L’Ucraina chiede a Israele di mediare nei colloqui con la Russia

Pubblicato il 23 aprile 2021 alle 15:21 in Israele Russia Ucraina

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il Governo dell’Ucraina ha invitato, venerdì 23 aprile, il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, a svolgere la funzione di mediatore nei prossimi colloqui tra Kiev e Mosca. La notizia è stata comunicata dall’ambasciatore ucraino in Israele, Yevgeny Korniychuk, durante un’intervista rilasciata al canale televisivo israeliano I24news.

Korniychuk ha spiegato che la richiesta è stata avanzata perché Israele ha buoni rapporti sia con il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, sia con il suo omologo ucraino, Volodymyr Zelensky. La proposta è stata accolta positivamente dai vertici israeliani. A tal riguardo, Netanyahu ha riferito che avrebbe cercato di fare del suo meglio nel futuro incontro tra Mosca e Kiev, sottolineando la sua volontà di aiutare nella riappacificazione tra i due Paesi in relazione alla crisi nel Donbass.

Il servizio stampa del primo ministro israeliano, inoltre, si è rifiutato di rilasciare ulteriori dichiarazioni all’agenzia di stampa russa RIA.

Nel frattempo, il leader dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Lugansk (LPR), Leonid Pasechnik, ha annunciato la sua disponibilità a tenere un vertice con il presidente dell’Ucraina, suggerendo come punto d’incontro qualsiasi area lungo la linea di contatto del Donbass. La dichiarazione è stata rilasciata, il 22 aprile, durante il suo discorso a Zelensky. Pasechnik ha sottolineato che raggiungere un accordo per garantire la stabilità nell’area è la migliore soluzione perché “discutere di pace è meglio che spargere sangue sul campo di battaglia”. Il leader della LPR ha concluso affermando di aspettarsi una risposta tempestiva da Kiev.

L’incontro, tuttavia, non è stato proposto da Kiev, bensì da Mosca. Nello specifico, il 20 aprile, Zelensky ha invitato Putin ad incontrarsi nel Donbass, dove “si sta consumando la guerra”, per trovare un punto d’incontro in merito alla crisi. Inoltre, in precedenza, Kiev aveva dichiarato di essere estremamente preoccupata per l’incremento di truppe russe in Crimea e lungo i confini dell’Ucraina Orientale, affermando di voler evitare lo scoppio di una guerra perché porterebbe alla perdita di innumerevoli vite umane. 

 In risposta, il 22 aprile, Putin ha accolto positivamente la proposta d’incontro avanzata dal leader dell’Ucraina, sottolineando, però, che avrebbe accettato l’incontro solo sarebbe stato focalizzato sul ripristino delle relazioni bilaterali tra Mosca e Kiev. Dall’altra parte, se l’intenzione ucraina era quella di discutere della situazione nel Donbass, Putin ha affermato che il vertice russo-ucraino non sarebbe stato il format adeguato. “Prima di tutto dovrebbe incontrare i leader delle autoproclamate Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk” ha spiegato, aggiungendo che i colloqui con i Paesi terzi, ovvero la Russia, dovrebbero tenersi solo in un secondo momento. Dall’altra parte, se il fulcro dell’incontro Mosca-Kiev dovesse essere il ripristino delle relazioni bilaterali tra i due Paesi, allora la Russia sarà pronta a ricevere il leader ucraino a Mosca.

È importante sottolineare che, nell’ultimo periodo, le relazioni bilaterali russo-ucraine si sono aggravate notevolmente a causa della crisi nel Donbass. Nel dettaglio, a partire dall’ultima settimana di marzo, la Federazione ha iniziato a trasferire il proprio arsenale militare e le proprie truppe lungo il confine dell’Ucraina dell’Est. In risposta, Kiev ha denunciato una potenziale provocazione russa nella regione di conflitto. Per il Cremlino, tale gesto è legittimo perché finalizzato a proteggere le linee di frontiera russe. Dall’altra parte, l’intelligence ucraina, l’SBU, sostiene che le truppe moscovite avrebbero l’obiettivo prendere il controllo sulle autoproclamate Repubbliche Lugansk e Donetsk, servendosi del pretesto di proteggere i residenti russi nella zona. Nonostante ciò, il 22 aprile, la Russia ha sorpreso la comunità internazionale e ha annunciato il ritiro delle truppe lungo la linea di contatto con l’Ucraina dell’Est.

La crisi nel Donbass è iniziata sette anni fa, il 23 febbraio 2014. All’epoca, nell’Est dell’Ucraina iniziarono azioni di protesta contro la sostituzione dell’allora presidente ucraino, Viktor Janukovič, di stampo filo-russo, con il nuovo governo filo-occidentale che si era insediato a Kiev. I manifestanti, che ritenevano il nuovo governo “illegittimo”, chiesero la federalizzazione del Paese e l’indipendenza delle aree di Donetsk e Lugansk. L’ondata di proteste si tradusse, il 6 aprile 2014, nell’occupazione dei palazzi dei Consigli regionali dei suddetti territori. Il giorno dopo, il 7 aprile, le autorità locali russofone indipendentiste proclamarono la nascita delle Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk. Più tardi, l’11 maggio 2014, il referendum per l’indipendenza delle due aree confermò la volontà dei separatisti. Mosca, che il 16 marzo dello stesso anno aveva “illegalmente” annesso la Crimea al suo territorio, sostenne le due nuove Repubbliche. L’Ucraina non accettò la perdita delle due aree e tentò, a partire da giugno 2014, di riprenderne il controllo.

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.