USA: sparatoria a Columbus, cosa sappiamo

Pubblicato il 22 aprile 2021 alle 20:33 in USA e Canada

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La 16enne statunitense di colore Ma’Khia Bryant è stata uccisa nei pressi della casa famiglia dove viveva, il 21 aprile, dopo essere stata colpita da quattro colpi di arma da fuoco, sparati da un agente bianco della polizia di Columbus, in Ohio, durante una vicenda ancora da chiarire.

I fatti sono avvenuti di fronte ad una casa famiglia situata su Legion Lane, in un quartiere residenziale a Sud-Est della città. Un video di pochi secondi registrato dalla telecamera posizionata sulla divisa del poliziotto ha immortalato parte dell’accaduto ed è stato diffuso dalla polizia di Columbus. Nelle immagini è possibile vedere Bryant con in mano un coltello attaccare una prima ragazza caduta a terra per poi protendersi verso un’altra donna, alcuni minuti prima di essere colpita dai colpi d’arma da fuoco. Il capo ad interim della divisione di Columbus della polizia, Michael Woods, ha poi reso noto che l’agente coinvolto nella vicenda è Nicholas Reardon, in servizio dal mese di dicembre 2019, che è stato messo in aspettativa amministrativa.

Woods ha commentato la vicenda affermando: “È una tragedia […] Non ci sono altri termini. È una ragazza di 16 anni”. Woods ha anche specificato che la polizia di Columbus è autorizzare a fare un uso della forza anche letale per proteggere qualcuno che rischi di essere ucciso da un’altra persona. Gli agenti sarebbero dotati di teaser, da utilizzare nel caso in cui non vi sia una minaccia di morte immediata e, nel caso in cui utilizzino armi da fuoco, non è loro richiesto di avvertire che stanno per sparare, sebbene, secondo Woods, cerchino di farlo quando vi è tempo a sufficienza. Secondo esperti citati dal New York Times che hanno visto il video, le azioni dell’agente Briant sembrerebbero, secondo una prima analisi, giustificate.

La polizia era intervenuta in loco alle 16:44, ora locale, dopo aver ricevuto una chiamata al numero d’emergenza 911. In base agli audio citati dal New York Times, a chiamare sarebbe stata una donna giovane la quale ha affermato che qualcuno stesse cercando di accoltellare lei e le persone con cui si trovava e che quella stessa persona avesse “messo le mani addosso” a sua nonna. L’utente che ha risposto alla chiamata avrebbe poi chiesto ripetutamente alla persona dall’altro capo del telefono se avesse visto o meno armi. In risposta la donna ha affermato: “Abbiamo bisogno di un agente della polizia, qui, adesso”. Al momento, l’identità della persona che ha dato l’allarme resta da chiarire e la polizia avrebbe ricevuto anche una seconda chiamata che è stata, però, conclusa visto l’arrivo della polizia sulla scena.

La Casa Bianca ha definito l’evento “tragico”. Intanto, la polizia di Columbus ha chiesto “pazienza” alla comunità locale nell’attesa della diffusione delle chiamate al numero d’emergenza 911 e di nuovi video girati dalle telecamere sulle divise degli agenti. Il direttore addetto alla pubblica sicurezza della città di Columbus, Ned Pettus Jr., ha affermato che la vicenda sia stata “in ogni caso, un’orrenda tragedia” e ha poi aggiunto che, dai video, emergerebbero maggiori dettagli. Per tale ragione, per Pettus, è necessario “fermarsi, guardare più da vicino la sequenza degli eventi e, sebbene non sia facile, aspettare che i fatti siano chiariti da un’indagine indipendente”. Al momento, come affermato da Pettus, l’Ufficio di indagine criminale dell’Ohio ha avviato un’investigazione condotta da terze parti che dovrà rispondere a questioni fondamentali come quali fossero le informazioni a disposizione dell’agente Reardon, cosa abbia visto sulla scena dei fatti e cosa sarebbe successo se non avesse agito.

La ragazza uccisa il 21 aprile viveva in una casa famiglia dallo scorso 14 febbraio, quando aveva raggiunto la sorella che già viveva lì da oltre un anno. La madre adottiva di Bryant, la signora Moore, ha affermato: “Non so perché l’abbiano uccisa. Non so perché non abbiano usato il teaser”. Moore ha affermato di ritenere che la lite che ha coinvolto Bryant fosse nata da questioni legate a questioni domestiche, emerse in seguito alla visita di uno tra i suoi ex figli adottivi. Al 21 aprile, la signora Moore stava ospitando tre figli adottivi, compresa Bryant.

L’accaduto ha scatenato una nuova ondata di “dolore, rabbia e protesta” negli Stati Uniti, come evidenziato dal New York Times, Paese dove sono in aumento le tensioni per casi di violenza da parte della polizia nei confronti di persone di colore. Nel vicinato di Legion Lane, più persone hanno iniziato ad affermare che la polizia avrebbe potuto ridimensionare l’accaduto.  I fatti del 21 aprile sono avvenuti a pochi minuti di distanza dall’emissione di una sentenza di condanna a carico del poliziotto Derek Chauvin per l’omicidio di George Floyd.

Quest’ultimo era un cittadino afroamericano ucciso nel corso di un arresto, il 25 maggio 2020, a Minneapolis. George Floyd era stato fermato dalla polizia locale perché sospettato di aver utilizzato una banconota falsa. Un filmato registrato da alcuni passanti ha immortalato uno dei quattro agenti presenti sul posto, Derek Chauvin, mentre immobilizzava a terra Floyd, comprimendo con il proprio ginocchio il collo del sospettato. Nel video, è possibile sentire l’uomo pronunciare la frase: “Non riesco a respirare”, per poi perdere conoscenza poco dopo. Nonostante ciò, Chauvin ha continuato ad esercitare pressione sul collo dell’uomo per oltre 8 minuti, senza essere fermato dai colleghi. Successivamente, Floyd è stato dichiarato morto all’Hennepin County Medical Center.

Dalla morte di Floyd è nato il movimento contro l’utilizzo eccessivo della violenza nei confronti delle persone di colore noto come Black Lives Matter che dagli USA si è poi esteso anche ad altri Paesi. Nella città di Columbus, in particolare si erano già verificati altri due episodi nel mese di dicembre 2020 in cui una 23enne e un 47enne, entrambi di colore, Casey Goodson e Andre Hill, erano stati uccisi dalla polizia.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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