Scambio di attacchi missilistici tra i territori di Siria e Israele

Pubblicato il 22 aprile 2021 alle 11:59 in Israele Siria

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Un missile siriano terra-aria è esploso, nella notte di mercoledì 21 aprile, nel Sud di Israele, provocando la reazione delle forze armate di Tel Aviv che, poco dopo, hanno effettuato raid aerei contro obiettivi situati nei pressi di Damasco. Secondo quando riferito dai militari israeliani, l’attacco siriano aveva attivato le sirene di allarme in un’area vicino al reattore nucleare di Dimona ma non aveva provocato vittime o danni materiali. Il missile era caduto nel Nord della regione del Negev e, stando alle notizie riportate dal quotidiano The Times of Israel, non era diretto contro un obiettivo preciso nello Stato ebraico. Si trattava, al contrario, di un missile antiaereo “vagante” lanciato contro un caccia israeliano, durante un attacco aereo contro alcuni obiettivi nelle contese Alture del Golan. Il missile era precisamente un SA-5 e non avrebbe colpito il reattore, atterrando a circa 30 km di distanza. I media israeliani hanno riferito che, da settimane, le difese aeree attorno al reattore di Dimona e al porto di Eilat, sul Mar Rosso, sono state rafforzate in previsione di un possibile attacco missilistico o di droni a lungo raggio lanciati da forze appoggiate dall’Iran.

In risposta al razzo, le forze di Difesa israeliane hanno dichiarato di aver attaccato diverse batterie missilistiche in Siria, nei dintorni di Damasco, inclusa quella dalla quale è stato lanciato l’attacco che ha colpito il suo territorio. L’agenzia di stampa governativa siriana Sana ha riferito che le difese aeree del Paese sarebbero riuscite ad intercettare l’offensiva israeliana. “Le nostre difese aeree hanno respinto i razzi e ne hanno abbattuti la maggior parte”, ha reso noto l’agenzia. Tuttavia, quattro soldati sono rimasti feriti nell’attacco, che ha provocato anche alcuni danni materiali. Una fonte militare siriana ha specificato che gli attacchi israeliani hanno preso di mira luoghi vicino alla città di Dumair, circa 40 km a Nord-Est di Damasco, dove sono presenti le milizie sostenute dall’Iran. È un’area che Israele ha colpito ripetutamente nelle offensive passate. Le tensioni tra Israele e Iran sono ulteriormente aumentate di recente per via della decisione di Teheran di arricchire uranio al 60%, il livello più alto mai raggiunto, e dell’incidente presso l’impianto nucleare sotterraneo di Natanz, verificatosi l’11 aprile, del quale il governo iraniano ritiene Tel Aviv il principale sospettato. 

Per quando riguarda le attività israeliane in Siria, l’agenzia di stampa Reuters ha osservato un notevole incremento degli attacchi aerei di Tel Aviv su presunti centri di produzione di missili e armi iraniane in Siria. Le operazioni sarebbero finalizzate, secondo quanto riferito da fonti di intelligence, a respingere quella che Israele considera una furtiva invasione territoriale da parte del suo maggiore nemico regionale, l’Iran. In particolare, a detta di Tel Aviv, Teheran, sfruttando un’alleanza di lunga data con la Siria, starebbe spostando parti della sua avanzata industria missilistica e delle sue armi in compound sotterranei preesistenti per sviluppare un arsenale sofisticato nel raggio dei centri abitati israeliani.

L’unico intervento che Israele ha attuato, in passato, nel conflitto siriano ha riguardato sporadici attacchi aerei per distruggere le spedizioni di armi al gruppo libanese Hezbollah, sostenuto dall’Iran, e impedire alle milizie di creare basi nel Sud-Ovest della Siria, vicino al territorio israeliano. Tuttavia, con Assad che ha guidato il conflitto decennale contro i ribelli siriani anche grazie all’aiuto di forze iraniane e russe, Israele si è sempre più dato da fare per prendere di mira la penetrazione iraniana nelle infrastrutture militari siriane, secondo quanto riferito da fonti di sicurezza citate da Reuters. Il capo di stato maggiore dell’esercito israeliano, Aviv Kochavi, ha dichiarato, a dicembre, che più di 500 attacchi missilistici israeliani, nel 2020, “sono riusciti a rallentare il trinceramento dell’Iran in Siria”. “Ma abbiamo ancora molta strada da fare per raggiungere i nostri obiettivi in questo campo”, ha aggiunto il generale.

