Australia: investimenti per ridurre le emissioni, no ad obiettivi temporali

Pubblicato il 21 aprile 2021 alle 10:05 in Australia

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Il primo ministro australiano, Scott Morrison, il 21 aprile, ha annunciato che l’Australia investirà 552,3 milioni di dollari nello sviluppo di progetti per la cattura di idrogeno e carbonio. Il Paese sta riversando risorse in tali settori per ridurre le emissioni di carbonio, senza però cedere alle richieste di adozione dell’obiettivo “emissioni zero” entro il 2050.

Parlando dallo Stato australiano del Nuovo Galles del Sud, Morrison ha affermato: “Voglio che Australia e tecnologie a idrogeno diventino sinonimi a livello globale”, promettendo una spesa maggiore nelle tecnologie per ridurre le emissioni nel prossimo bilancio annuale. Dei 552,3 milioni di dollari, 212, 5 milioni circa saranno destinati alla velocizzazione sia dello sviluppo di quattro centri di “idrogeno pulito”, sia dell’implementazione di un sistema di certificazione in materia.

Il piano di spesa annunciato da Morrison è rientrato tra gli sforzi di Canberra per adempiere all’obiettivo prefissato di destinare 13,9 miliardi di dollari in tecnologie per ridurre le emissioni di carbonio nei prossimi dieci anni. L’Australia è uno tra i Paesi firmatari dell’Accordo di Parigi, sottoscritto il 12 dicembre 2015, e con esso Canberra si è impegnata a ridurre le emissioni di carbonio del 16-28% rispetto ai livelli el 2005 entro il 2030. Con gli investimenti nelle tecnologie finora programmati, il governo australiano ha previsto di raggiungere una riduzione del 29% entro la fine del decennio in corso.

Al momento, Canberra starebbe subendo pressioni per adottare ulteriori obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra, soprattutto in vista del summit sul clima organizzato dall’amministrazione del presidente statunitense Joe Biden, dal 22 al 23 aprile. Ciò nonostante, Morrison non ha ancora ceduto alle richieste internazionali di adottare l’obiettivo “emissioni zero” entro il 2050, come fatto da altre Nazioni. A tal proposito, il 19 aprile, Morrison ha affermato che il proprio Paese cercherà di raggiungere tale obiettivo “il prima possibile e preferibilmente entro il 2050”. Nella stessa giornata, il segretario di Stato degli USA, Anthony Blinken, ha però affermato che i diplomatici di Washington sfideranno i Paesi i cui sforzi carenti in materia limiteranno la lotta globale al cambiamento climatico.

Secondo alcuni esperti citati da The Straits Times, le dichiarazioni del primo ministro australiano avrebbero segnalato la sua intenzione di non impegnarsi ad adottare obiettivi di riduzione delle emissioni ambiziosi durante il summit di Biden.

L’Australia è uno tra i Paesi dove viene emessa la maggior quantità di carbonio pro-capite al mondo. Nel 2016, ad esempio, secondo la World Bank, il valore di tale dato è stato di 15,5 tonnellate, a fronte di una popolazione di circa 24 milioni di persone, in quell’anno. Secondo dati dell’azienda statunitense Knoema, nel 2019, le emissioni pro-capite sarebbero state pari a 17,27 tonnellate.

Oltre a questo, l’Australia è anche il primo esportatore al mondo di carbone e il secondo di gas naturale liquefatto e le principali mete di tali commerci sono la Cina, la Corea del Sud e il Giappone, Paesi che hanno però preso impegni per la riduzione del carbonio a zero entro la metà del secolo. Pechino, in articolare, ha posto il 2060 come anno in cui raggiungerà la “neutralità del carbonio”. In tale contesto, il Consiglio per l’Energia pulita dell’Australia vorrebbe che il governo definisse un percorso temporale per chiudere gli impianti energetici alimentati a carbone.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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