Crisi diplomatica Russia-Repubblica Ceca: gli ultimi sviluppi

Pubblicato il 23 aprile 2021 alle 8:47 in Repubblica Ceca Russia

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Il Governo della Repubblica Ceca ha deciso di espellere 63 dipendenti dell’Ambasciata russa a Praga. A riferirlo alla televisione nazionale, il 22 aprile, è stato il ministro degli Esteri ceco, Jakub Kulhanek, il quale ha altresì specificato che la mossa si inserisce all’interno dell’iniziativa di Praga di ridurre il numero di dipendenti dell’Ambasciata della Federazione Russa nel Paese, per corrispondere al numero di diplomatici cechi a Mosca.

Parallelamente, il capo del Dipartimento degli Esteri dell’ufficio presidenziale di Praga, Rudolf Jindrak, ha dichiarato che la nazione ha “circa 50 diplomatici in più della Russia”, incluso il personale di tutte le missioni culturali e commerciali. Secondo i calcoli, dal prossimo 27 aprile, il personale dell’ambasciata di Mosca nel Paese europeo è composto da 27 diplomatici e 67 tecnici, mentre quella ceca nella Federazione Russa è composta da 5 diplomatici e 19 tecnici. Nel frattempo, l’ambasciatore ceco a Mosca, Vitezslav Pivonka, ha informato che continuerà a lavorare nel Paese per il momento, dopo essere stato convocato al Ministero degli Esteri russo, sempre il 22 aprile.

Le tensioni tra Mosca e Praga si sono acuite, il 18 aprile, in seguito alle dichiarazioni del primo ministro della Repubblica Ceca, Andrej Babis, secondo il quale vi è un “sospetto fondato” sul coinvolgimento di ufficiali dei Servizi Speciali russi SVR e GRU nell’esplosione di un magazzino di munizioni militari a Vrbetice, nel Sud-Est di Praga, accaduto il 16 ottobre 2014. In tale occasione, 50 tonnellate di munizioni erano esplose, e i frammenti si erano sparsi in un raggio di 800 metri da dove si trovava il deposito. Due dipendenti della società locale Imex Group, che aveva affittato il magazzino dall’Istituto Tecnico Militare di Stato, sono rimasti uccisi, mentre tutti gli abitanti del paese erano stati evacuati con urgenza.

In relazione all’episodio, la polizia di Praga ha reso noto di essere alla ricerca di due uomini con passaporti russi, Alexander Petrov e Ruslan Boshirov, accusati di essere coinvolti nell’incidente. Dall’11 al 16 ottobre 2014, questi si trovavano in Repubblica Ceca. In aggiunta, stando a quanto riportato dal quotidiano ceco Lidové noviny, i due uomini si sarebbero recati sul territorio del deposito di munizioni nel villaggio di Vrbetice, nella zona di Zlín, nella parte orientale del Paese europeo, e la loro presenza sul luogo dell’esplosione sarebbe altresì confermata dalle immagini di sorveglianza rinvenute dall’indagine. Lì, si presume che i due avessero piazzato un ordigno esplosivo da detonare in un secondo momento, quando le armi e le munizioni avrebbero lasciato il magazzino. Tuttavia, come notato da Lidové noviny, l’ordigno sarebbe esploso prima del previsto. Per l’indagine, di fatto, l’attacco si sarebbe dovuto verificare una volta ricevuta la spedizione all’estero.

Successivamente, la Repubblica Ceca ha annunciato l’espulsione di 18 diplomatici russi dal Paese e, in risposta, Mosca ha dichiarato 20 funzionari dell’Ambasciata ceca nella Federazione “persona non grata”, il 19 aprile. Nonostante tutto, la Russia ha negato il coinvolgimento dei due individui, e ha informato che non procederà con l’estradizione dei due uomini. Tali accuse, a detta di Mosca, risultano essere ancora più “assurde” alla luce del fatto che, in precedenza, le stesse autorità della Repubblica Ceca avevano incolpato per l’attentato le aziende proprietarie del magazzino. Inoltre, per il presidente della Commissione per gli Affari Internazionali della Duma di Stato, Leonid Slutsky, i motivi dietro la mossa di Praga non sono per nulla ricollegabili all’episodio dell’esplosione, ma sarebbero semplicemente dovuti al voler seguire la “linea russofobica” di Washington.

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Mariela Langone

di Redazione

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