Una decina di funzionari militari siriani e dell’intelligence occidentale hanno affermato che in cima alla lista dei target di Israele ci sono le infrastrutture che potrebbero consentire all’Iran di produrre missili a guida di precisione sul territorio siriano, erodendo il vantaggio militare regionale di Israele, piuttosto che le risorse militari collegate all’Iran. Lo sviluppo di missili a guida di precisione sotto copertura in Siria è considerato un metodo più efficace e meno vulnerabile agli attacchi israeliani, rispetto al trasporto via terra o via aria dall’Iran. “Non credo che Israele sia interessato a colpire tutti i bersagli appartenenti alle forze a guida iraniana. Non è questo il problema. Stiamo cercando di colpire obiettivi con un impatto strategico”, ha detto il generale di brigata, Yossi Kuperwasser, ex direttore generale del Ministero degli affari strategici israeliano ed ex capo dell’ala di ricerca dell’intelligence militare israeliana. “Vogliamo impedire che l’Iran trasformi la Siria in una base iraniana vicino a Israele, il che potrebbe portare ad un drastico cambiamento strategico della situazione. Ecco perché continuiamo a martellare le basi iraniane in modo che non prendano il controllo del Paese”, ha aggiunto Kuperwasser a Reuters .

Israele considera l’Iran come “una minaccia alla sua esistenza” e ha cercato di smorzare i tentativi iraniani di acquistare un più ampio potere regionale con un mix di azioni militari e segrete, tra cui quelli che Teheran afferma siano attacchi di sabotaggio contro il suo programma nucleare. Il Ministero degli Esteri iraniano non ha risposto alle richieste di commento. Teheran sostiene di avere consiglieri militari in Siria per aiutare le forze di Assad e dichiara che continuerà una politica di “resistenza” contro il potere statunitense e israeliano nel più ampio Medio Oriente.

Nell’ultimo anno, aerei da guerra, missili e droni israeliani hanno colpito una gamma molto ampia di obiettivi, da presunti siti di ricerca e produzione di missili a guida iraniana a depositi di stoccaggio di armi,  rispetto ai 5 anni precedenti. Nell’ultimo attacco, avvenuto tra mercoledì 21 e giovedì 22 aprile, Israele ha colpito Dumair, nella periferia nord-orientale di Damasco, un luogo che ha già ripetutamente attaccato in passato e dove presunte milizie, appoggiate dall’Iran, avrebbero una forte presenza, secondo fonti israeliane. Il sito Janes Defence News ha scritto, in uno dei suoi ultimi articoli, che, in un arco di tre anni, Israele ha usato 4.239 armi contro 955 obiettivi, con il 70% dei piloti israeliani coinvolti nella campagna, grazie ai nuovi caccia F-35I Adir che hanno guidato decine di missioni. “Sono stati mesi di dolorosi attacchi, non più limitati alle alture del Golan o alla Siria meridionale, vicino a Israele, o alla periferia di Damasco, ma diretti anche a Nord, ad Aleppo e Hama e ad Al Bukamal, al confine iracheno”, ha detto a Reuters un militare siriano, il generale di brigata Ahmad Rahal.

Tuttavia, hanno sottolineato le fonti, alcuni compound sotterranei si estendono fino a 10 km e ciò rende difficile anche alle bombe israeliane “bunker-buster”, da 500 libbre, guidate da satellite, penetrare in profondità. “Ci sono fortificazioni sotterranee che Israele non può raggiungere, tunnel che forse si sa da dove iniziano ma non dove portano”, ha detto una fonte militare siriana, che ha dichiarato di aver lavorato per anni in uno dei compound. “Ci sono magazzini scavati nelle montagne e attrezzati per resistere anche ai bunker buster”, ha aggiunto. Almeno cinque siti nel mirino di Israele sono gestiti dal Centro di studi e ricerche scientifiche, parte del complesso industriale militare della Siria. Decine di scienziati e ingegneri iraniani di diverse aziende, associate al Ministero della Difesa iraniano, stanno lavorando in questi siti di ricerca e sviluppo, secondo le dichiarazioni di due dipendenti e un ufficiale militare siriano coinvolti nel progetto. Il Tesoro degli Stati Uniti ha imposto sanzioni a 271 dipendenti, principalmente siriani, del Centro, ritenendo l’agenzia responsabile dello sviluppo di armi non convenzionali, inclusi gas velenosi. Uno dei siti militari di ricerca e sviluppo, un complesso montuoso vicino a Masyaf, nella Siria occidentale, è stato bombardato due volte da Israele in sei mesi ed è sulla lista nera delle sanzioni statunitensi per il suo sospetto ruolo nello sviluppo di armi chimiche. “Stanno modificando e aggiornando razzi iraniani a guida di precisione e l’arsenale di Hezbollah in Siria in questi siti”, ha detto Ismail Ayoub, un ex tenente colonnello dell’aeronautica siriana, disertore nel 2012. Come segnale della preoccupazione iraniana per l’intensificarsi della campagna israeliana, il capo di stato maggiore militare di Teheran, il maggiore generale Mohammad Bagheri, aveva visitato il centro di ricerca e sviluppo di Safira, nella provincia di Aleppo, a luglio 2020, subito dopo un attacco aereo di Tel Aviv, secondo quanto riferito da un ufficiale dell’esercito siriano informato sui fatti. 

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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