Russia-Ucraina: Zelensky invita Putin ad incontrarsi nel Donbass

Pubblicato il 21 aprile 2021 alle 8:49 in Russia Ucraina

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Il 20 aprile, il presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelensky, ha invitato il suo omologo russo, Vladimir Putin, a incontrarsi nel Donbass, lungo la linea di contatto, dove “si sta consumando una guerra”.

Kiev ha dichiarato di essere estremamente preoccupata per l’incremento di truppe russe in Crimea e lungo i confini dell’Ucraina Orientale, affermando di voler evitare lo scoppio di una guerra perché porterebbe alla perdita di innumerevoli vite umane. Tuttavia, tenendo in considerazione la rapida escalation del conflitto, Zelensky ha ribadito che l’Ucraina non smetterà mai di battersi, in modo diplomatico, per difendere i territori che rivendica.

Lo stesso 20 aprile, il ministro degli Esteri dell’Ucraina, Dmitry Kuleba, ha annunciato che, nonostante la tensione crescente lungo la linea di contatto, alle forze armate di Kiev è stato ordinato di non rispondere alle provocazioni di Mosca. Kuleba ha riferito che, secondo i dati, a partire dal gennaio 2021, i “cecchini russi” avrebbero ucciso 30 soldati ucraini. Nonostante l’ordine, l’Esercito di Kiev, durante un’intervista per il quotidiano ucraino Strana.ua, ha dichiarato di aver avviato i preparativi difensivi per fronteggiare la Russia in caso di guerra. Secondo quanto reso noto dal maggiore delle Forze armate ucraine, il cui nome non è stato riportato, nei pressi dell’area di Horlivka, la situazione si è aggravata nell’ultima settimana. Per questo motivo sono state rafforzate le posizioni militari e sono state collocate mine nei territori a rischio invasione, perfino “lungo le strade e nelle posizioni avanzate”. Kiev ha spiegato che tali mosse rientrano all’interno del piano di difesa del Paese, nel caso in cui le truppe russe decidano di lanciare un’offensiva.

Recentemente, l’Ucraina e i Paesi Occidentali, tra cui Stati Uniti e Unione Europea, hanno espresso preoccupazione per l’accumulo di truppe russe. A tal riguardo, durante il vertice europeo del 19 aprile, l’Alto rappresentante dell’UE, Josep Borrell, ha dichiarato, che sarebbero oltre 100.000 i militari russi schierati lungo la linea di contatto, nel territorio della penisola crimeana. Un tale dispiegamento di forze armate non si vedeva dal 2014, anno in cui Mosca ha annesso “illegalmente” la Crimea. Mentre l’Ucraina, durante il vertice UE, aveva sollecitato i Paesi membri ad introdurre nuove sanzioni contro la Russia, Borrell ha affermato che, al momento, l’UE non prevede di imporre ulteriori misure punitive, nè tantomeno di espellere altri diplomatici russi.

Dall’altra parte, Mosca ha smentito le dichiarazioni dell’Alto rappresentante dell’Unione Europea, appellandosi alla “mancanza di prove concrete” che potessero dimostrare l’effettivo dispiegamento di oltre 100.000 soldati russi. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha aggiunto che le azioni di Mosca sono finalizzate solo ed esclusivamente a garantire la sicurezza del Paese, ricordando che la nazione è libera di dispiegare truppe nel suo territorio.

La situazione nella Donbass è tornata ad essere critica dal 26 marzo 2021, quando quattro militari delle forze armate ucraine sono stati uccisi nei pressi di Skumy, un piccolo paese situato nella regione. Kiev ha accusato le milizie di Donetsk che, però, hanno negato il proprio coinvolgimento nella vicenda. Il giorno dopo, il 27 marzo,  le forze armate dell’Ucraina hanno bombardato l’autoproclamata Repubblica Popolare di Lugansk (LRD). Successivamente, il 3 aprile, l’attacco di un drone ucraino nella DPR ha causato la morte di due civili, nello specifico di un bambino e di una donna. Secondo quanto riportato dai media locali, l’obiettivo delle forze armate ucraine sarebbe stata la zona residenziale nel villaggio di Aleksandrovsky, situato nel Donbass. Gli attacchi sono continuati e, il 12 aprile, l’esercito ucraino ha bombardato il villaggio urbano di Oleksandrivka, situato nel Nord-ovest dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk (DPR). In tale data i separatisti non hanno registrato nessuna vittima mentre l’Esercito di Kiev ha dichiarato di aver perso un soldato.

A seguito di quanto accaduto il 12 aprile, il presidente dell’Ucraina ha invitato l’omologo statunitense, Joe Biden, ad intensificare il sostegno militare e a favorire il rapido ingresso di Kiev nell’Alleanza Atlantica. L’Unione Europea, la NATO ed altre istituzioni internazionali stanno monitorando da vicino il peggioramento della situazione nell’Ucraina dell’Est, con particolare attenzione ai movimenti delle truppe russe lungo la linea di contatto. L’UE ha chiesto alle autorità russe di astenersi da qualsiasi azione che possa portare all’aggravamento delle tensioni.

La crisi nel Donbass è iniziata sette anni fa, il 23 febbraio 2014. All’epoca, nell’Est dell’Ucraina iniziarono azioni di protesta contro la sostituzione dell’allora presidente ucraino, Viktor Janukovič, di stampo filo-russo, con il nuovo governo filo-occidentale che si era insediato a Kiev. I manifestanti, che ritenevano il nuovo governo “illegittimo”, chiesero la federalizzazione del Paese e l’indipendenza delle aree di Donetsk e Lugansk. L’ondata di proteste si tradusse, il 6 aprile 2014, nell’occupazione dei palazzi dei Consigli regionali dei suddetti territori. Il giorno dopo, il 7 aprile, le autorità locali russofone indipendentiste proclamarono la nascita delle Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk. Più tardi, l’11 maggio 2014, il referendum per l’indipendenza delle due aree confermò la volontà dei separatisti. Mosca, che il 16 marzo dello stesso anno aveva “illegalmente” annesso la Crimea al suo territorio, sostenne le due nuove Repubbliche. L’Ucraina non accettò la perdita delle due aree e tentò, a partire da giugno 2014, di riprenderne il controllo.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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