ad altri.

L’attacco del TTP è arrivato in seguito alle proteste promosse del gruppo pakistano islamista conservatore Tehreek-e-Labbaik Pakistan (TLP),  iniziate il 12 aprile scorso e durate una settimana, per richiedere al governo pakistano di espellere l’ambasciatore francese, Marc Baréty. Il TLP ha guidato le proteste anti-francesi in Pakistan da quando il presidente della Francia, Emmanuel Macron, nel mese di ottobre 2020, aveva difeso i diritti della testata satirica francese Charlie Hebdo di ripubblicare una vignetta ritraente il profeta Maometto. Sebbene non vi sia un collegamento tra il TTP e il TLP, dichiarato un’organizzazione terroristica dal governo di Islamabad il 12 aprile scorso, i talebani pakistani hanno pubblicato una dichiarazione di sostegno alle proteste.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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