Conflitto in Yemen: il nipote del presidente Saleh propone un piano di pace

Pubblicato il 21 aprile 2021 alle 16:38 in Medio Oriente Yemen

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Tareq Mohammed Abdullah Saleh, nipote del presidente defunto Ali Abdullah Saleh, ha proposto un piano volto a risolvere la crisi yemenita, dai tratti simili all’iniziativa dell’ex Segretario di Stato degli Stati Uniti, John Kerry, del 2016.

In particolare, stando a quanto diffuso da fonti mediatiche a seguito di un incontro con l’ambasciatore olandese, Peter-Derrek Hof, il piano di Tareq, comandante militare yemenita e leader delle forze di Resistenza nazionale sulla costa occidentale, prevede il cessate il fuoco presso tutti i fronti di combattimento, attraverso un “controllo internazionale”, e lo scambio di tutti i prigionieri e detenuti. Una volta attuato ciò, bisognerebbe proseguire verso due binari, ovvero politico e di sicurezza. Il primo passo prevede l’elezione di un presidente e la formazione di un governo “tecnocratico”, il cui compito è guidare lo Yemen in un periodo di transizione della durata di due anni. Successivamente, bisognerà procedere con elezioni presidenziali, legislative e amministrative.

Si tratta di un piano simile all’iniziativa di pace proposta da John Kerry il 23 agosto 2016, che includeva anch’essa la formazione di un nuovo governo unitario ad interim e operazioni simultanee a livello politico e di sicurezza, in modo da garantire una risoluzione inclusiva a lungo termine. L’esecutivo sarebbe stato caratterizzato dalla condivisione del potere tra le parti yemenite, mentre i ribelli si sarebbero ritirati da Sana’a e da altre regioni chiave, trasferendo armi pesanti e missili balistici a parti terze. Il piano di Kerry, tuttavia, non venne accettato dal governo legittimo yemenita e dalla coalizione a guida saudita.

Ora, la proposta rilanciata dal nipote del presidente estromesso è la prima, elaborata da un esponente yemenita, che parla di un consiglio presidenziale alla guida di un periodo di transizione, il quale si prevede potrebbe essere composto da cinque membri, secondo le consuetudini dello Yemen. Ciò mostrerebbe il desiderio di Tareq, giovane soldato discendente da una famiglia che ha governato lo Yemen per decenni, di riservarsi un posto nel panorama yemenita post-bellico. Per alcuni, il comandante rappresenta la figura “più meritevole” per succedere al presidente defunto. Altri, invece, mettono in dubbio la capacità di Saleh di riuscire a gestire i gruppi sia politici sia militari nel futuro dello Yemen, timorosi che una tale figura, al pari dei suoi predecessori, possa non essere ben accolta dal popolo yemenita. Inoltre, il giovane comandante manca di esperienza politica, mentre ciò che viene messo in risalto è il suo aver combattutto a fianco delle milizie sciite Houthi dal 2015 al 2017.

Prima della crisi yemenita del 2011, Tareq era un leader della Guardia presidenziale yemenita. Poi, una volta estromesso dall’incarico, è riemerso allo scoppio del conflitto civile, a seguito del colpo di stato delle milizie ribelli del 21 settembre 2014, ponendosi a capo dell’alleanza Houthi-Saleh. Al crollo di tale coalizione, Tareq Saleh ha guidato le truppe fedeli allo zio, ucciso il 4 dicembre 2017, ma è successivamente scomparso dalla scena yemenita, per poi riapparire come governatore di una regione meridionale controllata dal governo legittimo yemenita, Shabwa. Fonti yemenite sostengono che l’accordo di Stoccolma, siglato dalle parti belligeranti yemenite il 13 dicembre 2018, abbia impedito a Tareq di raggiungere aree che avrebbero potuto portare guadagni geopolitici migliori, tra cui Ibb. Tuttavia, ad oggi, sono le forze meridionali a rappresentare il principale alleato del comandante, sebbene non sia chiaro quale sia la sua posizione in merito alla questione avanzata dai separatisti del Sud. Gli analisti ritengono che la relazione tra Tareq e il Consiglio di Transizione Meridionale (STC) si basi sulla posizione comune contro la Fratellanza musulmana. Ad ogni modo, qualsiasi sia la sua inclinazione, Tareq sembra non avere un piano talmente forte e una soluzione inclusiva in grado di determinare gli esiti del conflitto in Yemen a suo favore.

Considerazioni simili sono state sviluppate mentre il Paese continua ad assistere a una violenta guerra civile che vede contrapporsi le forze filogovernative, fedeli al presidente legittimo Rabbo Mansour Hadi, e i gruppi di ribelli sciiti Houthi. Le tensioni dell’ultimo mese hanno spinto diversi attori regionali e internazionali a mobilitarsi per promuovere un dialogo che spinga le parti belligeranti, il governo legittimo e i ribelli Houthi, a trovare una soluzione al perdurante conflitto yemenita. L’Arabia Saudita, da parte sua, il 22 marzo ha proposto un’iniziativa di pace che prevede un cessate il fuoco a livello nazionale, da attuarsi sotto la supervisione delle Nazioni Unite, e la ripresa dei negoziati politici tra le due fazioni in guerra. Gli Houthi hanno inizialmente espresso riserve a riguardo, evidenziando come le diverse proposte, degli ultimi sei anni, non abbiano mai portato a nulla di nuovo. Inoltre, il gruppo ribelle si è detto disposto a sedersi al tavolo dei negoziati solo se verrà revocato l’assedio in Yemen e il blocco marittimo e aereo.

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.