La Grecia firma un accordo di Difesa con l’Arabia Saudita per il prestito del sistema Patriot

Pubblicato il 21 aprile 2021 alle 12:33 in Arabia Saudita Grecia

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Le delegazioni di ministri e alti funzionari di Grecia e Arabia Saudita si sono incontrate a Riad, martedì 20 aprile, con l’obiettivo di rafforzare la cooperazione, soprattutto in materia di Difesa, tra i due Paesi. Il principe ereditario, Mohammed bin Salman, ha tenuto colloqui con il ministro degli Esteri greco, Nikos Dendias. Durante l’incontro, i due hanno esaminato le relazioni bilaterali tra il Regno e la Grecia, hanno passato in rassegna gli aspetti della cooperazione reciproca in una pluralità di campi e hanno parlato delle modalità per sostenerla e svilupparla. In più, le parti hanno altresì discusso delle recenti questioni che interessano la regione del Mediterraneo e del Medio Oriente e si sono promessi di compiere sforzi congiunti per risolverle.

All’incontro di martedì hanno partecipato anche il vice ministro della Difesa saudita, il principe Khalid bin Salman, il ministro degli Esteri, il principe Faisal bin Farhan, e il ministro della Difesa greco, Nikolaos Panagiotopoulos. In mattinata, prima dei colloqui bilaterali tra le due delegazioni, il Regno e la Grecia avevano firmato un accordo relativo alla cooperazione in materia di difesa durante una serie di riunioni ministeriali. Nello specifico, l’intesa sottoscritta dai due Paesi ha riguardato il prestito, da parte di Atene, di un sistema di difesa aerea Patriot che sarà utilizzato da Riad per proteggere le sue strutture energetiche critiche e la definizione dello status giuridico delle forze armate greche che supportano le capacità di difesa del Regno.

“Abbiamo firmato un accordo per spostare una batteria di Patriot qui, in Arabia Saudita”, ha affermato Dendias in un comunicato stampa, aggiungendo anche di aver firmato un patto di cooperazione con il Gulf Cooperation Council (GCC). “Si tratta di un grande passo avanti per il nostro Paese, per quanto riguarda la cooperazione con i Paesi del Golfo, ed è anche un contributo alla più ampia sicurezza delle fonti energetiche per l’Occidente”, ha dichiarato il ministro. Il sistema Patriot, fabbricato negli Stati Uniti, verrà utilizzato per proteggere le strutture energetiche del Regno principalmente dagli attacchi dei ribelli Houthi, che combattono in Yemen contro la coalizione, a guida saudita, intervenuta nel Paese il 26 marzo 2015. Nelle ultime settimane, il gruppo sciita yemenita ha intensificato le offensive, condotte con droni e missili, contro obiettivi militari ed energetici sauditi. Gli attacchi Houthi sono aumentati in concomitanza con la ripresa di violenti scontri a Ma’rib, un governatorato nel Nord dello Yemen ricco di risorse petrolifere e in gran parte controllato ancora dalle forze filo-governative. Il sistema Patriot, a tal proposito, è particolarmente utile a Riad in quanto è progettato soprattutto per contrastare gli attacchi di missili balistici ad alta quota, attacchi che il Regno ha spesso dovuto affrontare da quando è intervenuto in Yemen. L’Arabia Saudita, che è il principale esportatore di greggio e guida la coalizione anti-Houthi, fa molto affidamento sui Patriots di fabbricazione statunitense per intercettare missili e droni lanciati contro il Regno ormai quasi quotidianamente dai ribelli sciiti, accusati di essere allineati con l’Iran. In una dichiarazione separata, dopo la firma dell’accordo, Panagiotopoulos ha chiarito che il sistema Patriot sarà “schierato nel prossimo periodo e opererà sul suolo dell’Arabia Saudita per proteggere le infrastrutture energetiche critiche dalle minacce terroristiche”. Non ci sono stati commenti immediati da parte delle autorità saudite, che non hanno rivelato di quanti Patriots dispone attualmente il Regno.

L’annuncio arriva quasi un anno dopo la notizia del ritiro, da parte degli Stati Uniti, nel maggio 2020, di 4 dei suoi Patriots dall’Arabia Saudita. Due di queste batterie anti-missile erano state dispiegate dopo gli attacchi del 14 settembre 2019 contro due installazioni petrolifere della compagnia saudita Aramco, situate nelle province di Abqaiq e Khurais, nell’Est del Regno. Gli impianti erano stati colpiti da raid aerei, rivendicati dai ribelli Houthi, ma per i quali Washington aveva incolpato l’Iran, accuse che Teheran ha sempre negato. 

Oltre all’accordo greco-saudita incentrato sui Patriots, Atene ha altresì avuto modo di mostrare la sua vicinanza al Consiglio di Cooperazione del Golfo grazie alla firma di un memorandum di intesa tra Dendias e Nayef Al-Hajraf, segretario generale del GCC. Il documento è incentrato sulla programmazione di consultazioni in merito a questioni di interesse comune tra il governo greco e il Segretariato generale del Consiglio. Al-Hajraf ha poi sottolineato che l’accordo include un meccanismo per la cooperazione e la consulenza nei settori politico, economico, commerciale e degli investimenti. Sebbene la cooperazione ad hoc e le discussioni in un quadro di collaborazione reciproca tra GCC e Grecia fossero in corso già da tempo, questo è il primo accordo formale con una portata così ampia.

Le consultazioni e il dialogo politico proposti da Grecia e Consiglio di Cooperazione del Golfo mirano a rafforzare la cooperazione strategica in materia di sicurezza, pace e stabilità regionale. Questa cooperazione si basa, secondo quanto specificato nel memorandum, sul rispetto reciproco della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale, che dovrebbero governare le relazioni tra i Paesi della regione. Entrambi gli Stati concordano sulla necessità di preservare e rafforzare i sistemi di sicurezza, commercio e collaborazione politica reciproci. Nel febbraio 2017, in una riunione a Riad alla presenza dell’allora presidente greco, Prokopis Pavlopoulos, era stato deciso di lavorare intensamente per formalizzare la cooperazione tra Atene e il CCG. Quest’anno, la Grecia celebra 200 anni di indipendenza e, con essa, una nuova rinnovata volontà di ringiovanire i legami tradizionali con la regione del Golfo. Negli ultimi mesi, il governo greco si è impegnato soprattutto nell’approfondire la cooperazione politica, di difesa ed economica. Rispetto a quest’ultimo punto, per quanto riguarda soprattutto il commercio e gli investimenti, le due parti hanno affermato di essere consapevoli del grande potenziale dovuto principalmente alla loro vicinanza geografica. L’anno scorso, a causa delle restrizioni dovute alla pandemia, il commercio bilaterale GCC-Grecia è sceso a meno di 2 miliardi di dollari, un numero piuttosto basso se si considera la dimensione complessiva dei loro mercati, pari a circa 2 trilioni di dollari. Guardando oltre la recessione indotta dalla pandemia, le parti hanno dunque in programma di stimolare il commercio e gli investimenti rafforzando i legami tra le loro comunità imprenditoriali e le istituzioni finanziarie, nonché rimuovendo gli ostacoli al commercio e agli investimenti.

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Chiara Gentili

di Redazione

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