Il governo tedesco approva lo stanziamento di nuove truppe in Mali

Pubblicato il 23 aprile 2021 alle 20:13 in Germania Mali

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Il governo tedesco ha approvato lo stanziamento di ulteriori truppe tedesche a supporto della missione europea in Mali e ha approvato l’estensione della partecipazione alla Missione Multidimensionale di Stabilizzazione Integrata delle Nazioni Unite nello stesso Paese. 

La notizia è stata riferita il 22 aprile da una fonte governativa, citata dall’agenzia di stampa Reuters. Un massimo di 600 soldati faranno parte della Missione di Addestramento dell’Unione Europea in Mali, la EUTM. Si tratta di un aumento di 150 soldati, rispetto al mandato precedente. La missione ha anche lanciato il progetto di costruzione di una nuova base di addestramento a Sevare, nel Mali centrale, una regione particolarmente interessata dalla violenza islamista ed etnica. Il Consiglio dell’UE aveva prorogato il mandato della EUTM, il 23 marzo 2020, fino al 18 maggio 2024. Con la stessa misura, l’Europa ha deciso di ampliare la portata della missione, volta a contribuire alla formazione delle forze armate maliane. Questa potrà fornire assistenza militare alla forza congiunta del G5 Sahel e alle forze armate nazionali nei Paesi del G5 Sahel mediante consulenza, formazione e tutoraggio militari. 

Inoltre, sempre per quanto riguarda la Germania in Mali, il governo tedesco ha anche approvato l’estensione di un anno della partecipazione di Berlino alla forza di mantenimento della pace delle Nazioni Unite in Mali, MINUSMA, mantenendo l’attuale stanziamento, che prevede un massimo di 1.100 soldati. Questi sono collocati principalmente nella città settentrionale di Gao. Tuttavia, è necessario specificare che entrambi i mandati devono ancora essere approvati dal Parlamento. La missione dell’ONU nel Paese africano, il cui dispiegamento è iniziato nell’aprile 2013, è composta da un totale di 15.000 unità, di cui 12.000 militari.

Si tratta di una delle missioni più letali per l’ONU, che ha visto la morte di oltre 140 persone a causa di attacchi terroristici, il numero di vittime più alto di qualsiasi missione di mantenimento della pace delle Nazioni Unite. Solo nel 2020 si sono verificati 10 decessi. Il primo luglio 2020, il mandato della MINUSMA è stato esteso per un ulteriore periodo di 12 mesi. L’operazione ha un costo annuo di circa 1,2 miliardi di dollari. Dal punto di vista locale, tuttavia, la forza è stata oggetto di numerose critiche per non essere riuscita a contrastare in modo efficiente l’aumento del terrorismo nella regione. 

Nello specifico, la situazione in Mali è particolarmente critica a partire dal 2012, quando il Paese ha dovuto affrontare una rivolta armata scoppiata nel Nord e guidata da membri Tuareg alleati con alcuni combattenti di Al-Qaeda. Nel corso dell’anno, questi sono riusciti a prendere il controllo delle regioni settentrionali. Successivamente, nel 2013, la situazione è peggiorata, con il movimento che è riuscito ad espandersi nelle regioni centrali, provocando l’intervento armato delle forze francesi. Dal 20 gennaio 2013, gli insorti sono stati gradualmente sradicati ed espulsi dai territori del Nord grazie alle operazioni congiunte delle truppe di Francia e Mali. Ciononostante, da allora continuano a verificarsi periodicamente attacchi e scontri, con la conseguente morte di militari e civili.

La regione più problematica rimane quella settentrionale, ma le violenze si sono diffuse anche nel Mali occidentale, dove si trova la capitale del Paese, Bamako. Per citare una serie di episodi, il 9 aprile 2020, alcuni gruppi affiliati ad al-Qaeda che operano nel Sahel hanno attaccato un posto di sicurezza e dogana sulla strada Bamako-Kayes, nella regione occidentale di Kayes, in Mali. Quattro mesi dopo, il 5 agosto 2020, altri militanti hanno attaccato un altro posto situato sul tratto Nioro-Kayes. Questi e altri incidenti segnalano che la regione, che confina con Guinea, Mauritania e Senegal, sta diventando sempre più un focolaio di violenza estremista. L’8 febbraio, le autorità senegalesi hanno annunciato di aver smantellato una cellula di supporto della katiba Macina, nella città di confine di Kidira, proprio di fronte al confine di Kayes. 

Dal Mali, le ostilità si sono presto propagate in Burkina Faso e in Niger, dove militanti affiliati o allo stato Islamico o ad Al-Qaeda hanno sfruttato la povertà delle comunità più emarginate per fomentare tensioni tra diversi gruppi etnici. Proprio le aree in cui convergono i confini tra Niger, Burkina Faso e Mali sono state contrassegnate dai combattimenti più intensi. Secondo le Nazioni Unite, gli attacchi sarebbero aumentati di cinque volte tra il 2016 e il 2020, anno in cui sarebbero state uccise circa 4.000 persone nei tre Paesi rispetto alle 770 del 2016. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione