Gli USA convocano il proprio ambasciatore a Mosca per consultazioni

Pubblicato il 20 aprile 2021 alle 10:10 in Russia USA e Canada

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Il 20 aprile, l’ambasciatore degli Stati Uniti a Mosca, John Sullivan, è stato convocato a Washington per consultazioni. Secondo quanto riferito dalla stampa russa, Sullivan dovrebbe tornare a Mosca entro poche settimane, prima che venga calendarizzato il vertice tra il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, e l’omologo russo, Vladimir Putin.

A detta di Sullivan, la convocazione avrebbe lo scopo di valutare lo stato delle relazioni transatlantiche. Qualche giorno prima, il 16 aprile, il Ministero degli Esteri della Federazione Russa, in risposta alle sanzioni punitive imposte dagli USA, il 15 aprile, aveva espulso 10 diplomatici statunitensi. Mosca non si era limitata solo a questo, ma aveva altresì suggerito all’ambasciatore Sullivan di rientrare a Washington per “consultazioni serie”, dopo aver inserito dieci alti funzionari della presente e delle passate amministrazioni presidenziali nella lista nera delle persone che non possono entrare nel Paese. Tra di essi, vale la pena menzionare il direttore del Federal Bureau Industry (FBI), Christopher Wray, la direttrice della CIA, Avril Haines, il ministro della Giustizia, Merrick Garland, e quello della Homeland Security, Alejandro Mayorkas.

È rilevante sottolineare che, il 13 aprile, Putin e Biden si erano confrontati telefonicamente, su richiesta di Washington. Quello che poteva sembrare un tentativo di risanamento del dialogo, in realtà, è stato il preludio di un ulteriore aggravamento. Biden, durante il vertice telefonico, aveva avvisato Mosca che ci sarebbero state ripercussioni per lo schieramento di truppe russe lungo il confine con l’Ucraina orientale, i cyber attack russi e l’interferenza nelle elezioni presidenziali del 3 novembre 2020. 

Nonostante la suddetta telefonata, le sanzioni statunitensi sono arrivate pochi giorni dopo, il 15 aprile. Gli USA, oltre a inserire nella lista nera una serie di società russe, hanno anche espulso diplomatici russi e hanno imposto una serie di limitazioni per il mercato del debito sovrano di Mosca. Riguardo a quest’ultimo punto, l’ordine esecutivo firmato da Biden ha autorizzato il governo degli Stati Uniti a sanzionare qualsiasi settore dell’economia russa, con la possibilità di limitare la capacità di Mosca di emettere titoli di debito sovrano. Inoltre, la misura ha vietato agli istituti finanziari statunitensi di prendere parte al mercato primario delle obbligazioni sovrane russe denominate in rubli, a partire dal 14 giugno. Il Tesoro degli Stati Uniti ha anche inserito nella lista nera 32 società e individui che, secondo quanto affermato, avevano preso parte ai tentativi diretti dal governo russo di influenzare le elezioni presidenziali statunitensi del 2020 e ad altre attività di interferenza. Di concerto con l’Unione Europea, la Gran Bretagna, l’Australia e il Canada, il Tesoro USA ha anche sanzionato 8 persone associate alla gestione da parte della Russia della Crimea.

I rapporti tra Russia e Stati Uniti, fondamentali per la sicurezza e la stabilità globale, stanno attraversando un periodo difficile a causa dei diversi approcci delle due nazioni su una serie di importanti questioni internazionali, in particolare riguardo la Siria, l’Afghanistan, l’Ucraina e il Donbass. Un altro punto di attrito include gli accordi sul nucleare e sul controllo degli armamenti. Nonostante l’amministrazione Biden abbia approvato, il 3 febbraio, il rinnovo del Trattato New START sulla riduzione degli arsenali nucleari, Washington si era ritirata dal Trattato sui Cieli Aperti il 22 novembre 2020, citando presunte violazioni di Mosca. Da parte sua, la Russia aveva altresì annunciato, lo scorso 15 gennaio, di voler uscire dall’accordo, significativamente compromesso dall’assenza degli USA.

Inoltre, è importante ricordare che Biden, durante un’intervista rilasciata all’emittente statunitense ABC News, il 17 marzo, aveva definito Putin un “killer“. Come risposta, lo stesso 17 marzo, la Russia aveva convocato a Mosca Antonov, l’ambasciatore russo a Washington, per analizzare le relazioni bilaterali russo-americane e per valutare le misure da adottare. Il giorno successivo, il 18 marzo, Putin aveva commentato le dichiarazioni USA.  Il presidente russo aveva spiegato che Joe Biden gli aveva dato dell’assassino perché era lui a sentirsi tale. “Chi lo dice lo è”, aveva affermato Putin. Augurando “buona salute” al collega americano, il capo del Cremlino aveva proseguito il discorso, contestualizzando le accuse statunitensi ai “pesanti, traumatici e sanguinosi eventi” che modellano ogni Nazione, USA compresi. “Quando valutiamo altre persone, o anche quando valutiamo altri Stati, ci sembra sempre di guardarci allo specchio. Ci vediamo sempre lì. Perché spostiamo sempre su un’altra persona ciò che, in realtà, appartiene a noi stessi”, aveva aggiunto Putin.

 

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Anna Peverieri, interprete di russo e inglese

di Redazione

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