Libia: la Camera dei Rappresentanti respinge il bilancio del governo

Pubblicato il 21 aprile 2021 alle 12:43 in Africa Libia

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La Camera dei Rappresentanti libica, il 20 aprile, ha respinto il progetto di bilancio presentato dal governo di unità nazionale libico, esortando l’esecutivo a rivedere il piano e ad apportare le modifiche richieste.

È stato il portavoce dell’organo legislativo, Abdullah Belhaq, a riferire della mossa dei deputati libici, dopo che il bilancio era stato posto al vaglio della Camera dalla sera del 19 aprile. All’interno del bilancio, il governo libico ha proposto spese pari a 96 miliardi di dinari per il 2021, equivalenti a circa 21,6 miliardi di dollari. La cifra, a detta di un deputato di Tarhouna, Abu Bakr Saeed, è da considerarsi elevata. Anche la somma destinata alle emergenze, pari a 1,2 miliardi di dinari, dovrebbe essere ridimensionata.

Parallelamente, la Commissione per la Pianificazione e le Finanze ha chiesto all’esecutivo di razionalizzare la spesa pubblica, in modo tale che il primo capitolo non superi i 33,5 miliardi, mentre il secondo non dovrebbe andare oltre i 9 miliardi. Inoltre, le spese inserite nella terza parte del bilancio non dovrebbero superare i 15 miliardi e bisognerebbe prestare maggiore attenzione ai sostegni diretti alla National Oil Corporation (NOC), affinché questa riesca a raggiungere i livelli di produzione previsti e sostenere progetti in materia di elettricità, secondo un piano di sviluppo. Le disposizioni del capitolo numero quattro, invece, non dovrebbero andare oltre i 20 miliardi di dinari e sarebbe necessario stabilire una riserva di bilancio del valore di un miliardo di dollari. Tale ultima voce andrebbe a sostituire il quinto capitolo. Nel fare ciò, hanno poi chiarito i deputati libici, è necessario ridurre il più possibile gli articoli presenti in ciascuna sezione.

È la seconda volta che la Camera dei Rappresentanti si oppone al bilancio del 2021 elaborato dal governo libico, guidato dal premier ad interim Abdul Hamid Dbeibah. Oltre a mettere in luce le spese elevate, i deputati libici ritengono che il progetto così presentato possa “aprire le porte alla corruzione” e avere un impatto negativo per il sistema economico libico, in quanto non tiene conto delle reali esigenze e delle condizioni attuali. Ad essere contestato è anche l’importo stanziato per le cure all’estero, pari a 705 milioni di dinari, che rischia di esaurire le risorse messe a disposizione del Ministero della Salute. Inoltre, un altro punto contrastato è quello inserito nell’articolo 5, che prevede che qualsiasi aumento delle entrate petrolifere possa essere utilizzato dal governo libico, il che potrebbe danneggiare le riserve statali di valuta forte.

La mancata approvazione del progetto di bilancio rischia di ostacolare i progetti che Dbeibah si è impegnato ad attuare per rispondere alle esigenze della popolazione libica, riguardanti, in particolare, elettricità, salute e risorse alimentari. L’annuncio del 20 aprile è giunto dopo che, l’8 febbraio, la Missione di Sostegno delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL) aveva riferito che, per la prima volta dal 2014, le parti libiche avevano raggiunto un consenso per un bilancio unificato della durata di due mesi. Il fine era delineare un progetto temporaneo in modo da consentire all’autorità esecutiva unificata di decidere, in un secondo momento, sul budget completo per il 2021.

Il bilancio pubblico non è l’unico dossier che ha incontrato l’opposizione dei deputati del Parlamento libico, il quale risulta essere tuttora diviso tra la Camera dei Rappresentanti di Tobruk, con a capo Aguila Saleh, e la Camera di Tripoli, presieduta da Hamouda Sayala. Nonostante l’8 dicembre 2020 le due Camere abbiano tenuto la prima sessione formale congiunta, i due organismi legislativi non sono ancora riusciti a trovare un accordo che consentisse la loro unificazione definitiva e a nominare un unico presidente. Una simile divisione ha rischiato di rallentare il percorso politico libico, soprattutto quando i deputati sembravano non riuscire a raggiungere un consenso sulla sede in cui tenere il voto di fiducia del nuovo governo libico, poi svoltasi a Sirte il 10 marzo. Un’altra questione ha poi riguardato l’estromissione di Saleh dal suo incarico. Il capo della Camera di Tobruk, considerato tra gli alleati dell’Egitto in Libia anche nel corso del conflitto, aveva promesso che si sarebbe dimesso se non avesse vinto alle elezioni del 5 febbraio scorso, dove si è candidato alla posizione di capo del Consiglio presidenziale ad interim. Nonostante la sua sconfitta, però, Saleh continua a presiedere la Camera dei Rappresentanti di Tobruk, il che ha suscitato critiche di parte di diversi deputati.  

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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