Russia dichiara “persona non grata” 10 diplomatici americani

Pubblicato il 21 aprile 2021 alle 18:48 in Russia USA e Canada

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Il 21 aprile, il Ministero degli Affari Esteri della Federazione Russa ha dichiarato “persona non grata” 10 diplomatici statunitensi, ordinando loro di lasciare il Paese entro il 22 maggio.

Come si legge nel sito degli Esteri russo, le nuove misure russe sono state comunicate al vice ambasciatore degli Stati Uniti a Mosca, Bart Gorman, attraverso una nota ministeriale. Queste rappresentano una risposta “speculare” alle restrizioni anti-russe che Washington ha imposto qualche giorno prima, il 15 aprile, quando ha espulso 10 diplomatici russi. Tale scelta è stata definita “irragionevole” da Mosca. 

Nel comunicato ministeriale, la Russia ha rivelato che quella del 21 aprile rappresenta solo l’inizio di una lunga serie di contromisure che il Paese intende prendere per adottare per rispondere all’ “ondata di sanzioni” degli Stati Uniti.

Nel frattempo, lo stesso 21 aprile, il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, ha tenuto il discorso annuale all’Assemblea Federale. Oltre a delineare quale direzione si intende percorrere per sviluppare l’economia del Paese, Putin si è anche rivolto all’Occidente, affermando che Mosca è pronta a “rispondere duramente a qualsiasi provocazione straniera”. In seguito, il capo del Cremlino ha sottolineato che la Russia si impegna ad avere buoni rapporti con gli altri Paesi, a patto che questi non “oltrepassino la linea rossa”.

In tale contesto, si ricorda che l’espulsione del 21 aprile non è stata la prima reazione di Mosca. Già il 16 aprile il Paese aveva risposto alle sanzioni USA, definendo “persona non grata” 10 diplomatici statunitensi. La Russia non si era limitata solo a questo, ma aveva altresì suggerito all’ambasciatore degli Stati Uniti a Mosca, John Sullivan, di rientrare a Washington per “consultazioni serie”, dopo aver inserito dieci alti funzionari della presente e delle passate amministrazioni presidenziali nella lista nera delle persone che non possono entrare in Russia. Più tardi, il 20 aprile, Sullivan, è stato convocato a Washington per consultazioni.

È rilevante sottolineare che, il 13 aprile, Putin e il suo omologo statunitense, Joe Biden, si erano confrontati telefonicamente, su richiesta di Washington. Quello che poteva sembrare un tentativo di risanamento del dialogo, in realtà, è stato il preludio di un ulteriore aggravamento. Biden, durante il vertice telefonico, aveva avvisato Mosca che ci sarebbero state ripercussioni per lo schieramento di truppe russe lungo il confine con l’Ucraina orientale, i cyber attack russi e l’interferenza nelle elezioni presidenziali del 3 novembre 2020. 

Nonostante la suddetta telefonata, le sanzioni statunitensi sono arrivate pochi giorni dopo, il 15 aprile. Gli USA, oltre a inserire nella lista nera 32 società russe, hanno anche espulso 10 diplomatici russi e hanno imposto una serie di limitazioni per il mercato del debito sovrano di Mosca. Riguardo a quest’ultimo punto, l’ordine esecutivo firmato da Biden ha autorizzato il governo degli Stati Uniti a sanzionare qualsiasi settore dell’economia russa, con la possibilità di limitare la capacità di Mosca di emettere titoli di debito sovrano. Inoltre, la misura ha vietato agli istituti finanziari statunitensi di prendere parte al mercato primario delle obbligazioni sovrane russe denominate in rubli, a partire dal 14 giugno. Di concerto con l’Unione Europea, la Gran Bretagna, l’Australia e il Canada, il Tesoro USA ha anche sanzionato 8 persone associate alla gestione da parte della Russia della Crimea.

I rapporti tra Russia e Stati Uniti, fondamentali per la sicurezza e la stabilità globale, stanno attraversando un periodo difficile a causa dei diversi approcci delle due nazioni su una serie di importanti questioni internazionali, in particolare riguardo la Siria, l’Afghanistan, l’Ucraina e il Donbass. Un altro punto di attrito include gli accordi sul nucleare e sul controllo degli armamenti. Nonostante l’amministrazione Biden abbia approvato, il 3 febbraio, il rinnovo del Trattato New START sulla riduzione degli arsenali nucleari, Washington si era ritirata dal Trattato sui Cieli Aperti, il 22 novembre 2020, citando presunte violazioni di Mosca. Da parte sua, la Russia aveva altresì annunciato, lo scorso 15 gennaio, di voler uscire dall’accordo, significativamente compromesso dall’assenza degli USA.

Infine, è importante ricordare che Biden, durante un’intervista rilasciata all’emittente statunitense ABC News, il 17 marzo, aveva definito Putin un “killer“. Come risposta, lo stesso 17 marzo, la Russia aveva convocato a Mosca Anatoly Antonov, l’ambasciatore russo a Washington, per analizzare le relazioni bilaterali russo-americane e per valutare le misure da adottare. Il giorno successivo, il 18 marzo, Putin aveva commentato le dichiarazioni USA.  Il presidente russo aveva spiegato che Biden gli aveva dato dell’assassino perché era lui a sentirsi tale. “Chi lo dice lo è”, aveva affermato Putin.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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