I colloqui di Vienna sono giunti quasi a metà

Pubblicato il 21 aprile 2021 alle 18:20 in Iran Medio Oriente

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Al termine dell’ultimo round dei colloqui sull’accordo sul nucleare iraniano, una fonte diplomatica ha riferito che i negoziati sono giunti quasi a metà e che ci si aspetta un’intesa nella fase successiva, il cui inizio è previsto per la prossima settimana.

La notizia è stata riportata, il 21 aprile dal quotidiano al-Arabiya, sulla base delle informazioni fornite da una fonte, in condizioni di anonimato, a conoscenza dei colloqui volti a rilanciare l’accordo sul nucleare iraniano, altresì noto come Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), e a favorire il ritorno degli Stati Uniti nell’intesa. Questi hanno avuto inizio il 6 aprile e vedono la presenza di delegati di Iran, Cina, Russia, Germania, Francia e Regno Unito. Anche una delegazione degli USA, guidata dall’inviato speciale statunitense in Iran, Robert Malley, si è recata a Vienna, ma non ha preso parte all’incontro con gli altri Paesi, in quanto Teheran si è rifiutata di negoziare in modo diretto con Washington fino a una completa rimozione delle sanzioni. Pertanto, sono gli altri Paesi a fare da spola tra le delegazioni iraniana e statunitense, nel quadro di colloqui indiretti.

Al termine dell’ultimo round di negoziati, il 20 aprile, è stato riferito che la velocità delle trattative è aumentata e, pertanto, si potrebbe presto arrivare a una conclusione. Da parte sua, Mikhail Ulyanov, ambasciatore russo a Vienna, il quale aveva anch’egli riferito di essere giunti alla “fase di elaborazione”, ha messo in luce la necessità di giungere a un’intesa che fornisca garanzie sulla natura pacifica del programma sul nucleare iraniano e ha affermato che l’accordo del 2015, il JCPOA, rappresenta l’unica alternativa realistica. Inoltre, per l’ambasciatore russo, la politica di massima pressione messa in atto dagli USA è fallita, portando l’Iran a sviluppare il programma nucleare oltre i limiti stabiliti dall’accordo.

Da parte sua, l’Unione Europea ha riferito che per la prossima settimana è altresì prevista la ripresa dei colloqui indiretti tra Washington e Teheran. Ad ogni modo, i partecipanti hanno tutti ribadito la volontà di continuare a profondere sforzi diplomatici congiunti per garantire la buona riuscita dei colloqui di Vienna. “La diplomazia è l’unica via da seguire nel piano d’azione globale congiunto per affrontare le continue sfide”, è stato affermato da Enrique Mora, alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune dell’Unione europea. L’Iran, dal canto suo, ha riferito di non voler perdere tempo e che, in tal caso, abbandonerà i colloqui. Inoltre, Teheran ha più volte affermato che la serietà da sola non è sufficiente per il successo dei negoziati, e che le parti dovrebbero cercare di capire le posizioni di ciascuno e avvicinarle.

Ad oggi, non è stata ancora stabilita una data precisa entro la quale giungere a una conclusione dei colloqui. Sono diverse, però, le voci che hanno messo in luce i progressi tangibili compiuti nelle ultime due settimane, che si spera potranno portare a un compromesso tra Washington e Teheran. Il Joint Comprehensive Plan of Action è stato firmato durante l’amministrazione di Barack Obama, il 14 luglio 2015, a Vienna, da parte di Iran, Cina, Francia, Russia, Regno Unito, Stati Uniti, Germania e Unione Europea. Questo prevede la sospensione di tutte le sanzioni nucleari imposte precedentemente contro l’Iran dall’Unione Europea, dall’Onu e dagli USA, in cambio della limitazione delle attività nucleari da parte del Paese mediorientale e ispezioni dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica presso gli impianti iraniani. L’8 maggio 2018, durante la presidenza di Donald Trump, Washington si è ritirata unilateralmente dall’accordo, imponendo nuove sanzioni contro Teheran che hanno, da un lato, aggravato le condizioni economiche del Paese mediorientale, e, dall’altro lato, acuito le tensioni tra Iran e Stati Uniti.  Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, sembra essere disposto a rilanciare l’accordo, ma, nel corso degli ultimi mesi, ha più volte ribadito come sia necessario dapprima che l’Iran rispetti il patto del 2015 per riprendere gli sforzi diplomatici. Pertanto, le due parti sono rimaste bloccate in una situazione di stallo, in cui ciascuna aspetta che sia l’altra ad agire per prima.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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