FMI: stime economiche positive per Egitto, Iran e Marocco

Pubblicato il 20 aprile 2021 alle 16:59 in Egitto Iran Marocco

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Nell’ultimo World Economic Outlook del Fondo Monetario Internazionale (FMI), sono apparse proiezioni a sorpresa sulle linee di tendenza economica che riguarderanno tre Paesi, ovvero Egitto, Iran e Marocco. Per loro, l’organizzazione prevede una ripresa sostanziale e un andamento economico positivo. Prima, però, soffermiamoci sul quadro generale.

Secondo il rapporto del Fondo, l’economia della regione MENA, che include il Nord Africa e il Medio Oriente, nel periodo post-COVID rimarrà indietro rispetto all’andamento globale, che segnerà una ripresa. L’economia mondiale dovrebbe crescere al 6,6% nel 2021, dopo una contrazione del 3,3%, nel 2020. Il Medio Oriente e il Nord Africa, invece, dovrebbero raggiungere una crescita del 4% nel 2021, dopo una contrazione del 3,4% lo scorso anno. Sebbene la ripresa globale post-pandemia divergerà tra Paesi e sarà caratterizzata da un’elevata incertezza, considerato che, nel 2020, 95 milioni di nuove persone sono scese al di sotto della soglia di povertà, il rilancio sarà ancora più lento e incerto in Medio Oriente.

La ripresa nella regione MENA sarà sostenuta dalla crescita del numero di vaccinazioni e da un aumento dei prezzi del petrolio, ma quest’ultima condizione è incerta. Anche i dati sui tassi di vaccinazione sono disomogenei tra i Paesi mediorientali, ha osservato l’FMI, e un’inoculazione diffusa, vicina all’immunità di gregge, potrebbe non essere raggiunta fino alla fine del 2022 o addirittura fino al 2023. 

Oltre alla vaccinazione della popolazione, tra le priorità immediate per le economie post-COVID ci saranno l’espansione delle infrastrutture sociali e sanitarie pubbliche, per mitigare l’impatto della pandemia e della crisi futura, e una serie di riforme per creare posti di lavoro, ridurre la povertà, attrarre gli investimenti stranieri e ridurre il debito pubblico. Gli Stati del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC) sono in una posizione migliore per guidare la ripresa, dati i loro programmi di vaccinazione relativamente efficaci, le popolazioni più ridotte e la disponibilità di risorse finanziarie e petrolifere. Tuttavia, anche per il GCC, e in particolare per gli altri Paesi MENA, le sfide di governance appaiono “scoraggianti”, secondo il rapporto Global Trends, dello US Office of the Director of National Intelligence. Affrontare l’impatto del COVID-19 richiede un’espansione dei servizi e della spesa sanitaria pubblica e sociale, ha evidenziato il report. Il problema, però, è che c’è un numero crescente di giovani senza lavoro e che le richieste di una rete di sicurezza ampliata si scontrano con i programmi di austerità e con i budget ristretti necessari per evitare l’aumento dei debiti. Più in generale, un altro documento pubblicato recentemente, il 9 aprile, ovvero l’Annual Threat Assessment della US Intelligence Community rileva che, in tutta la regione MENA, “la volatilità interna persisterà mentre il malcontento popolare e le lamentele socioeconomiche continueranno a crescere e i leader lotteranno per soddisfare le aspettative della popolazione che chiede riforme politiche ed economiche”. “È probabile che alcuni Stati sperimentino condizioni destabilizzanti che potrebbero spingerli al collasso”, si legge nel rapporto.

