Libia: le ultime mosse di Haftar

Pubblicato il 22 aprile 2021 alle 6:35 in Africa Libia

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Mentre sono diversi gli interrogativi sul ruolo del generale a capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), Khalifa Haftar, nel futuro della Libia, l’uomo forte di Tobruk ha annunciato un “grande progetto” volto a creare tre città residenziali nei pressi di Bengasi. Nel frattempo, sono trapelate notizie sulla possibile candidatura del figlio del generale, Saddam Haftar, alle prossime elezioni di dicembre 2021.

A riportare la notizia dei recenti piani urbanistici di Haftar è stato il quotidiano al-Arab, secondo cui scopo del generale è far percepire la propria presenza in una città, Bengasi, caratterizzata da una sicurezza sempre più fragile. Il progetto prevede la creazione di 20.000 unità abitative, da costruire a Est, Ovest e a Sud di Bengasi, volte a ospitare oltre 12 milioni di persone, perlopiù famiglie delle vittime rimaste uccise nel corso del conflitto libico. Oltre a fornire ai familiari dei “martiri” i servizi di cui necessitano, Haftar si è altresì impegnato a garantire loro opportunità di lavoro e a coprire le spese scolastiche dei figli dei caduti in guerra fino all’università, oltre a quelle relative ai viaggi legati ai pellegrinaggi dell’Hajj e dell’Umrah. Sebbene il generale abbia affermato che i lavori relativi alla costruzione delle tre città sono già cominciati, non sono stati forniti ulteriori dettagli sugli attori coinvolti nel progetto e sulla durata per la sua attuazione.

La città di Bengasi era stata liberata nel 2017, dopo tre anni in cui le forze dell’LNA erano state impegnate a contrastare i gruppi terroristici attivi nella regione, responsabili di circa 500 operazioni, perlopiù omicidi contro funzionari dell’esercito e della polizia e attivisti della società civile. Ad oggi, nonostante l’interruzione delle battaglie presso i fronti di combattimento libici, Bengasi continua a essere teatro di arresti forzati, condotti da uomini armati mascherati, i quali portano i detenuti in luoghi sconosciuti. In generale, la sicurezza dell’Est libico, tuttora controllato dai gruppi fedeli ad Haftar, è precaria, alla luce delle perduranti operazioni di vendetta o “regolamento di conti” tra le bande libiche locali. Sebbene le autorità della Libia orientale abbiano più volte riferito di aver condotto indagini su uccisioni “illegali”, i responsabili di tali crimini, a cui si fa riferimento con “uomini armati non identificati”, non sono ancora stati portati davanti alla giustizia. In tale quadro si colloca l’uccisione, del 24 marzo scorso, di Mahmoud al-Werfalli, leader di una milizia affiliata al dell’Esercito Nazionale Libico, ricercato dalla Corte Penale Internazionale (ICC).

Di fronte a tale scenario, alcuni analisti credono che l’uomo forte di Tobruk sia consapevole della fragile situazione dell’Est libico e, pertanto, starebbe provando a salvaguardare la popolarità e la posizione guadagnatesi nel corso degli ultimi anni rassicurando la popolazione delle proprie aree. Al momento, sono due i possibili scenari previsti che potrebbero scaturire dalla situazione di instabilità. Haftar potrebbe essere costretto a dimettersi, accusato di non aver gestito adeguatamente il crescente caos, oppure potrebbe riuscire a garantire sicurezza e con essa il suo ruolo.

Considerazioni simili sono giunte dopo la diffusione di notizie su una possibile candidatura del figlio del generale dell’LNA, Saddam Haftar, alle elezioni del 24 dicembre 2021, dove potrebbe proporsi come capo del Consiglio presidenziale. Tali informazioni sono state rivelate da fonti anonime e riportate dal sito web statunitense Washington Free Beacon, a seguito di un incontro tra Saddam e funzionari dell’intelligence israeliana, presumibilmente svoltosi nel mese di marzo scorso. Israele, a detta della fonte, potrebbe essere a favore di una mossa simile, fiduciosa di un suo riavvicinamento con il Paese Nord-africano, mentre obiettivo di Saddam è guadagnarsi il consenso “occidentale”. A concorrere con Haftar vi sarebbe Saif al-Islam Gheddafi, il figlio di Muammar Gheddafi, il dittatore che ha governato la Libia fino al 20 ottobre 2011, e che ha svolto il ruolo di primo ministro de facto negli ultimi mesi del mandato del padre. Saif, da parte sua, godrebbe dell’appoggio di Mosca, come testimoniato da un incontro di settembre 2020, ma è ricercato dalla Corte penale internazionale per crimini contro l’umanità ed è stato incluso nella lista delle personalità soggette a sanzioni statunitensi. Anche Saddam Haftar, nonostante la sua visione di una Libia democratica, caratterizzata da ordine, è stato oggetto di accuse che lo vedrebbero alla guida di un battaglione per saccheggiare, presumibilmente, quasi mezzo miliardo di dollari dalla Banca centrale della Libia nel 2017.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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