Biden pronto a riconoscere il genocidio armeno

Pubblicato il 22 aprile 2021 alle 15:33 in Armenia USA e Canada

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Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, si prepara ad annunciare il riconoscimento del genocidio armeno. Si tratta delle deportazioni e uccisioni perpetrate dall’Impero ottomano, tra il 1915 e il 1916, che causarono la morte di 1.5 milioni di armeni.

Secondo quanto reso noto dal New York Times, l’annuncio simbolico sarà rilasciato sabato 24 aprile, in occasione del 106° anniversario dall’inizio del massacro della popolazione armena ad opera dei predecessori dei turchi. Si tratterebbe del primo presidente degli Stati Uniti ad ufficializzare il genocidio e definirlo tale. Analoghi passi in tale direzione sono stati mossi da altri 29 Paesi, tra cui la Russia, la Siria e gli Stati Membri dell’Unione europea. La notizia è stata diffusa e confermata da fonti autorevoli presso l’amministrazione presidenziale degli USA, anche se la portavoce della Casa Bianca, Jen Psaki, si è rifiutata di commentare la questione, affermando che gli Stati Uniti l’avrebbero approfondita il 24 aprile.

Nel frattempo, il ministro degli Affari Esteri dell’Armenia, Ara Aivazian, ha dichiarato che il riconoscimento da parte degli Stati Uniti sarà una sorta di “faro morale per molti Paesi”. “Non si tratta di Armenia e Turchia”, ha riferito Aivazian, ma “del nostro obbligo di riconoscere e condannare il genocidio passato, presente e futuro”. Analoghe dichiarazioni erano state rilasciate dall’ex primo ministro dell’Armenia, Nikol Pashinyan,il 24 aprile 2020. “L’Armenia considera il riconoscimento del genocidio armeno una questione di agenda globale, perché il 24 aprile non è solo un giorno di commemorazione per le vittime innocenti, ma un giorno di commemorazione di un grave crimine contro l’umanità“, aveva ribadito l’ex premier. 

Dall’altra parte, Ankara ha sempre negato che la deportazione e il massacro degli armeni, avvenuti all’inizio del XX secolo, abbia costituito un genocidio. Al contrario, la Turchia ha affermato quanto accaduto è stata la conseguenza dell’insurrezione degli armeni contro il Paese. A tal riguardo, martedì 20 aprile, il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, ha dichiarato che il riconoscimento del “genocidio” da parte del presidente Biden danneggerebbe le relazioni tra Turchia e Stati Uniti.

Nonostante non sia ancora stato confermato, le dichiarazioni che il presidente degli Stati Uniti si appresta a rilasciare il 24 aprile confermerebbero il suo impegno nel campo dei diritti umani, definito “il pilastro della politica estera della sua amministrazione” dal New York Times. L’invito a riconoscere il genocidio è arrivato qualche giorno prima, il 19 marzo, attraverso una lettera ufficiale di 38 senatori USA.

Secondo gli analisti internazionali, il riconoscimento del genocidio armeno da Biden segnerà un punto importante nelle relazioni tra Washington e Ankara, oltre che designare quale approccio intende adottare la nuova amministrazione presidenziale degli USA nei confronti della Turchia.  

Vale la pena ricordare che le relazioni turco-statunitensi sono state messe a dura prova dall’acquisto di Ankara dei sistemi missilistici di difesa russi S-400, sancito dall’accordo russo-turco di 2.5 miliardi di dollari del 29 dicembre 2017.

Gli Stati Uniti, così come gli altri Paesi della NATO, hanno sottolineato che se Ankara avesse avuto a disposizione sia gli S-400 che i caccia statunitensi di quinta generazione F-35, i radar delle unità di contraerea russe avrebbero imparato a calcolare e tracciare gli aerei degli USA. Per questa ragione Washington aveva minacciato di cancellare il processo di vendita dei caccia americani dando un ultimatum ad Ankara: “O gli S-400 o gli F-35”. Oltre a Cina, Turchia, India, Arabia Saudita e Iran, recentemente anche l’Iraq ha espresso interesse per l’acquisto degli armamenti russi.

Quanto ai S-400 russi, il 14 dicembre 2020, gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni contro la Presidenza turca delle Industrie per la Difesa, nello specifico il suo presidente e tre dipendenti. Ankara ha condannato le sanzioni e ha riferito che stava valutando l’approvazione di alcune contromisure.

Da un punto di vista politico, è importante ricordare che la Turchia aveva condannato Biden per una sua dichiarazione del 2019 in cui definiva il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, un “autocrate”. Infine, Ankara critica anche il fatto che gli Stati Uniti non siano riusciti a soddisfare le richieste di estradizione di Fethullah Gulen, un religioso turco che vive negli USA e che Erdogan accusa di aver orchestrato il fallito colpo di Stato del 15 luglio 2016. 

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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