L’Europa progetta di ordinare il rilascio di Navalny entro giugno

Pubblicato il 20 aprile 2021 alle 14:40 in Europa Russia

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L’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa (PACE), ha sviluppato un progetto di risoluzione che ordina il rilascio del leader dell’opposizione, Alexey Navalny, entro il 7 giugno.

L’approvazione provvisoria del progetto di risoluzione sullo stato di Navalny è giunta lunedì 19 aprile, a margine di una riunione della Commissione giuridica della PACE. Si prevede però che i deputati verranno chiamati a votare a favore o contro la richiesta di rilascio dell’oppositore più tardi, giovedì 22 aprile. In uno dei paragrafi del suddetto documento, al quale ha avuto accesso una fonte autorevole dell’agenzia di stampa russa TASS, si legge che “l’Assemblea invita la Russia a rilasciare immediatamente Navalny prima della prossima riunione del Consiglio d’Europa sui diritti umani, calendarizzata per giugno”. Bruxelles non ha ancora annunciato la data precisa del vertice, tuttavia, sul sito web si legge che tale incontro è previsto dal 7 al 9 giugno.

All’interno del nuovo progetto di legge UE si ribadisce che il Servizio Penitenziario Federale russo (SPF) deve impegnarsi a fornire al dissidente tutte le cure mediche necessarie, consentendogli anche di essere visitato dal suo team medico. È altresì prevista un’ispezione della colonia penale di Vladimir, luogo di detenzione di Navalny, da parte dei rappresentanti del “Comitato europeo per la prevenzione delle tortura e delle pene o trattamenti disumani o degradanti”. Si ricorda che tale meccanismo è a carattere preventivo e non giudiziario e che è stato istituito per completare la Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

L’appello che l’UE voterà, il 22 aprile, è supportato dalla disposizione indetta, il 17 febbraio, dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) in cui si ordinava l’immediato rilascio di Navalny sulla base dell’articolo 39 del regolamento. In risposta la Russia aveva contestato, il 18 febbraio, la sentenza europea, definendola  “inaccettabile” perché rappresentava un tentativo di ingerenza negli affari giudiziari interni del Paese. Tuttavia, la legale di Navalny, Olga Mikhailova, aveva smontato le giustificazioni di Mosca, spiegando che la Russia, avendo aderito al Consiglio d’Europa, sarebbe stata obbligata a rispettare la sentenza sulla base dell’articolo 39 dello Statuto della CEDU. Nonostante ciò, si ricorda che in Russia, nel corso del 2020, sono state realizzate numerose riforme costituzionali. Tra queste, vale la pena citare quella approvata l’8 dicembre 2020 che ha permesso al Cremlino di sottrarsi alla sentenza europea perché conferisce alla Corte suprema della Federazione Russa il diritto di opporsi alle norme internazionali, se giudicate non compatibili con quelle interne. 

Nel frattempo, lo sciopero della fame per protesta contro le mancate cure mediche del Servizio Penitenziario Federale ha contribuito ad aggravare significativamente le condizioni di salute del dissidente russo, che è stato definito “in fin di vita”. In seguito alle pressioni europee e statunitensi, il 19 aprile, Navalny è stato trasferito d’urgenza all’ospedale penitenziario IK-3. La comunità internazionale ha annunciato che se Navalny morirà in carcere, verranno imposte nuove sanzioni punitive contro il Cremlino.

In Russia, nello specifico a San Pietroburgo e a Mosca, sono previste ondate di proteste contro il governo russo per la gestione del caso Navalny. Le manifestazioni avranno luogo mercoledì 21 aprile, alle 19.00, in concomitanza con il discorso nazionale che il presidente della Federazione Russa, Vladimir Puitn, tiene ogni anno.

Navalny, mentre si trovava a bordo di un volo diretto da Tomsk a Mosca, il 20 agosto 2020, ha iniziato ad accusare malori, costringendo l’aereo ad un atterraggio d’emergenza ad Omsk, dove è stato trasferito in ospedale. Due giorni dopo, il dissidente è stato portato a Berlino, dove è stato curato nella clinica di Charité della capitale tedesca e ha passato la convalescenza in un villaggio nella Black Forest, in condizioni di massima sicurezza. 

Un laboratorio d’analisi militare tedesco ha determinato che il suo malore era dovuto ad un avvelenamento tramite un agente nervino sviluppato dalla casa russa Novichok. Dopo essere guarito, Navalny ha accusato le autorità russe di essere responsabili dei fatti, avvalorando tale teoria con alcune prove incriminanti. Tali accuse sono state respinte da Mosca, che si è rifiutata di aprire un’indagine criminale rispetto all’episodio.

Dopo la sua permanenza di 5 mesi in Germania, il 17 gennaio 2020 ha fatto ritorno nella capitale russa. Le autorità di Mosca hanno dirottato il volo in cui si trovava il dissidente, facendolo atterrare in un altro aeroporto, lo Sheremetyevo, dove è stato arrestato subito dopo. A distanza di breve tempo, il 2 febbraio, il Tribunale distrettuale di Simonovsky ha condannato Navalny a 3 anni e 5 mesi di lavori forzati per appropriazione indebita nell’ambito del processo Yves Rocher del 2014. Tuttavia, la giudice che ha presieduto l’udienza, Natalya Repnikova, ha deciso di ridurre la pena che il dissidente trascorrerà nella colonia penale a 2 anni e 3 mesi poiché l’imputato aveva già scontato un anno di detenzione domiciliare. Successivamente, il 28 febbraio, Navalny è stato trasferito dal carcere giudiziario di Mosca, Matrosskaya Tishina, in una colonia penale del Servizio Penitenziario Federale russo, situata nella regione di Vladimir, a 200 km dalla capitale.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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