Cosa sappiamo del rinvio della conferenza di Istanbul sull’Afghanistan

Pubblicato il 21 aprile 2021 alle 21:01 in Afghanistan Turchia

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Il 21 aprile, il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, ha annunciato il rinvio della conferenza di Istanbul sull’Afghanistan. Il giorno precedente, i talebani avrebbero chiesto il rilascio di altri prigionieri in cambio della partecipazione all’evento. 

Secondo quanto riferito dal quotidiano afghano ToloNews, che cita fonti vicine ai militanti, il 20 aprile, i talebani avrebbero chiesto agli Stati Uniti di garantire il rilascio dei loro prigionieri rimasti nelle carceri controllate dal governo di Kabul e la rimozione delle sanzioni delle Nazioni Unite sui leader talebani, in cambio della partecipazione del gruppo alla conferenza di Istanbul. 

Il giorno successivo, il 21 aprile, è arrivato l’annuncio della Turchia che l’incontro, previsto per il 24 aprile, sarebbe stato rinviato a dopo l’Eid al-Fitr, la festa che segna la fine del Ramadan, che nel 2021 terminerà il 12 maggio. La Turchia, l’ONU, gli USA e il Qatar, principali promotori dell’iniziativa diplomatica, avevano fatto diversi tentativi per convincere i militanti a partecipare alla conferenza, ma senza successo. I talebani hanno dichiarato che non avrebbero più preso parte ad incontri, a seguito dell’annuncio del ritiro totale delle truppe statunitensi dal Paese entro settembre e non entro maggio, come previsto dall’accordo USA-talebani del 29 febbraio 2020, sottoscritto dalla precedente amministrazione, guidata da Donald Trump. 

Per quanto riguarda il rilascio dei prigionieri, la questione è stata commentata dall’inviato speciale del presidente afghano in Pakistan, Mohammad Omar Daudzai, che ha dichiarato che i militanti detenuti (che dovrebbero essere circa 7.000) verranno rilasciati solo dopo che sarà stato concordato e rispettato il cessate il fuoco, cioè quando “non ci sarà più nessuna guerra da combattere”. Daudzai ha anche aggiunto che una delegazione militare e politica di alto livello del Pakistan si recherà in Afghanistan, il 22 aprile, con l’obiettivo di discutere approfonditamente del miglioramento dei legami bilaterali tra Islamabad e Kabul. Questo è considerato fondamentale per garantire stabilità al Paese, in caso di una sempre più pressante insurrezione talebana. I rapporti sono stati molto tesi negli ultimi anni, con il governo afghano che ha spesso accusato quello pakistano e le sue forze di sicurezza di supportare i militanti talebani, intenzionati a riprendere il controllo del Paese. Da parte sua, il Pakistan ha sempre negato le accuse, anche se le notizie relative alla presenza dei militanti afghani sul proprio territorio si sono continuate a diffondere. 

Grazie all’accordo tra Stati Uniti e talebani del 29 febbraio 2020 il governo di Kabul ha già rilasciato circa 5.000 prigionieri talebani, durante il 2020. Tuttavia, nonostante le rassicurazioni, alcuni dei prigionieri in questione sono tornati sui campi di battaglia, secondo quanto riferito dall’Office of National Security Council (ONSC) di Kabul, il 14 agosto 2020. “I combattenti talebani hanno sottoscritto un documento in cui si sono impegnati a non tornare in guerra, purtroppo alcuni di questi detenuti sono tornati sui campi di battaglia deludendo le aspettative del popolo afgano”, aveva dichiarato Jawed Faisal, portavoce dell’ONSC. I talebani, da parte loro, avevano respinto tali accuse, mentre esortavano l’esecutivo a garantire nuovi rilasci in cambio dell’impegno nei negoziati di pace. Da allora, le violenze sono aumentate e i negoziati di pace non hanno raggiunto risultati tangibili. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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