Mongolia: tensioni politiche in vista delle elezioni

Pubblicato il 21 aprile 2021 alle 11:07 in Asia Mongolia

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Il presidente della Mongolia, Battulga Khaltmaa, il 18 aprile, ha emesso un decreto per sciogliere il Partito del Popolo Mongolo (MPP), attualmente al governo e che, alle elezioni parlamentari del 24 giugno 2020, aveva ottenuto il 44,93% dei voti. Tale mossa sarebbe stata il risultato di un crescendo di tensioni tra le varie fazioni politiche del Paese.

Il decreto è stato pubblicato nel sito internet del presidente ed è stato accompagnato da un video di presentazione del contenuto da parte di Battulga, il quale appartiene al Partito democratico, che è il principale opponente dello MPP. Nel decreto in questione, sono state rivolte specifiche accuse a Khurelsukh Ukhnaa, che in molti ritengono sarà il candidato dello MPP alle elezioni presidenziali del 9 giugno prossimo. Tra le critiche mosse allo MPP in generale vi sarebbe l’accusa di aver cercato di dividere il Partito democratico attraverso la manipolazione delle agenzie governative.

Da parte sua, il Comitato direttivo dello MPP ha indetto un incontro sulla questione e ha risposto a Battulga con un video nel quale sono apparsi otto membri, di cui sette parlamentari e il segretario del Comitato direttivo, che hanno affermato che il decreto sarà discusso dalle commissioni permanenti del Parlamento monocamerale del Paese, chiamato Grande Hural di Stato. Lo MPP ha poi chiesto a tutti i partiti politici di unirsi contro “il tentativo di rovesciare il sistema democratico del Parlamento, prendere il potere con mezzi non costituzionali e instaurare una dittatura sciogliendo tutti i partiti politici”.

I candidati alle prossime elezioni presidenziali del 9 giugno 2021 saranno annunciati nel mese di maggio. Intanto, le parti opposte stanno avanzando accuse che andrebbero oltre a un inizio di campagna elettorale, menzionando minacce alla sicurezza nazionale e alla democrazia nel Paese.

In particolare, Battulga e lo MPP si sono reciprocamente accusati di aver cercato di mobilitare l’Esercito. Il presidente ha accusato Khurelsukh, che è un ex premier, di aver militarizzato il proprio partito coordinando gli uffici dei governatori, le organizzazioni di partito e unità militari locali attraverso alcune riforme. Per Battulga, tutto ciò causerebbe il sospetto che lo MPP potrebbe eseguire azioni militari. Khurelsukh, nel 2018, era già stato accusato di aver “adunato 300 funzionari militari” da un parlamentare e, su Twitter, negli ultimi giorni, sarebbero circolati post a riguardo. Lo MPP, da parte sua, ha rivolto accuse simili a Battulga, affermando che, dopo aver presentato l’ultimo decreto, il presidente abbia visitato lo Stato maggiore delle forze armate.

Oltre all’accusa di mobilitare l’Esercito, le parti si sono anche incriminate l’un l’altra di aver compiuto azioni illegali e non costituzionali, incluse anche minacce all’unità e alla sicurezza nazionali. In particolare, nel decreto di Battulga lo MPP è stato accusato di aver violato la Costituzione, la Legge sui partiti politici e il Concetto di sicurezza nazionale, in quanto il Consiglio di sicurezza nazionale sarebbe stato “catturato” dallo MPP e la Corte costituzionale non sarebbe “degna della fiducia e del riconoscimento del popolo”. Allo stesso tempo, il ministro delle Finanze, Ch. Khurelbaatar, appartenente allo MPP, ha affermato che il decreto di Battulga abbia violato decine di leggi e fatto abuso della propria autorità.

L’ultima mossa di Battulga è arrivata dopo che, lo scorso 16 aprile, la Corte costituzionale della Mongolia ha emesso una decisione con la quale ha negato la richiesta del presidente di candidarsi alle prossime elezioni, alla luce di un emendamento costituzionale che stabilisce la possibilità di eseguire un solo mandato in veste di presidente. Al momento, il Parlamento mongolo non ha ancora accettato ufficialmente la decisione della Corte costituzionale.

Il 14 novembre 2019, lo MPP aveva emendato la Costituzione per la seconda volta dal 1992, ampliando i poteri del primo ministro a discapito di quelli presidenziali. Come riferito da Reuters, il sistema politico mongolo aveva, fino a quel momento, previsto una suddivisione dei poteri tra il presidente eletto e il governo, che è nominato dal Parlamento e guidato dal primo ministro. Generalmente il presidente è un esponente dell’opposizione e ha potere di veto sul processo legislativo, così come la possibilità di avanzare proposte.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

 

di Redazione

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