Nuove Vie della Seta: l’Australia ritira lo Stato di Victoria

Pubblicato il 21 aprile 2021 alle 15:51 in Australia Cina

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La ministra degli Esteri dell’Australia, Marise Payne, ha annunciato di aver revocato la partecipazione dello Stato australiano di Victoria al progetto delle Nuove Vie della Seta, promosso da Pechino a partire dal 2013, in quanto non in linea con la politica estera australiana. In risposta, l’ambasciatore cinese in Australia, Wang Xining, ha affermato che la Cina non è “una mucca da latte che chiunque può sfruttare”.

Payne ha annunciato di aver cancellato un memorandum d’intesa non vincolante e un accordo quadro firmati dallo Stato di Victoria e dalla Commissione nazionale per le riforme e lo sviluppo della Cina, rispettivamente l’8 ottobre 2018 e il 23 ottobre 2019. Parallelamente, Payne ha anche cancellato due memorandum d’intesa e due accordi sulla cooperazione scientifica tra il dipartimento per l’istruzione e la formazione di Victoria e le sue controparti in Iran e in Siria, conclusi rispettivamente il 25 novembre 2004 e il 31 marzo 1999. Secondo quanto affermato dalla ministra degli Esteri australiana, in base al Foreign Relations Act 2020, le intese cancellate non erano in linea con la politica estera dell’Australia e con le sue relazioni internazionali. Al momento, vi sarebbero circa 1.000 accordi in fase di valutazione.

Dallo scorso 10 dicembre 2020, in Australia, è in vigore la legge nota come Foreign Arrangements Scheme che ha conferito al ministro degli Esteri del Paese potere di veto sugli accordi firmati tra i Paesi esteri e le autorità subnazionali australiane, quali i governi degli Stati, i consigli locali e le università finanziate con fondi pubblici. La Costituzione australiana prevede che il governo federale di Canberra sia responsabile degli affari esteri e della difesa, mentre ai governi dei singoli Stati spetterebbero ambiti quali l’istruzione e la sanità, sebbene vi sarebbero poi alcune sovrapposizioni. La legge non è indirizzata nei confronti di alcun Paese ma, la sua introduzione è arrivata dopo mesi di dibattito tra il governo centrale di Canberra e il premier di Victoria, Daniel Andrews, sulla gestione delle relazioni con Pechino.

L’ambasciatore cinese a Canberra ha commentato la vicenda accusando l’Australia del peggioramento delle relazioni con la Cina e ha ribadito che, sebbene Pechino sia felice di cooperare, tuttavia si impegnerà a difendere i propri interessi. Wang ha quindi ricordato che l’Australia aveva già impedito all’azienda Cinese Huawei di partecipare alla costruzione della rete 5G nel Paese, causando un deterioramento nelle relazioni con la Cina. In tal caso, Canberra aveva proibito la partecipazione di Huawei, a partire dal 23 agosto 2018, ai progetti per la rete 5G australiana per motivi di sicurezza. Per Wang, in tal caso, la decisione australiana era stata una forma di aiuto agli USA per consentir loro di mantenere la superiorità tecnologica rispetto alla Cina.

L’Australia non ha aderito al progetto delle Nuove Vie della Seta a causa di preoccupazioni legate alla sicurezza nazionale e a sospetti diffusi rispetto alle intenzioni strategiche di Pechino, secondo quanto riportato da South China Morning Post. Nel 2020, le relazioni tra la Cina e l’Australia sono state contrassegnate da tensioni commerciali, alle quali se ne sono successivamente aggiunte altre a livello politico internazionale.  

Il primo episodio degli attriti commerciali sino-australiani risale al 13 febbraio 2020, quando la Commissione anti-dumping australiana aveva valutato una possibile proroga dei dazi anti-dumping su alcuni prodotti cinesi e aveva avviato indagini sulle loro vendite, giungendo alla decisione finale di prorogare i dazi, il 28 febbraio successivo. A tale episodio sono seguite una serie di altre indagini su prodotti provenienti dalla Cina che si sono concluse con il mantenimento di dazi su più beni cinesi. Da parte sua, dall’11 maggio 2020, la Cina aveva quindi bloccato le importazioni di carne da quattro grandi mattatoi australiani per problemi di etichettatura, provocando un notevole danno al settore. Da allora, Pechino ha bloccato importazioni o scoraggiato l’acquisto di più prodotti australiani come cereali, carbone termico, coke, cotone, legname, alcolici e crostacei.

Parallelamente, a livello politico, il 21 aprile 2020, il primo ministro australiano, Scott Morrison, aveva richiesto un’indagine indipendente sulle origini della pandemia di coronavirus all’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), insieme ad altri leader mondiali, provocando lo scontento della Cina. Oltre a questo, Canberra aveva sospeso l’accordo di estradizione con Hong Kong e aveva esteso i visti per circa 10.000 abitanti della città che si trovano già in Australia, a causa della nuova legge per la sicurezza nazionale imposta da Pechino sull’isola il 30 giugno 2020. L’Australia è poi andata contro a Pechino nel dibattito internazionale sulle questioni delle dispute nel Mar Cinese Meridionale e del trattamento delle minoranze etniche, primi fra tutti gli uiguri, nello Xinjiang.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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