Idriss Deby: un alleato della Francia nel Sahel

Pubblicato il 20 aprile 2021 alle 19:03 in Ciad Francia

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Idriss Deby, il presidente del Ciad rimasto ucciso negli scontri con i gruppi ribelli, dopo essere stato appena rieletto per il suo sesto mandato consecutivo, si era ritagliato la reputazione di fedele alleato dell’Occidente nel Sahel, nonostante le accuse di autoritarismo. Il 68enne, figlio di pastori, è stato uno dei leader più longevi al mondo. La morte improvvisa ha interrotto la sua carriera politica trentennale e rischia di gettare il Paese nel caos.

Deby è deceduto, martedì 20 aprile, a causa delle ferite riportate durante i combattimenti contro i ribelli nelle regioni settentrionali del Ciad. Secondo quanto riferito dal direttore della sua campagna elettorale, Mahamat Zen Bada, il presidente avrebbe deciso di assistere alle battaglie di domenica 18 e lunedì 19 aprile, nei pressi di Nokou a Kanem, e di visitare i soldati ciadiani in prima linea, invece di tenere un discorso sulla vittoria alle elezioni, dopo la notizia dei risultati. Stando a quanto reso noto dai media locali, Deby sarebbe stato ferito sul campo di battaglia il 19 aprile e trasportato d’urgenza in elicottero in un ospedale della capitale. 

I ribelli, appartenenti al Fronte per l’Alternativa e la Concordia (FACT), avevano avviato da giorni un’offensiva per tentare di assediare NDjamena. Mentre il presidente si trovava sul campo di battaglia, i militanti avrebbero attaccato i soldati ciadiani, i quali, secondo fonti del posto, sarebbero riusciti ad uccidere 300 ribelli e ad interrompere la loro avanzata. La situazione politica, tuttavia, resta incerta. I media africani hanno reso noto che la Costituzione è stata sospesa e che subentrerà un Consiglio Militare, sotto la guida del generale Mahamat Kaka, altrimenti noto come Mahamat Idriss Déby Itno, figlio di Idriss. Il governo temporaneo dovrebbe rimanere al potere per 18 mesi.

Il lungo governo di Deby nell’instabile regione del Sahel lo ha reso una figura affidabile nella campagna, a guida francese, contro i gruppi armati della zona. L’uomo, appartenente al gruppo etnico Zaghawa, era salito al potere il dicembre 1990 quando, alla testa del Movimento Patriottico di Salvezza, aveva attuato un colpo di Stato militare contro l’allora presidente Hissène Habré. La figura di Deby ha contribuito a diffondere nel Paese il rispetto per la cultura militare e lui stesso si è sempre posto come un sorta di “signore della guerra”. Lo scorso agosto, l’Assemblea nazionale lo ha nominato maresciallo di campo, il primo nella storia del Ciad, dopo aver guidato un’offensiva contro i combattenti ribelli responsabili dell’uccisione di quasi 100 soldati in una base nell’Ovest del Paese. Vestito con un mantello di seta blu scuro ricamato con foglie di quercia e con in mano un bastone, aveva dedicato l’omaggio a “tutti i miei fratelli d’armi”.

Da giovane, Deby si era iscritto all’accademia degli ufficiali di Ndjamena prima di recarsi in Francia, dove si era formato come pilota. Nel 1979, aveva fatto ritorno nel suo Paese, una nazione che in quel momento era in preda a scontri e faide tra varie fazioni militari. L’allora presidente Habré lo aveva premiato con la carica di capo dell’esercito dopo essere salito al potere, nel 1982, estromettendo Goukouni Weddeye. Negli anni successivi, Idriss si è distinto combattendo i ribelli, molti provenienti dalla Libia, sui territori montuosi nel Nord del Paese. Nel 1989, sono iniziati i dissidi con Habré, che quell’anno l’ha accusato di tentato colpo di Stato. A quel punto, Deby ha deciso di fuggire in Sudan e lì, dopo aver riunito i componenti di un gruppo ribelle armato e fondato il Movimento Patriottico di Salvezza, è entrato a Ndjamena, nel dicembre 1990, e ha preso il comando del governo. Nel 1996, sei anni dopo aver conquistato il potere e inaugurato la democrazia nel Paese, è stato eletto capo di stato nelle prime elezioni multipartitiche del Ciad. Negli anni seguenti, ha ottenuto la vittoria in tutti i successivi appuntamenti elettorali, ovvero nel 2001, nel 2006, nel 2011 e nel 2016. Il principale gruppo di opposizione del Paese aveva ritirato la sua partecipazione al voto, nel 2006 e nel 2011, indignato da una modifica alla Costituzione che consentiva al capo di Stato di rinnovare il suo mandato. Nel 2016, poi, le votazioni sono state contrassegnate da accuse di frode.

