Myanmar: l’UE impone nuove sanzioni contro i militari

Pubblicato il 20 aprile 2021 alle 10:03 in Europa Myanmar

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

L’Unione europea (UE), il 19 aprile, ha imposto un secondo round di sanzioni contro la giunta militare al potere in Myanmar dallo scorso primo febbraio. Parallelamente, nel Paese, sono state organizzate marce di sostegno per il Governo di unità nazionale, nato il 16 aprile scorso in contrapposizione alla giunta militare. A livello internazionale, invece, l’ex segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, ha chiesto alle Nazioni Unite e all’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asia (ASEAN) di intervenire per fermare la “repressione mortale” perpetrata in seguito alla presa del potere da parte dei militari.

L’Alto rappresentante dell’Unione per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza, Josep Borrell, ha annunciato che il Consiglio Affari Esteri dell’UE ha deciso di ampliare la lista delle sanzioni contro la giunta militare. In particolare, Bruxelles ha sanzionato dieci individui e due entità economiche legate all’Esercito, ovvero la Myanmar Economic Holdings Limited (MEHL) e la Myanmar Economic Corporation (MEC). Per l’UE, le due aziende fornirebbero risorse economiche alla giunta militare. Il ministro degli Esteri della Germania, Heiko Maas, ha affermato che Bruxelles ha scelto di imporre sanzioni in quanto l’Esercito birmano starebbe continuando a perpetrare violenze contro i propri oppositori, “portando il Paese ad un vicolo cieco”. Maas ha spiegato che, con le sanzioni, Bruxelles intende intensificare le pressioni sui militari per spingerli ad avviare negoziati.

Prima del 19 aprile, l’UE aveva già imposto sanzioni contro dieci membri di alto livello dell’Esercito birmano, compreso il capo della giunta militare, Min Aung Hlaing, e contro il presidente della nuova Commissione elettorale del Myanmar, Thein Soe, il 22 marzo scorso. Le sanzioni dell’UE prevedono che ai soggetti ad esse sottoposti sia vietato entrare o transitare per il territorio dell’UE e che vengano congelati i loro beni e risorse economiche in seno all’Unione. Bruxelles ha finora affermato che, nonostante le sanzioni, non limiterà gli scambi commerciali con il Myanmar. Oltre all’UE, anche gli USA e il Regno Unito avevano imposto sanzioni sulle aziende controllate dall’Esercito MEHL e MEC, mentre Washington aveva colpito con le stesse misure anche la Myanmar Gems Enterprise (MGE).

Intanto, in Myanmar, il 19 aprile, la popolazione ha continuato a protestare contro la giunta militare ed episodi particolarmente violenti hanno avuto luogo nella cittadina centrale di Myingan. A Mandalay, la seconda città in termini di popolazione dopo Yangon, invece, sono state organizzate marce di sostegno al governo di unità nazionale.

A livello internazionale, invece, l’ex segretario generale dell’Onu dal 2007 al 2016 ha chiesto al Consiglio di Sicurezza di agire per fermare le violenze e proteggere i civili e al suo successore, Antonio Guterres, di interagire direttamente con la giunta militare al potere. Per Ban, l’ASEAN, che si riunirà sulla questione birmana il prossimo 24 aprile, dovrà inviare una delegazione di alto livello in Myanmar.

Il Paese versa in una situazione di instabilità da quando, il primo febbraio scorso, l’Esercito aveva preso il potere,  dichiarando lo stato d’emergenza per un anno, a conclusione del quale aveva promesso che saranno indette elezioni. I militari avevano quindi arrestato la leader Aung San Suu Kyi e altre figure di primo piano del governo civile, tra i quali il presidente Win Myint, che sono ancora detenuti entrambi dai militari ai domiciliari nella capitale Naypyidaw. I poteri legislativi, esecutivi e giudiziari erano stati trasferiti al comandante in capo delle forze armate, il generale Min Aung Hlaing, mentre il generale Myint Swe era stato nominato presidente ad interim del Paese. L’Esercito ha giustificato le proprie azioni denunciando frodi elettorali che avrebbero caratterizzato le elezioni dello scorso 8 novembre, i cui esiti avevano decretato vincitore con l’83% dei voti la Lega Nazionale per la Democrazia (NDL), il partito fino a quel momento al governo. 

Dal 6 febbraio, sono poi iniziate proteste da parte della popolazione contro la giunta militare per richiedere il ripristino della democrazia e la liberazione di Aung San Suu Kyi. L’Esercito sta portando avanti una repressione violenta del movimento in cui, ad oggi, sono state almeno 738 le persone uccise, mentre più di 3.000 sarebbero state arrestate, secondo l’organizzazione per i diritti umani Political Prisoner Aid Association. A tal proposito, il 19 aprile, la giunta militare ha affermato che il numero reale dei morti sia stato di 258 e che le altre stime siano state esagerate.

Dopo l’estromissione del governo civile, il 5 febbraio, alcuni membri della NDL avevano istituito il Comitato di rappresentanza dell’Assemblea dell’Unione, ovvero del Parlamento bicamerale del Myanmar, che, il successivo 21 marzo, era stato dichiarato illegale. Il 16 febbraio, alcuni membri del Comitato di Rappresentanza dell’Assemblea dell’Unione hanno annunciato di aver istituito un governo di unità nazionale, formato da membri del Parlamento deposti il primo febbraio scorso, alcuni leader delle proteste contro la giunta militare al potere e altri rappresentanti di alcune minoranze etniche del Paese. Il nuovo esecutivo ha a capo, come presidente, Win Myint e Aung San Suu Kyi, come consigliere di Stato.

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.