Naufragio al largo della Libia, disperse le tracce di oltre 100 migranti

Pubblicato il 23 aprile 2021 alle 11:57 in Immigrazione Libia

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Si teme che più di 100 migranti abbiano perso la vita in mare dopo che il gommone sul quale si trovavano si è capovolto al largo delle coste libiche. L’ONG Sos Mediterranee, che ha riportato la notizia, ha dichiarato che ci sono poche speranze di trovare sopravvissuti.

Il barcone, con 130 persone a bordo, era stato individuato, mercoledì 21 aprile, in acque internazionali, al largo della Libia, insieme ad altre due imbarcazioni. L’Ocean Viking, gestita dall’organizzazione non governativa, e altre tre navi mercantili avevano avviato operazioni di salvataggio nella zona per soccorrere i migranti in difficoltà. “Quando siamo arrivati oggi sulla scena, non abbiamo trovato nessun sopravvissuto ma abbiamo potuto vedere almeno 10 corpi nelle vicinanze del relitto. Abbiamo il cuore spezzato”, ha affermato Luisa Albera, coordinatrice di ricerca e soccorso a bordo della Ocean Viking. Eugenio Ambrosi, capo staff dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (IOM), ha dichiarato che almeno 100 persone sarebbero decedute nell’incidente, avvenuto nel Mediterraneo centrale, a Nord-Est di Tripoli. “Queste sono le conseguenze umane delle politiche che non rispettano il diritto internazionale e il più basilare degli imperativi umanitari”, ha scritto Ambrosi su Twitter.

Intanto, sempre nella giornata di mercoledì 21 aprile, una motovedetta della Guardia costiera libica, la ‘Ubari’, ha tratto in salvo 104 migranti, tra cui 10 donne e 3 minori, e recuperato 2 corpi, quello di “una donna e di un bambino”. Lo ha riferito, in un tweet, l’account di ‘Migrant Rescue Watch’ precisando che i migranti, tutti africani, sono stati fatti sbarcare “nel porto di Tripoli”. Tra le persone sopravvissute 43 provengono dal Mali, 33 dalla Costa d’Avorio, 16 dalla Guinea, 8 dal Sudan, 3 dal Senegal e una dal Niger. La notizia era stata anticipata da Safa Msehli, portavoce dell’IOM, che, sul suo profilo Twitter, aveva scritto: “Un bambino e una donna sono morti oggi in Libia e più di 100 persone sono state intercettate e portate nel limbo della detenzione. Le mura europee del silenzio continuano a crescere sempre più alte”.

Il naufragio di mercoledì 21 aprile è stato l’ultimo avvenuto lungo la rotta del Mediterraneo centrale, dove quest’anno sono morti circa 350 migranti. Dal 2014, più di 20.000 persone hanno perso la vita in mare mentre cercavano di raggiungere l’Europa dall’Africa. Più di 17.000 di questi decessi si sono verificati nel Mediterraneo centrale, descritto dalle Nazioni Unite come il percorso più pericoloso al mondo per migranti e richiedenti asilo.

La Libia rimane una delle aree di transito più utilizzate dai migranti che intendono raggiungere l’Europa. I trafficanti di esseri umani, la maggior parte operanti nel Paese nordafricano, lanciano in mare gommoni o barche da pesca affollate che sperano di raggiungere le coste europee. Alcuni migranti fuggono da conflitti o persecuzioni, mentre molte delle centinaia di migliaia di persone soccorse in mare negli ultimi anni fuggono dalla povertà. 

Per quanto riguarda i migranti che attraversano il Mediterraneo centrale, il loro numero è aumentato di quasi quattro volte a marzo, rispetto allo stesso mese di un anno fa, raggiungendo quota 1.800 persone. Tunisia e Costa d’Avorio sono i Paesi da cui è partito il maggior numero di migranti imbarcatisi su questa rotta. Nel Mediterraneo occidentale, invece, nel mese di marzo, sono stati rilevati circa 1050 attraversamenti illegali, quasi il doppio rispetto allo stesso mese del 2020. Il totale per i primi tre mesi del 2021, per quanto rigurada la rotta occidentale del Mediterraneo, si è attestato a circa 2 700, ovvero l’8% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Gli algerini hanno rappresentato i tre quinti degli arrivi quest’anno, mentre i marocchini hanno costituito il secondo gruppo più consistente. Nel Mediterraneo orientale, secondo i dati di Frontex, sono stati segnalati nel mese di marzo, circa 1 850 rilevamenti di attraversamenti illegali, il 43% in meno rispetto a un anno fa. Sempre su questa rotta, nel periodo gennaio-marzo, il numero totale di rilevamenti è sceso del 71%, arrivando a circa 3 300. Siriani e turchi rappresentano le nazionalità più numerose.

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Chiara Gentili

di Redazione

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