Yemen: la fragile tregua del Sud

Pubblicato il 20 aprile 2021 alle 15:48 in Medio Oriente Yemen

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Sebbene la formazione di un governo unitario abbia portato a una tregua presso i territori meridionali yemeniti, gli scontri sporadici tra le forze filogovernative e i gruppi separatisti legati al Consiglio di Transizione Meridionale (STC) fanno temere nuove tensioni.

A riportarlo è il quotidiano al-Arab, il 20 aprile. In particolare, è stato il governatorato di Abyan, situato a Est della capitale provvisoria Aden, ad essere testimone di tensioni tra l’esercito yemenita e le forze secessioniste, in un momento in cui il governo legittimo, legato al presidente Rabbo Mansour Hadi, starebbe provando a rafforzare il proprio controllo sui territori meridionali. Parallelamente, fonti di al-Arab hanno rivelato che sia il STC sia il governo yemenita hanno inviato rinforzi presso Ahwar, nel governatorato di al-Bayda’, lasciando presagire scontri sul campo anche in tale area.

A detta del quotidiano, il clima di tensione si è particolarmente acuito dopo che un ufficiale dell’esercito filogovernativo ha sequestrato Abdul Moneim Sheikh, fratello di un membro della presidenza del Consiglio di Transizione Meridionale, Abdul Rahman Sheikh, mentre a Shabwa, altro governatorato nel Sud dello Yemen, le forze di sicurezza locale, legate al partito islamista al-Islah, hanno arrestato un leader del STC e hanno impedito alla popolazione locale di organizzare un iftar, il pasto serale consumato dai musulmani che interrompe il loro digiuno quotidiano durante il mese di Ramadan.

Nel frattempo, il premier yemenita, Maeen Abdul Malik, e alcuni ministri si sono recati nella capitale saudita, Riad, per motivi al momento ignoti, dopo la mobilitazione popolare che ha visto gruppi di manifestanti opporsi al governo legittimo così come al ruolo dell’STC come rappresentante delle regioni meridionali yemenite. Alla base delle proteste vi è il perdurante deterioramento dei servizi e l’incapacità delle autorità yemenite di porvi rimedio. Secondo quanto riferito dalle fonti di al-Arab, alcuni membri del governo yemenita continuano a sostare nella capitale saudita, il che fa pensare che lo scopo sia esercitare pressione sul STC, affinché questo prosegua con l’attuazione delle clausole militari e di sicurezza dell’accordo di Riad del 5 novembre 2019, prime fra tutte l’allontanamento dei suoi combattenti dalla capitale Aden e la ridistribuzione delle forze presso altri fronti yemeniti.

In tale quadro si collocano le parole dell’ex ministro dell’Interno yemenita, Ahmed al-Maysari, incluso tra i principali oppositori dell’accordo di Riad, oltre ad essere noto per i suoi legami con il Qatar, il quale ha affermato che coloro che si oppongono al STC stanno adottando un approccio a lungo termine per indebolire il Consiglio di Transizione Meridionale. Questo prevede dapprima una mobilitazione interna, con conseguente crisi, e, successivamente, un attacco sul campo, da condurre con l’aiuto delle forze stanziate nelle vicinanze di Aden e supportate economicamente da Doha.

Anche il 10 aprile dalla presidenza del STC sono giunti avvertimenti circa gli attacchi condotti da membri affiliati alla Fratellanza musulmana in Yemen, a loro volta appoggiati da Turchia e Qatar, i quali hanno preso di mira soprattutto le forze della cintura di sicurezza ad Abyan, e i gruppi separatisti nei distretti di Ahwar e Khanfar, con l’obiettivo di provocare una nuova situazione di caos e sovvertire l’accordo del 5 novembre. Secondo fonti del STC, il distretto di Tur al-Bahah, nel governatorato di Lahij, è divenuto sede di attività di reclutamento di combattenti, mentre nelle aree circostanti sono state create postazioni e sono state aperte strade volte a favorire l’ingresso di gruppi armati affiliati alla Fratellanza musulmana, il cui scopo è sconvolgere l’ordine stabilito dalla cosiddetta “legittimità”, rappresentata dal governo yemenita, dalla coalizione a guida saudita e dal STC.

Inoltre, fonti politiche yemenite hanno rivelato che gli oppositori dell’accordo di Riad stanno agendo anche sul fronte interno, provocando crisi in materia di sicurezza, impedendo alle autorità yemenite di fornire stipendi ai dipendenti delle regioni meridionali ed esacerbando ulteriormente i servizi offerti alla popolazione. In questo modo, la situazione delle aree controllate dai gruppi separatisti sta diventando sempre più tesa, e il STC è divenuto bersaglio delle crescenti critiche degli abitanti locali, i quali potrebbero accettare qualsiasi alternativa, anche la presa di potere di gruppi islamisti, pur di vedere soddisfatte le proprie necessità di base.

Anche prima della formazione del governo unitario yemenita, il cui annuncio risale al 18 dicembre 2020, il quotidiano al-Arab ha più volte parlato di un asse turco-qatariota, che, attraverso movimenti politici yemeniti affiliati alla Fratellanza Musulmana, ha avviato una campagna contro la “legittimità” . Obiettivo dell’alleanza sostenuta dalla Turchia e dal Qatar è formare una vasta coalizione che includa altresì i Fratelli Musulmani e i ribelli sciiti Houthi, questi ultimi sostenuti dall’Iran. Alla luce di ciò, la coalizione ha più volte cercato di sabotare l’accordo del 5 novembre 2019, ostacolando le consultazioni volte alla formazione della nuova squadra esecutiva.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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