La Libia di fronte a situazioni di precario equilibrio

Pubblicato il 20 aprile 2021 alle 16:59 in Africa Libia

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La capitale libica Tripoli continua a essere teatro di scontri tra gruppi armati locali, i quali cercano di guadagnarsi un ruolo all’interno dell’apparato militare statale. Nel frattempo, la National Oil Corporation (NOC) ha dichiarato uno stato di forza maggiore presso il porto di Hariga, a seguito di dissidi con la Banca centrale libica.

È da giorni che la capitale libica assiste a una crescente mobilitazione militare alimentata da milizie locali, legate all’apparato statale, le quali hanno trasportato armi pesanti e di medio calibro in diverse aree della regione. Tra i gruppi protagonisti vi sono l’Autorità di sostegno alla stabilità, istituita dal precedente governo di Tripoli, con a capo Abdel Ghani al-Kikli, definito uno dei combattenti tripolini più noti, e le Forze speciali di deterrenza, un’unità di polizia militare islamista guidata da Abdul Raouf Kara.

Le recenti tensioni sono nate dopo che Kara ha lanciato una campagna volta ad arrestare membri della milizia di al-Kikli, in collaborazione con la Procura generale, che ha emesso mandati di arresto per alcuni membri della suddetta Autorità, accusandoli di reati penali e di sfuggire alla giustizia. Al momento, la situazione sembra essere sotto controllo, ma fonti libiche affermano che le tensioni potrebbero scoppiare da un momento all’altro. Questo perché le istituzioni di sicurezza statali risultano essere ancora divise e, di conseguenza, non in grado di fronteggiare situazioni che potrebbero sfociare nel caos. Inoltre, il governo guidato da Abdul Hamid Dbeibah sembra non avere ancora un piano chiaro per affrontare gruppi armati locali, volto ad arrestare i combattenti “fuorilegge” e ad includerne altri nelle forze regolari statali. A dimostrare tale teoria vi sono anche i perduranti assassini. L’ultimo risale al 18 aprile e riguarda un ufficiale di polizia della Direzione della sicurezza di Tripoli, Jibril al-Said.

Mentre la sicurezza interna a Tripoli, così come in città dell’Est libico vacilla, non sono mancati dissidi in altri settori, tra cui quello petrolifero. In particolare, il 19 aprile, la compagnia statale libica NOC ha annunciato l’interruzione delle attività petrolifere, anche delle esportazioni, e uno stato di forza maggiore presso il porto di Marsa al-Hariga. La mossa deriva dal rifiuto della Banca centrale libica di liquidare il bilancio del settore petrolifero per mesi, che ha portato alcune società, prime fra tutte la l’Arabian Gulf Oil Company, ad indebitarsi e, di conseguenza, a non poter adempiere a obblighi finanziari e tecnici. Di conseguenza, le compagnie controllate da NOC, tra cui Agoco e Sirte Oil Company, hanno ridotto la produzione di greggio di circa 280 mila barili al giorno. Parallelamente, a detta della compagnia statale, è l’intero settore che potrebbe subire le conseguenze di debiti accumulati e di possibili ulteriori riduzioni.  

Sebbene la NOC si sia detta in attesa di scuse da parte del governo di unità nazionale per il ritardo nell’approvazione del bilancio statale, è la Banca centrale ad essere stata accusata di aver bloccato le operazioni finanziarie e di aver provato a politicizzare il settore petrolifero nazionale attraverso il suo controllo illegale dei fondi statali. Alla luce di ciò, la Procura generale è stata esortata a ritenere responsabili tutti coloro che ostacolano le operazioni di NOC, direttamente o indirettamente, e ad adottare le misure legali necessarie contro chiunque cerchi di compromettere le capacità del Paese e danneggiare l’unica fonte di reddito.

Ad ogni modo, lo scontro tra la Banca centrale e la compagnia petrolifera statale rischia di bloccare la produzione di greggio del Paese Nord-africano, oltre a provocare danni alle strutture e agli impianti in superficie. Secondo le stime iniziali di NOC, le perdite giornaliere potrebbero superare i 118 milioni di dinari libici, influenzando negativamente le entrate di aprile e le entrate del tesoro pubblico. Inoltre, anche il governo Dbeibah dovrà ricalcolare le proprie spese, considerato che i proventi petroliferi sono impiegati per finanziare il bilancio, gestire attività e attuare progetti.

Negli ultimi dati pubblicati dalla National Oil Corporation, i ricavi petroliferi del Paese hanno raggiunto un livello record a marzo 2021, raggiungendo quota 2 miliardi e 52 milioni di dollari, ma il modo di gestire questi proventi petroliferi solleva molti interrogativi, soprattutto alla luce della continua crisi di carenza di liquidità e ritardi salariali. A tal proposito, NOC ha più volte richiesto denaro per riparare le infrastrutture petrolifere e pagare i salari dei dipendenti.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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