Nagorno-Karabakh: Azerbaigian viola il cessate il fuoco, possibile mossa politica contro la Russia

Pubblicato il 22 aprile 2021 alle 18:28 in Armenia Azerbaigian Russia

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L’Ufficio stampa del Ministero della Difesa della Repubblica di Artsakh ha dichiarato, giovedì 22 aprile, che l’Esercito dell’Azerbaigian ha violato le disposizioni di cessate il fuoco colpendo le città di Stepanakert e i villaggi di Shosh e Mkhitarashen, collocati nel Nagorno-Karabakh. I media armeni non hanno riportato alcuna vittima.

Secondo quanto riferito dalla leadership militare del Karabakh, lo scopo di tali violazioni sarebbe quello di destabilizzare l’area e ridurre l’efficacia dei “peacekeepers” russi. È rilevante sottolineare che la loro presenza sul territorio è stata sancita dall’accordo di pace sottoscritto da Baku, Mosca e Erevan, il 9 novembre 2020. In totale, nel Nagorno-Karabakh sono stati dispiegati 1960 militari, 90 veicoli trasporto truppe e 380 mezzi corrazzati. In risposta alla violazione delle misure di cessate il fuoco, la Repubblica di Artsakh ha invitato la parte azera a non perpetrare azioni provocatorie e ad attenersi al contenuto dei suddetti accordi di pace.

L’intesa prevedeva che, entro il primo dicembre 2020, l’Armenia avrebbe restituito all’Azerbaigian i sette distretti limitrofi al Nagorno-Karabakh conquistati nella guerra del 1991-94. I due eserciti rimarranno nelle posizioni attualmente occupate e lungo la linea del cessate il fuoco sarà attiva una forza di pace della Federazione russa, che controllerà il Karabakh per i prossimi 5 anni, rinnovabili. Inoltre, l’Armenia dovrà garantire i trasporti tra il Nakichevan e le regioni Orientali dell’Azerbaigian, mentre quest’ultimo dovrà assicurare le comunicazioni lungo il corridoio di Lachin, il quale collega il Karabakh all’Armenia. Entrambi i corridoi saranno pattugliati da guardie dell’FSB della Federazione russa.

Nel frattempo, è importante sottolineare che l’Azerbaigian, il 2 aprile, ha dichiarato pubblicamente l’inizio di una “campagna pubblica contro la Russia”, il governo e altri funzionari del Paese. Questo perché è in tale data che la Mine Action Agency dell’Azerbaigian ha rinvenuto frammenti del controverso sistema missilistico russo, l’Iskander-M. Le scoperte hanno riportato alla superficie una controversia di lunga durata tra Baku e Erevan, che vede quest’ultima accusata di aver utilizzato i suddetti missili contro l’Azerbaigian.

Anche la Russia è stata oggetto di critiche perché gli  Iskander-M sono stati sviluppati e prodotti nel Paese. Nello specifico, il suddetto sistema missilistico è composto da due varianti: l’Iskander-M e l’Iskander-E. Mentre la prima versione dovrebbe essere destinata solo ed esclusivamente all’esercito nazionale russo, la seconda è stata concepita per le esportazioni perché dotata di un raggio operativo inferiore. La variante di esportazione ha una portata massima di circa 280 chilometri, mentre quella più letale viaggia fino a 500 chilometri orari. Si ritiene che le trattative Mosca-Erevan sugli Iskander-M possano risalire al 2016. Quell’anno, durante una parata militare dedicata al 25° anniversario dell’indipendenza, l’Armenia avrebbe esibito la versione più letale.

Nonostante ciò, un esperto del sistema Iskander, Dmitriy Kornev, ha rivelato che i frammenti raccolti non sono sufficienti per dimostrare se sia stata utilizzata la versione E o M perché le immagini pubblicate dall’Azerbaigian potrebbero essere riconducibili a entrambi i modelli. A questo punto, però, capire se l’Iskander-M sia stato utilizzato o meno, diventerebbe una questione secondaria. Questo perché il suo ruolo in quanto “strumento politico”, di cui Baku, Erevan e Mosca si sono serviti,  sarebbe molto più significativo.

Di analoga importanza è comprendere cosa stia cercando di ottenere Baku attraverso la “campagna pubblica contro la Russia”. Il report di Eurasianet, pubblicato il 22 aprile, ha sottolineato che non è la prima volta che l’Azerbaigian si è servito di una campagna simile. Già in passato è stata adottata tale tecnica nei confronti della Russia. Tuttavia, è necessario anche prestare attenzione alla nuova posizione di Mosca nel territorio del Nagorno-Karabakh, rafforzata a seguito dei negoziati di pace che le hanno permesso di introdurre i propri peacekeepers lungo la linea di contatto.

Secondo quanto riferito dagli analisti, a turbare l’Azerbaigian non sarebbe un problema specifico, ma l’insoddisfazione generale che ha pervaso il Paese a causa del ruolo svolto dalla Russia nella vicenda. Ad oggi, Mosca rappresenta l’“unico mediatore” tra le due parti.

Centrale è il ruolo svolto dalla diade Russia-Azerbaigian per poter determinare i futuri sviluppi del conflitto. È stato l’intervento di Mosca, che è scesa in campo dopo la vittoria dell’Azerbaigian a Shusha, ad impedire a Baku di conquistare l’intero territorio del Nagorno-Karabakh. Così come è la missione dei peacekeepers russi a garantire la pace e proteggere i civili armeni che si trovano nell’area contesa. Gli analisti hanno sottolineato che non è chiaro come la Russia sia riuscita a convincere l’Azerbaigian a interrompere l’offensiva, così come non ci sono abbastanza informazioni per comprendere come Mosca intenda indurre Baku a prorogare la presenza dei peacekeepers russi nella Repubblica dell’Artsakh dopo il 2025, data di scadenza del loro intervento.

L’analista azera Shahin Jafarli, durante un’intervista rilasciata a BBC Azeri, ha sottolineato che le autorità azere sono insoddisfatte per la gestione russa del conflitto perché sono state fatte maggiori “concessioni” alla parte armena. Jafarli ha spiegato che, dall’attività militare di Mosca, sembrerebbe che questa si stia preparando ad una “missione più ampia”, come hanno rivelato le recenti infrastrutture e caserme russe lungo la linea di contatto.

La regione autonoma del Nagorno-Karabakh è contesa da decenni tra Erevan e Baku. Gli scontri, scoppiati il 27 settembre 2020, raggiunsero il culmine nel mese di ottobre 2020. Sulla base del trattato di pace, l’Armenia ha ceduto il controllo sull’area del Nagorno-Karabakh e su tutti i sette distretti limitrofi all’Azerbaigian, i quali, dagli anni 90, erano stati occupati dalle forze armene.

La regione ha un’importanza chiave perché la sua posizione è strategica per il controllo dei gasdotti e oleodotti che vi transitano e forniscono idrocarburi per il mercato russo e turco. È anche importante ricordare che, sullo sfondo delle rivendicazioni territoriali azero-armene, un ruolo cruciale è da associare agli interessi della Turchia, che ha sostenuto militarmente l’Azerbaijan, e della Russia, alleata dell’Armenia.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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