Siria: raid aereo russo, uccisi 200 militanti terroristi

Pubblicato il 20 aprile 2021 alle 16:23 in Russia Siria

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Il contrammiraglio russo, Alexander Karpov, nonché membro del Centro di riconciliazione russo in Siria, ha dichiarato, lunedì 19 aprile, che il raid aereo che Mosca ha condotto contro una base militare a Nord-Est di Palmira ha causato la morte di 200 terroristi.

Il contrammiraglio russo ha spiegato che l’attacco ha preso di mira tale base militare perché nell’area si stavano formando organizzazioni terroristiche che, oltre che a fabbricare ordigni esplosivi, stavano programmando attacchi in diverse regioni del Paese. Dopo aver ricevuto la conferma sulla posizione dei bersagli, le forze aeree russe hanno sferrato l’attacco. Stando a quanto reso noto dall’agenzia di stampa russa RIA, il combattimento ha provocato la morte di 200 militanti, e la distruzione di due rifugi, 24 camion contenenti armi e oltre 500 kg di munizioni e strumenti per fabbricare ordigni esplosivi amatoriali.

Nell’ultimo periodo, in Siria, è stato registrato un netto aumento dell’attività terroristica. Secondo Karpov, questo è legato alle imminenti elezioni presidenziali, calendarizzate per il 26 maggio. Gli attacchi e i disordini causati dalle fazioni estremiste, ha spiegato il rappresentante russo, vengono realizzati con l’obiettivo di destabilizzare la zona e dimostrare che il governo non abbia il controllo sul territorio. Il Centro di riconciliazione russo in Siria, inoltre, non ha escluso che si attivino ulteriori gruppi di militanti nell’area di Al-Tanf, che è sotto il controllo delle forze armate statunitensi.

Un episodio analogo si è verificato qualche giorno prima, il 9 aprile. In tale data, le forze aeree della Federazione Russa, per il secondo giorno di fila, hanno sferrato attacchi aerei su larga scala, colpendo i campi di addestramento terroristici a Hayat Tahrir al-Sham. L’offensiva, secondo quanto riportato dalla stampa russa, è stata realizzata con i missili Su-24 e Su-34.

Secondo quanto riportato dall’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (SOHR), con l’attacco del 19 aprile ha avuto inizio l’operazione militare di terra che gode della copertura aerea delle forze russe. Gli attacchi aerei di Mosca sono stati seguiti da operazioni di rastrellamento realizzate congiuntamente dalle truppe russe e dal Quinto Corpo Siriano, nel deserto di Homs, volti a smantellare eventuali cellule terroristiche. Il rapporto dell’SOHR ha poi rivelato che sono stati uccisi 26 militanti dello Stato Islamico e che il raid aereo del 19 aprile potrebbe essere stato organizzato come conseguenza dell’uccisione di due soldati russi nell’area desertica. 

Il 15 marzo del 2011, il governo siriano, legato al presidente Bashar al-Assad, ha assistito a una serie di proteste senza precedenti a favore della democratizzazione del Paese e la fine del regime di Assad. Gli scontri si sono successivamente acuiti e, a partire da settembre 2011, si sono tramutati in una vera e propria guerra civile. Da una parte, si trova il governo e le forze affiliate a Bashar al-Assad, dall’altra i ribelli. Negli anni sono sorti sempre più movimenti anti-governativi, alcuni dei quali si sono radicalizzati in gruppi di fondamentalisti islamici sunniti. 

Tra gli i Paesi intervenuti nel conflitto, la Russia si è collocata sul fronte filogovernativo, a partire dal 30 settembre 2015, offrendo supporto al governo di Assad sia a livello economico che militare. Dall’altra parte, la Turchia si è posta al fianco dei gruppi ribelli. È altresì importante ricordare che la presenza russa in Siria non si limita a supportare le forze filogovernative, ma conduce operazioni contro lo Stato Islamico.

L’intervento della Russia in Siria è stato accolto con sorpresa dagli osservatori internazionali. Secondo gli analisti, lo schieramento del Cremlino è legato a una pluralità di fattori. La caduta di Assad avrebbe avuto conseguenze negative per la Russia perché, da una parte, Mosca avrebbe perso un importante alleato regionale, dall’altra il sovvertimento di potere in Siria avrebbe minacciato gli interessi di Mosca nell’area. Inoltre, la decisione di intervenire nel conflitto rifletteva anche il timore che le “rivoluzioni colorate” prendessero piede in Russia. È importante ricordare che, a partire dal 2000, tali movimenti filo-europeisti hanno dato il via a proteste antigovernative in numerosi Stati post-sovietici, come l’Ucraina e la Georgia. Pertanto, Mosca temeva che il potenziale successo dei movimenti contro il governo in Siria avrebbe provocato un’analoga reazione in Russia. Anche i rapporti con l’Occidente, sempre più tesi, hanno spinto il Cremlino a schierarsi dalla parte di Assad. Infine, l’ascesa dell’ISIS ha fornito a Mosca l’opportunità di giustificare l’intervento attraverso la retorica della lotta al terrorismo.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

 

di Redazione

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