Le conseguenze della morte di Deby sulla sicurezza in Nigeria

Pubblicato il 23 aprile 2021 alle 16:05 in Ciad Nigeria

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Oltre che causare instabilità in Ciad, la morte del presidente ciadiano, Idriss Deby, potrebbe peggiorare il quadro di sicurezza anche nella confinante Nigeria, da tempo impegnata nella lotta contro i militanti islamisti di Boko Haram.

Questo è quanto è stato dichiarato dal ministro della Difesa nigeriano, Bashir Magashi, mentre si rivolgeva ai giornalisti nella capitale, Abuja, il 22 aprile. Per prevenire una possibile escalation di violenza in Nigeria, il ministro ha riferito che verrà aumentato il numero di truppe dispiegate ai confini, in particolare quello con il Ciad, in modo tale da bloccare un possibile flusso di uomini armati.

Secondo Magashi, la mancanza di sicurezza e stabilità in Ciad creerà numerosi problemi per i Paesi vicini. Come ha ricordato il ministro, è in corso una cooperazione militare volta a promuovere la sicurezza regionale tramite la Multinational Joint Task Force (MJTF), composta da soldati provenienti dal Benin, Nigeria, Niger, Ciad e Cameroon. Tuttavia, l’attuale instabilità in Ciad potrebbe compromettere la continuità del lavoro portato avanti dalla MJTF. Nondimeno, il ministro si è anche espresso sulla questione della proliferazione delle armi. Stando alle dichiarazioni di Magashi, finora è stata la leadership del Ciad a fermare la maggior parte di questi flussi, soprattutto quelli provenienti dalla Libia. Ora, a seguito della morte di Deby, il traffico di armi potrebbe aumentare e sfuggire dal controllo delle nazioni coinvolte, tra cui la Nigeria. 

Stando a quanto riferito alla stampa nigeriana, anche il presidente della Nigeria, Muhammadu Buhari, si è espresso in merito alle possibili conseguenze della situazione in Ciad sulla sicurezza nazionale, sostenendo che la morte di Deby potrebbe portare ad un vuoto di potere nelle operazioni antiterrorismo contro Boko Haram. Inoltre, il presidente ha espresso preoccupazioni riguardo alla minaccia dei gruppi armati che desiderano prendere il controllo politico della Nigeria per appropriarsi della produzione del petrolio.

La Nigeria confina con il Ciad a Nord-Est, dove da circa un decennio il Paese lotta contro l’insurrezione islamista del gruppo terroristico noto come Boko Haram, il quale colpisce spesso la zona del Lago Ciad, situato proprio tra i due Paesi. L’organizzazione è stata fondata nel 2002 come movimento religioso con l’intento di riformare la società nigeriana in base all’interpretazione letterale della Sharia. Dal 2010, il gruppo si è affidato sempre di più alla violenza, la quale si è intensificata a causa degli arresti illegali, alla detenzione e alle uccisioni da parte delle forze di sicurezza nigeriane. Quest’ultime nel 2013, insieme ai militanti civili della Civilian Joint Task Force (CJTF), hanno represso ulteriormente Boko Haram, costringendo il gruppo armato a lasciare le città e a trasferirsi nelle zone rurali, dove ha perpetrato attacchi in tutto il Nord-Est, prendendo di mira sia le forze di sicurezza che i civili.

Nel 2016, Boko Haram si è fratturato, dopo lunghi disaccordi interni e la perdita di un territorio significativo l’anno precedente. Di conseguenza, due grandi fazioni sono emerse: lo Stato Islamico dell’Africa occidentale (ISWAP), e il Jama’atu Ahlis Sunna Lidda’awati wal-Jihad (JAS). Successivamente, lo Stato Islamico (IS) ha riconosciuto la fazione ISWAP come sua affiliata. L’ISWAP ha sede intorno al Lago Ciad, una regione strategica in quanto confina con la Nigeria, il Ciad, il Niger e il Camerun. Il gruppo in questione conta, secondo quanto riferito dalle Nazioni Unite, tra i 3.500 e i 5.000 combattenti. Dal canto suo, la JAS ha sede principalmente nella foresta di Sambisa e in altre parti del Sud dello Stato di Borno. Si stima che abbia tra i 1.500 e i 2.000 combattenti.

Il quadro della sicurezza della Nigeria è ulteriormente complicato dalla presenza dei cosiddetti gruppi di banditi che solitamente effettuano rapimenti per riscatto. Il fenomeno del banditismo deriva da una lunga competizione per la terra e le risorse idriche tra i pastori Fulani e gli agricoltori Hausa, entrambe etnie che nel tempo hanno mobilitato gruppi armati, anche noti come “banditi” o “vigilantes”, per proteggersi. Secondo quanto emerso da una ricerca dell’Institute for Security Studies (ISS), i gruppi di banditi starebbero formando delle alleanze con Boko Haram, aggravando così il contesto già instabile del Nord del Paese.  

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Julie Dickman

di Redazione

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