Deby è stato sempre fermamente sostenuto dall’ex potenza coloniale del Ciad, la Francia, che nel 2008 e nel 2019 ha è intervenuta militarmente nel Paese per aiutare il presidente a sconfiggere i ribelli che cercavano di cacciarlo. “Abbiamo salvaguardato un alleato assolutamente importante nella lotta contro il terrorismo nel Sahel”, ha detto al Parlamento il ministro della Difesa francese, Florence Parly, nel 2019. Deby, dal canto suo, ha supportato l’intervento francese nel Nord del Mali, nel 2013, finalizzato a respingere i gruppi armati e i militanti islamisti. Nel 2015, il leader del Ciad ha lanciato un’offensiva regionale in Camerun, Nigeria e Niger contro i combattenti di Boko Haram, residenti in Nigeria, definendo l’affiliata dello Stato Islamico “un’orda di pazzi e drogati”. La base di potere su cui Deby poteva contare, ovvero l’esercito, comprende principalmente truppe provenienti dal gruppo etnico Zaghawa, lo stesso del presidente, ed è comandata da lealisti. La forza armata del Ciad è considerata uno delle migliori del Sahel. Secondo il think-tank International Crisis Group, la spesa per la difesa nel Paese rappresenta tra il 30 e il 40% del budget annuale.

Martedì 20 aprile, la Francia ha condannato l’uccisione del presidente ciadiano e ha dichiarato di aver preso atto della creazione di un corpo militare provvisorio, sollecitando un rapido ritorno al governo civile ed una transizione pacifica. “La Francia ha perso un amico coraggioso”, ha affermato in una dichiarazione l’ufficio del presidente francese, Emmanuel Macron. “Parigi esprime il suo forte attaccamento alla stabilità e all’integrità territoriale del Ciad”, ha aggiunto. 

Uno dei più convinti rivali politici di Deby, Saleh Kebzabo, aveva protestato contro il sostegno della Francia al presidente e aveva esortato il mondo a riconoscere la “natura dittatoriale” del regime. Nel 2018, Deby ha rinunciato alla carica di primo ministro per assumere la piena autorità esecutiva. “Tutto è centralizzato attorno alla presidenza. Il capo di Stato usa tutte le armi del potere assoluto mentre fa il prepotente nella società”, aveva detto Roland Marchal, del Centro di ricerca internazionale presso la scuola Sciences Po di Parigi, parlando prima della morte di Idriss. L’esperto aveva altresì sottolineato che Deby era noto per avere un temperamento caldo e improvvisi sbalzi d’umore. Un suo stretto collaboratore, però, gli aveva attribuito anche “una grande capacità di ascolto e doti di analisi”.

L’uomo è stato più volte accusato di aver usato il pugno di ferro durante la sua lunga presidenza. Manifestazioni dell’opposizione vietate, arresti arbitrari e accesso limitato ai social network hanno sollevato spesso critiche e accuse da parte di gruppi per la difesa dei diritti umani. Un’altra polemica comune era che Deby tendeva a nominare parenti e amici in posizioni chiave e che non era stato in grado di risolvere il problema della povertà, che affligge molti dei 13 milioni di abitanti del Ciad nonostante le risorse petrolifere. Il Paese è al 187° posto su 189 nell’Indice di sviluppo umano (HDI) delle Nazioni Unite.

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Chiara Gentili

di Redazione

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