Iraq: scoperte riserve di gas naturale ad Anbar

Pubblicato il 20 aprile 2021 alle 11:41 in Iraq Medio Oriente

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Un funzionario della provincia irachena di Anbar, nell’Ovest del Paese, ha riferito che le squadre affiliate al Ministero del Petrolio hanno scoperto grandi depositi di gas naturale, distribuiti in cinque blocchi esplorativi.

La notizia, riportata dal quotidiano al-Araby al-Jadeed, è stata diffusa il 19 aprile e fa riferimento alla scoperta di riserve pari a “25 trilioni di muqamaq”. Un muqamaq, specifica il quotidiano, corrisponde a un milione di piedi cubi. Il consigliere per gli affari energetici della regione di Anbar, Aziz Khalaf al-Tarmouz, ha dichiarato che nel solo giacimento di Akkas sono stati ritrovati 5 trilioni di muqamaq di gas naturale, e gli altri quattro blocchi esplorati ne contengono la stessa quantità. Si tratta di un risultato raggiunto a seguito di esplorazioni condotte dalla metà del 2020, concentratesi soprattutto nell’Ovest di Anbar, al confine con Arabia Saudita, Giordania e Siria.

Alla luce delle “enormi quantità” di gas rinvenute, la scoperta, ha aggiunto il consigliere iracheno, contribuirà a rafforzare la posizione dell’Iraq nel settore energetico a livello internazionale. A tal proposito, il Ministero del Petrolio iracheno aveva precedentemente inviato squadre di ricognizione volte ad attrezzare siti e stabilire sedi, così da poter avviare lavori nella regione. Come spiegato da al-Tarmouz, obiettivo del governo di Baghdad è collegare Anbar alla rete di oleodotti di tutto il Paese. In tale quadro si inserisce la decisione del Ministero del Petrolio di approvare un progetto per trasportare gas liquido da Abu Ghraib verso Ramadi, attraverso un gasdotto lungo 120 km, mentre risale all’11 aprile la posa della prima pietra presso il “grande porto di al-Faw”, nel governatorato meridionale di Bassora, alla base dell’oleodotto che trasporterà petrolio almeno fino al porto giordano di Aqaba, sul Mar Rosso, e poi probabilmente fino all’Egitto.

La scoperta annunciata il 19 aprile giunge dopo che il ministro del Petrolio iracheno, Ihsan Abdul Jabbar, ha precedentemente riferito di aver avviato consultazioni con compagnie energetiche occidentali e mediorientali per lo sviluppo del giacimento di gas di Akkas, tra cui anche Saudi Aramco. Stando a quanto dichiarato il 10 febbraio scorso, un consorzio guidato dal fornitore di servizi per i giacimenti petroliferi Schlumberger era in testa per aggiudicarsi il progetto. Il fine ultimo è annullare l’accordo con la sudcoreana KOGAS, impegnatasi sin dal 2011 a sviluppare il giacimento di Akkas, ma senza notevoli risultati, alla luce degli ostacoli rappresentati altresì dallo Stato Islamico. Il suddetto giacimento è stato liberato dall’ISIS a novembre 2017. Scoperto nel 1992, Akkas rappresenta uno dei maggiori siti iracheni, con riserve di gas pari a circa 5.6 trilioni di piedi cubi.

Così come per il progetto di al-Faw, anche ad Anbar le autorità sperano che le società occidentali riescano a inerirsi nei progetti legati alle recenti scoperte, così da creare opportunità di lavoro e rilanciare il mercato iracheno. Si prevede che ciò comporterà la costruzione di ponti, strade e infrastrutture anche nelle zone circostanti ai giacimenti. Motivo per cui, alcuni credono che gli investimenti e gli aiuti esteri per la ricostruzione del governatorato possano portare maggiori benefici rispetto alle promesse del governo di Baghdad, non del tutto mantenute.

Un altro progetto con cui l’Iraq spera di rilanciare la propria economia è legato al gigantesco giacimento petrolifero di Majnoon, situato nel Sud del Paese, nei pressi di Bassora, verso cui sono stati approvati investimenti pari a circa 1,15 miliardi di dollari per il 2021. Parallelamente, il 29 marzo, è stato siglato un contratto con la francese Total che prevede quattro progetti riguardanti gas naturale, energia solare e trattamento dell’acqua di mare. Tali mosse sono giunte dopo che Baghdad si è impegnata, nel corso dell’ultimo anno, a mantenere i tagli alla produzione, in accordo con gli altri membri dell’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio (OPEC) e OPEC+, che l’hanno spinta a porsi come obiettivo quello di aumentare la quantità di greggio leggero proprio dal giacimento di Majnoon. Come specificato da Shakir, i prezzi di greggio leggero sono più alti rispetto al petrolio pesante. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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