Myanmar: “catastrofe umanitaria”, 250.000 sfollati

Pubblicato il 22 aprile 2021 alle 10:54 in Asia Myanmar

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La repressione del dissenso da parte dell’Esercito del Myanmar, che dal primo febbraio scorso ha preso il potere nel Paese, ha causato 250.000 sfollati al 21 aprile, secondo dati citati dall’Onu.

Il relatore speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani in Myanmar, Tom Andrews, dal suo profilo Twitter ha dichiarato di essere “inorridito” dalla notizia che la giunta militare al potere in Myanmar ha causato lo sfollamento di circa 250.000 persone. Andrews ha quindi affermato che: “Il mondo deve agire immediatamente per fermare questa catastrofe umanitaria”.

Dall’insediamento dei militari alla guida del Paese, l’Esercito ha incrementato l’utilizzo della forza per reprimere il dissenso. Per quanto riguarda le manifestazioni della popolazione per il ripristino della democrazia, iniziate il 6 febbraio scorso, ad oggi, sarebbero state 738 le persone uccise e 3.300 quelle arrestate, secondo fonti locali.

In merito agli sfollati, invece, la giunta militare al potere, oltre alla repressione violenta delle proteste, ha anche condotto operazioni contro le milizie etniche in varie aree del Paese quali gli Stati di Kachin, Shan e Kayin, eseguendo anche raid aerei. Ad oggi, ad esempio, oltre 2.000 persone di etnia karen si sarebbero riversate in Thailandia, mentre molti altri sarebbero diventati sfollati interni. Un portavoce dell’Unione Nazionale Karen, Padoh Mann Mann, ha dichiarato che i karen sfollati si stiano nascondendo nella giungla e nei villaggi vicini, mentre, un gruppo di assistenza di fede cristiana, i Free Burma Rangers, ha stimato che siano almeno 24.000 i karen sfollati. Dopo i raid aerei, sarebbero continuati e aumentati anche gli attacchi terrestri a colpi di mortai nei territori dove vivono i karen. La maggior parte tra loro sarebbe composta da agricoltori di sussistenza di riso che, se non riusciranno a tornare nelle proprie abitazioni, andranno incontro ad un periodo di carestia.

In Myanmar, sono presenti da decenni gruppi di ribelli appartenenti a diverse etnie che, per anni, hanno lottato contro il governo centrale per ottenere maggiore autonomia. Tra questi vi è il gruppo etnico dei Karen composto da circa 4 milioni di persone che vivono principalmente nello Stato di Kayin, nella parte Sud-orientale del Paese. Alcuni tra loro hanno istituito l’Unione Nazionale Karen, un gruppo armato che ha combattuto con le autorità centrali birmane dal 1949. L’obiettivo originario dell’organizzazione era quello di ottenere l’indipendenza ma, dal 1976, hanno iniziato a richiedere un assetto federale del Paese in cui lo Stato Karen abbia ampie autonomie.

Oltre ai karen dello Stato di Kayin, nel Nord del Paese, in alcune zone dello Stato di Kachin le recenti operazioni dell’Esercito avrebbero, invece, causato circa 5.000 sfollati e gli abitanti locali sarebbero preoccupati dalla possibilità che si possa verificare una carestia.

L’Esercito del Myanmar ha preso il potere e ha dichiarato lo stato d’emergenza per un anno, il primo febbraio scorso. Nella stessa giornata, la leader Aung San Suu Kyi e altre figure di primo piano del governo civile, tra i quali il presidente Win Myint, sono stati arrestati. I poteri legislativi, esecutivi e giudiziari sono stati trasferiti al comandante in capo delle forze armate, il generale Min Aung Hlaing, mentre il generale Myint Swe è stato nominato presidente ad interim del Paese. L’Esercito ha giustificato le proprie azioni denunciando frodi elettorali che avrebbero caratterizzato le elezioni dello scorso 8 novembre, i cui esiti avevano decretato vincitore con l’83% dei voti la Lega Nazionale per la Democrazia (NDL), il partito fino a quel momento al governo con a capo Aung San Suu Kyi. 

Alla luce di tali vicende, il 5 febbraio, alcuni membri della NDL avevano istituito il Comitato di rappresentanza dell’Assemblea dell’Unione, ovvero del Parlamento bicamerale del Myanmar, che, il successivo 21 marzo, era stato dichiarato illegale. Il 16 aprile, membri del Comitato di Rappresentanza dell’Assemblea dell’Unione hanno annunciato di aver istituito un governo di unità nazionale, formato da membri del Parlamento deposti il primo febbraio scorso, alcuni leader delle proteste contro la giunta militare al potere e altri rappresentanti di alcune minoranze etniche del Paese, compresi i karen. Il nuovo esecutivo ha a capo, come presidente, Win Myint e Aung San Suu Kyi, come consigliere di Stato. Il 20 aprile, tale governo è stato dichiarato “illegale” dalla giunta militare.

A livello internazionale, i Paesi dell’Associazione delle Nazioni del Sud-Est asiatico (ASEAN), Myanmar, Indonesia, Malesia, Filippine, Singapore, Thailandia, Brunei, Laos, Cambogia e Vietnam, hanno previsto un incontro per il 24 aprile per discutere della crisi birmana. All’evento parteciperà il generale Min Aung Hlaing ma la sua presenza ha attirato più critiche sull’ASEAN in quanto tale incontro rappresenterebbe un riconoscimento della sua autorità.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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