Entrando nel dettaglio dell’analisi Paese, nella regione del Medio Oriente e del Nord Africa Egitto ed Iran sono stati gli unici ad aver registrato una crescita economica durante la pandemia. L’economia egiziana è cresciuta del 3,6% nel 2020 e dovrebbe crescere del 2,5% quest’anno. Ciò ha destato particolare sorpresa data la dipendenza dell’Egitto da industrie basate sulle interazioni sociali, come il turismo. Il successo, benchè degno di nota, rischia comunque di essere fragile. L’FMI ha dato merito al governo del presidente Abdel Fattah al-Sisi per aver intrapreso “misure proattive”, volte ad affrontare i bisogni sanitari e sociali e a mitigare l’impatto del virus. In questo modo, il Paese è riuscito anche a continuare a rispettare le condizioni dell’accordo stand-by del Fondo, un rigoroso programma economico che consente all’Egitto di avere accesso ai finanziamenti dell’organizzazione. L’FMI ha consigliato al Cairo di continuare a basarsi su questo successo per accelerare le riforme strutturali, ridurre le barriere commerciali e l’impronta del governo nel settore privato mentre la nazione si appresta ad uscire dalla pandemia. Tobias Adrian, direttore del dipartimento dei mercati monetari e dei capitali dell’FMI, ha affermato, durante la discussione del Global Financial Stability Report, che per l’Egitto e altri mercati emergenti simili “lo stress sul settore societario è maggiore, e questo è particolarmente vero nelle industrie ad alta intensità di contatto”. “Il turismo, ovviamente, è stato duramente colpito, ma anche l’intrattenimento, i ristoranti, sono stati colpiti negativamente da questa crisi. Se i Paesi possono fornire ulteriore sostegno fiscale, ciò sarebbe sicuramente utile per colmare la ripresa e fare in modo che le economie tornino sulla buona strada, anche nel settore delle imprese”, ha dichiarato Adrian. 

La sorpresa più grande, resa nota dalle ultime stime del Fondo e dell’Ufficio dell’Intelligence nazionale USA, è che, nonostante le sanzioni economiche imposte dagli Stati Uniti, un anno di bassi prezzi del petrolio e una risposta inefficace al COVID, l’economia iraniana è cresciuta dell’1,5% nel 2020 e dovrebbe crescere del 2,5% quest’anno. Pur notando che l’Iran condivide “difetti simili” con gli altri Paesi della regione MENA, il rapporto Global Trends ha valutato che lo Stato “è meglio posizionato demograficamente e ha alcuni vantaggi economici e tecnologici, che possono aiutarlo a mitigare il malcontento popolare”. Questi vantaggi, secondo l’US Office of the Director of National Intelligence, includono “una governance relativamente buona, alti livelli di istruzione, anche tra le donne iraniane, e un’economia che è già stata costretta a diversificarsi dai combustibili fossili sotto la pressione delle sanzioni”. “L’Iran non ha debito sovrano, ha un settore manifatturiero che potrebbe sbocciare se le sanzioni venissero revocate e una popolazione che ha ampiamente superato il turbamento giovanile in cui la maggior parte degli Stati arabi sta appena entrando, isolandosi in questo modo da alcune delle sfide che gli altri Stati regionali stanno affrontando. Se l’Iran potrà continuare a fornire i sussidi diretti e indiretti che la sua popolazione chiede, probabilmente potrà evitare proteste in grado di minacciare il regime”. Il National Intelligence è però più pessimista sulle tendenze politiche in Iran, notando che il potenziale di successo per i leader riformisti “è probabilmente basso” e aggiungendo che “l’ascesa di un nuovo leader supremo, con forti legami di sicurezza, potrebbe rafforzare ulteriormente l’IRGC, ovvero il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, e la sua influenza economica smorzando le prospettive già limitate per la liberalizzazione dell’economia o della politica iraniana”.

Infine, per quanto riguarda il Marocco, sebbene la sua economia si sia contratta del 7% lo scorso anno, la sua storia economica appare più complessa e alquanto promettente. Jihad Azour, Direttore dell’FMI per il Medio Oriente e l’Asia Centrale, ha sottolineato la resilienza di Rabat nell’affrontare non solo il COVID-19 ma anche la siccità, e per aver avviato il programma di vaccinazione più avanzato nella regione, al di fuori dei Paesi del Golfo. “L’economia marocchina è stata una delle più dinamiche ed è stata in grado di adattarsi ai vincoli e alle opportunità”, ha affermato Azour. L’FMI stima la crescita del Marocco quest’anno al 4,5%, la più rapida attesa nella regione.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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