Taiwan: nessun sostegno militare dal Giappone, continuano le incursioni cinesi

Pubblicato il 21 aprile 2021 alle 12:52 in Giappone Taiwan

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Il primo ministro del Giappone, Yoshihide Suga, ha affermato, il 20 aprile, che non vi sarebbe alcuna possibilità per le forze armate giapponesi di essere impegnate in qualsiasi emergenza riguardante Taiwan. Intanto, la Cina ha continuato ad eseguire operazioni militari nello Stretto di Taiwan e, lo stesso 20 aprile, aerei dell’Esercito popolare di liberazione (EPL) della Cina sono entrati nella zona di identificazione di difesa aerea a Sud-Ovest di Taiwan per nove volte.

Durante una seduta della Dieta nazionale del Giappone, l’organo legislativo del Paese, Suga ha risposto ad una richiesta di chiarimento rispetto all’impegno di Tokyo nei confronti di Taipei. La domanda è sorta a partire dalla dichiarazione congiunta rilasciata da Suga e dal presidente statunitense, Joe Biden, il 16 aprile precedente, a conclusione di un loro incontro a Washington. In tale occasione, i due leader avevano sottolineato l’importanza di preservare la pace e la stabilità nello Stretto di Taiwan e avevano confermato il loro impegno per mantenere un Indo-Pacifico libero e aperto, con particolare attenzione “all’ influenza della Cina sulla pace e la prosperità” della regione. USA e Giappone avevano deciso di opporsi a qualsiasi tentativo di cambiare lo status quo con la forza o la coercizione nel Mar Cinese Orientale e Meridionale da parte cinese. 

Il 20 aprile, Suga ha chiarito che la dichiarazione congiunta di Giappone e Stati Uniti non “presupponga alcun coinvolgimento militare”. Suga ha poi aggiunto che Tokyo spera nella risoluzione pacifica e negoziata della questione taiwanese e che la dichiarazione congiunta rappresenta la posizione giapponese sulla questione.

Analisti citati da South China Morning Post hanno affermato che la stessa Costituzione giapponese impedirebbe all’Esercito del Paese di unirsi ai combattimenti se la Cina dovesse cercare di risolvere la questione di Taiwan con la forza. Tuttavia, Tokyo potrebbe comunque fornire una serie di sostegni logistici e di retroguardia nel caso in cui un simile scenario dovesse coinvolgere gli Stati Uniti. In merito alla dichiarazione, la Cina aveva accusato le parti di fomentare la divisione nello Stretto di Taiwan e aveva ricordato che l’isola è una parte indivisibile del proprio territorio. Pechino aveva chiesto ai due Paesi di attenersi al principio “una sola Cina”, in base al quale l’isola è una provincia cinese sotto il controllo del governo della Repubblica Popolare Cinese (RPC), nonostante a Taipei sia presente un esecutivo che si auto-definisce autonomo con il nome di Repubblica di Cina (ROC).

Intanto, le attività militari della Cina intorno all’isola di Taiwan si stanno intensificando. Il 18 aprile, il comando orientale dell’Esercito popolare di Liberazione (EPL) della Cina, incaricato di sorvegliare lo Stretto di Taiwan, ha eseguito esercitazioni militari che hanno previsto anche bombardamenti per nove ore, con i bombardieri strategici H-6K, che hanno anche capacità nucleari. Al contempo, sono continuate anche le incursioni aeree cinesi nella zona di identificazione di difesa aerea di Taiwan. Il 20 aprile, il Ministero della difesa aerea di Taiwan ha dichiarato che i mezzi coinvolti in tale giornata sono stati aerei da caccia j-16, un disturbatore di frequenza Y-8, un aereo da ricognizione Y-8 e due antisommergibili Y-8. L’Aeronautica taiwanese ha inviato pattuglie aeree, ha trasmesso avvertimenti radiofonici e ha predisposto missili di monitoraggio.  Al 21 aprile, sono stati 19 i giorni del mese di aprile in cui la Cina ha condotto operazioni di tale tipo, mentre dall’inizio del 2021 le giornate caratterizzate da incursioni aeree cinesi sono state 94.

L’Esercito cinese ha organizzato frequenti operazioni militari nelle acque e nei cieli intorno all’isola poiché la Cina la considera parte integrante del territorio nazionale in base al principio “una sola Cina”. Dal 2016, però, l’esecutivo taiwanese è guidato dalla presidente Tsai Ing-wen, a capo del Partito Progressista Democratico (PPD), la quale ha sempre rifiutato di riconoscere il principio “una sola Cina” ed è stata rieletta con un’ampia maggioranza alle ultime elezioni sull’isola l’11 gennaio 2020. Il governo di Pechino, da parte sua, ha più volte affermato di voler risolvere la questione di Taiwan, che rappresenta la sua maggiore problematica dal punto di vista territoriale e diplomatico, e non ha escluso la possibilità di farlo utilizzando la forza.

A tal proposito, lo scorso 7 aprile, il ministro degli Affari Esteri di Taiwan, Joseph Wu, aveva dichiarato che l’isola combatterà fino all’ultimo nel caso in cui venisse attaccata dalla Cina. Wu aveva poi aggiunto che Taipei è determinata a potenziare le proprie capacità militari e ad investire maggiormente nella difesa nazionale. Tsai ha posto la modernizzazione della difesa di Taiwan tra le priorità dell’isola di fronte alla crescente minaccia posta da Pechino. In particolare, Taiwan si sta concentrando sulla strategia di “guerra asimmetrica”, con la quale punta a sviluppare capacità che le consentano di rendere qualsiasi attacco cinese difficile e dispendioso. A livello internazionale, gli USA sono il maggior sostenitore dell’isola, nonché il suo principale fornitore di armi di difesa. Di fronte alle crescenti pressioni militari esercitate da Pechino, Washington ha ripetutamente ribadito che il suo sostegno per Taiwan è “solido come una roccia”. 

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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