Nord Stream 1: 400 miliardi di metri cubi di gas verso l’Europa nel 2020

Pubblicato il 20 aprile 2021 alle 6:47 in Europa Russia

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La società Nord Stream AG ha riferito, lunedì 19 aprile, che, attraverso il gasdotto Nord Stream 1, la Russia ha raggiunto, nel 2020, un altro record di gas trasportato in Europa: 400 miliardi di metri cubi. 

L’amministratore delegato della società, Alexey Zaitsev, ha affermato che, tra le fonti di energia, il gas naturale è un combustibile pulito ed economico e che le sue forniture sono affidabili e stabili. Secondo Zaitsev, il gas è l’energia che, nel futuro, contribuirà a garantire l’equilibrio del mercato energetico di fronte alla crescente richiesta di fonti rinnovabili. L’esperto ha poi sottolineato che, di fronte all’eliminazione graduale, ma sempre più concreta, del carbone come fonte di energia, il passaggio alle centrali elettriche a turbina a gas rappresenterebbe la soluzione migliore che il mercato possa offrire.

Il Nord Stream è uno dei più grandi gasdotti esistenti al mondo. Passando attraverso il Mar Baltico, viene utilizzato per trasportare il gas dalla Russia all’Europa. Il primo progetto aveva preso forma nel 1997, quando Gazprom e Neste, compagnia petrolifera finlandese, avevano costruito la North Transgas Oy. In seguito ad accordi e gare di appalto, l’8 novembre 2011, la cancelliera tedesca, Angela Merkel, aveva inaugurato il Nord Stream 1 insieme all’ex presidente della Federazione Russa, Dmitrij Medvedev, e l’ex primo ministro francese, François Fillon. Successivamente, nel 2018, il gasdotto è stato portato a piena capacità ed operatività.

Per la situazione geopolitica dell’epoca, l’accordo prevedeva che il gasdotto non avrebbe attraversato alcuno Stato baltico, la Polonia, la Bielorussia e l’Ucraina. Pertanto, tali Paesi sono stati esclusi da eventuali diritti di transito, non fornendo loro alcun diritto d’intervento in merito al percorso per sospendere la fornitura di gas all’Europa Occidentale e fare eventuali pressioni alla Russia.

Il Nord Stream 1 è composto da due gasdotti di 1.224 km, ciascuno dei quali ha una capacità di trasporto di 27,5 miliardi di metri cubi di gas annuo. Tale gasdotto è stato costruito per collegare il sistema energetico dell’Unione Europea ai più grandi giacimenti di gas naturale russi. La continuazione onshore del Nord Stream 1 in Germania è costituita dai gasdotti NEL e OPAL. Gli azionisti di Nord Stream sono la società statale russa Gazprom, la quale detiene una quota del 51%, le società tedesche Wintershall ed E.ON Ruhgas con il 15,5% ciascuna,  l’olandese Gasunie e la francese Engie che possiedono il 9% delle azioni.

Dopo l’inaugurazione di Nord Stream 1, i leader di Francia, Germania e Russia hanno iniziato a valutare un ampliamento della cubatura di gas da portare in Europa. Si tratta del Nord Stream 2, un gasdotto gemello che avrebbe consentito alla Russia di raddoppiare i volumi di fornitura di gas naturale trasportato verso il mercato europeo.

Tuttavia, la conclusione di tale progetto è discussa e contestata nel dibattito internazionale, per diverse ragioni. 

Sono numerosi gli Stati ad essere schierati contro il Nord Stream 2, in particolare Polonia, Ucraina e Stati baltici, ovvero i Paesi direttamente interessati al transito di gas russo attraverso i loro territori. Questi ultimi temono di perdere le entrate derivanti dai diritti di transito del gas russo a causa del collegamento diretto istituito tra Mosca e Berlino dal Nord Stream 2. All’interno dell’Unione Europea, i suddetti Paesi si sono fermamente schierati contro il progetto.  Il 21 gennaio, il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione per la sospensione della costruzione. Il motivo citato risiederebbe nell’arresto dell’oppositore russo, Alexey Navalny, avvenuto il 17 gennaio, e nella successiva condanna a 2 anni e 8 mesi di carcere per presunte violazioni della libertà condizionale in seguito a un caso risalente al 2014.

Tra i principali oppositori ci sono anche gli Stati Uniti, che hanno definito  il Nord Stream 2 come un “cattivo affare” per l’Europa perché non farebbe altro che incrementare l’influenza russa sul blocco. Un altro fattore che spiega i numerosi tentativi degli USA di interrompere il progetto è legato agli interessi riguardanti il Gas Naturale Liquefatto (GNL). Washington sperava di poter penetrare nel mercato europeo con il proprio GNL, sostituendo così il gas di Mosca. Tuttavia, nonostante il GNL possa essere meno inquinante rispetto al normale gas, il prezzo non è tanto competitivo quanto quello del gas russo. Pertanto, gli USA non sono riusciti a prendere il posto della Federazione. Gli strumenti maggiormente utilizzati dalla Casa Bianca per ribadire l’opposizione al progetto sono le sanzioni economiche, imposte al fine di bloccare la realizzazione del Nord Stream 2. Quelle varate il 21 dicembre 2019 dalla precedente amministrazione presidenziale USA avevano costretto la società svizzera Allseas a ritirarsi, portando alla sospensione dei lavori per oltre un anno. Poco dopo, il 3 dicembre 2020, le sanzioni sono state imposte anche ai singoli individui coinvolti nel progetto. Pertanto, a rischio sanzioni non erano solo i cinque finanziatori dell’opera, quali Shell, Uniper, Wintershall Dea, Omv ed Engie, ma chiunque avesse assunto un ruolo nella messa in funzione del gasdotto. Nello specifico, l’ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, il 20 gennaio ha tentato di interrompere il processo di costruzione sanzionando la posatubi russa Fortuna. Successivamente, la Russia ha ripreso i lavori nelle acque danesi il 24 gennaio. 

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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